Bisogna cavarsela da soli contando sul buon senso
di Francesco Alberoni
Tratto da Il Corriere della Sera del 4 aprile 2011

Il periodo che stiamo vivendo in Europa assomiglia all’ultima fase dell’Impero romano quando c’era un’economia stagnante, un esercito costosissimo e diminuiva la popolazione. Il vuoto che si è creato è stato riempito dalle popolazioni germaniche che prima si sono infiltrate pacificamente, poi sono state reclutate nelle legioni e, infine, hanno invaso l’Impero con le armi. Oggi l’Europa ha uno scarso sviluppo economico, un costoso apparato burocratico, una bassa natalità e una popolazione sempre più vecchia. Il vuoto viene riempito da persone giovani e prolifiche che provengono da tutto il mondo sottosviluppato, e in particolare dal Nord dell’Africa perché da qui possono raggiungere le coste italiane con facilità. Chi sono questi migranti? Talvolta sono persone affamate, talvolta persone che fuggono da regimi oppressivi, ma spesso giovani intraprendenti e combattivi che vogliono farsi strada in Europa dove portare le loro famiglie. Un po’ come accadeva nel passato negli Stati Uniti dove, però, gli emigranti erano europei e si sono integrati con facilità perché vi trovavano la stessa religione, una unica lingua e un fortissimo patriottismo. In Europa, invece, arrivano persone di nazionalità, lingue e religioni diverse e, al posto di una unica nazione orgogliosa della sua identità, trovano trenta nazioni litigiose e con lingue differenti. I nuovi arrivati, anche se volessero integrarsi, non avrebbero un unico modello e una unica patria a cui aderire. Perciò finiranno per mantenere rapporti coi loro Paesi d’origine.

Non ricordo un fenomeno simile nella storia. Una mescolanza di lingue e religioni c’è sempre stata nelle capitali dei grandi imperi: a Babilonia, a Roma e, recentemente, a Londra e a Parigi. Ma solo dentro la capitale, con un governo solido e una lingua ufficiale.

Oggi avviene in un intero continente senza un governo unico, un’unica lingua. Qualche ottimista sogna il nascere di una felice civiltà euro-asiatica-africana ma, per ora, il risultato sembra una Europa più frantumata sul piano politico, culturale, linguistico e religioso.

Il nostro Paese, piazzato al centro del Mediterraneo, si trova ad essere il più esposto, con gravi problemi economici e senza poter contare sull’aiuto europeo. Dovremo, perciò, cavarcela da soli contando sulla nostra intelligenza e soprattutto sul nostro buon senso.