La legge sull’handicap mentale necessita di riforma !

Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri : è giunto anche il tempo di questa riforma?

La n/s quotidiana vita e la storia sociale del nostro Paese stanno “vivendo” un momento critico nel quale risalta una situazione sociale sempre più confusa, inconcepibile e di difficile “lettura” da parte della gente.

1.) Nel pseudo quadro di cambiamento, quale obiettivo la politica persegue su questo disagio grave ed urgente disagio sociale ?

La politica, troppo spesso lontana dall’etica sociale e tutta intenzionata ad inutili sprechi di tempo e di litigiosità, ha dato risposte non esaurienti alle priorità che insistono nel nostro sistema sociale, quali :

1.)    la promozione ed il supporto di politiche economico-sociali di sostegno alla famiglia,

2.)     la difesa della vita nascente ,

3.)     la strisciante eutanasia,

4.)     la valorizzazione dell’ente “famiglia” cellula della società,

5.)     la carenza dei servizi sociali, che dovrebbero essere materializzati in strutture di prevenzione e non di sola parziale assistenza.

Con coscienza critica le Istituzioni ( e lo diciamo da anni con documenti giacenti nelle sedi istituzionali e Parlamento italiano ed europeo ! ) devono incrementare lo sviluppo della giustizia sociale con maggiore attenzione verso i più svantaggiati della vita e fra questi anche “gli ultimi fra gli ultimi”: i malati mentali, unitamente alle loro famiglie, i quali non hanno trovato una opportuna risposta alla loro situazione e sono finiti per rappresentare, dopo quella famosa legge 180 e “ seguenti”, un carico spesso insopportabile per parenti e società. Non parliamo, poi, della sicurezza dei cittadini !

2.) Il disagio mentale continua a minacciare le nostre città!

Spesso ed in presenza di determinate situazioni si “sentono facili dichiarazioni”.

E’ davvero troppo facile dire “che lo spirito della legge 180 è valido e lungimirante ancora oggi”.

La Comunità civile nel sensibilizzare le Istituzioni ai bisogni generali delle famiglie, in ogni tempo, deve rappresentare anche le necessità di quella “realtà di salute pubblica mentale” per la quale moltissime famiglie sono succubi e vittime specialmente nei loro figli giovani ed anche la società.

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri , forse non ha insegnato niente quanto è capitato a Lei ed al Santo Padre per “opera” di menti instabili o depresse, ma le testimonianze ai vari livelli non devono limitarsi ad attestazioni di sole parole, come stiamo sentendo, anche, in questi ultimi tempi!

L’intervento ad operare per lo sviluppo integrale dell’uomo, passa anche attraverso questo comparto socio-sanitario che ha sempre il diritto urgente di risposte sia legislative che nel richiamo evangelico incentrato, anche, nella formazione delle coscienze e nella denuncia di ingiustizie contro i più deboli.

3.) Cosa bisogna fare!

Interpretando le famiglie dei disabili e l’opinione pubblica, ci domandiamo e chiediamo risposte :

a). dove sono coloro che blaterano e sono latitanti da un “problema” che dura da ben 32 anni ?

b). cosa hanno fatto di costruttivo in difesa dei “malati”?, forse, “Convegni, Simposi,“Giornate di lotte alle stigme sociali”,o costituire“Osservatori per la tutela della salute mentale”, “famiglie di riserva per sostenere le famiglie d’origine”, o solo parole, che non risolvono la “situazione” di chi è nel tunnel dell’handicap mentale?.

1.) Alcuni vorrebbero abolire la legge 180 e seguenti e riaprire i “manicomi”.

2.) Altri affermano che i valori della 180 sono veri , validi e vanno verificati nella pratica.

a.) Per il primo concetto siamo contrari.

Nel capitolo “Le istituzioni della violenza” nel  libro “L’istituzione negata” del 1985 Franco Basaglia l’ispiratore della legge 180 scriveva “Negli ospedali psichiatrici è d’uso ammassare i pazienti in grandi stanzoni da dove nessuno poteva uscire , nemmeno per andare al gabinetto”.

Infatti quanto avveniva negli ex-ospedali psichiatrici, sulle reali condizioni dei degenti, anche con camice di forza, di esseri umani legati con legacci ai letti, di volti distrutti dai psicofarmaci o dall’elettroshock, delle condizioni igienico-sanitarie disumane, sulla rispondenza delle strutture e dei servizi per quanto stabiliva le legge o se era corretta l’applicazione delle risorse finanziarie : non se ne conosce la verità e non si è ricercata !

Queste sono state alcune delle continue violazioni dei diritti umani che avvenivano all’interno di quelle strutture psichiatriche ( es.Cogoleto, Ge-Quarto, S.Maria della Pietà, Collegno ecc.) e quegli atti di inciviltà richiedevano e richiedono tutt’ora misure di giustizia come abbiamo sottolineato nelle n/s petizioni giacenti in Parlamento, rivolte per iscritto il 17 dicembre 2005 al Presidente della Camera dei Deputati dell’epoca Onorevole Pierferdinando Casini, ma che non hanno ricevuto risposte!.

A proposito, Onorevole Casini, perché il Testo Unificato Burani-Procaccini sulla malattia mentale è stato

misteriosamente bloccato” nell’aprile 2005 ? Ci può dare una risposta che da tempo Le chiediamo?

b.) Per il secondo concetto siamo contrari.

Forse i sostenitori non vogliono nessun ricovero o ospedalizzazione pensando di curare il “malato”  con la buona parola in alberghi a 5 stelle, o favorire l’interesse del lucro, il business privato o cooperativistico, negando la cronicità psichiatrica.

Ma il Basaglia ha sempre detto che il “malato va curato e non segregato”.

Noi siamo d’accordo su questa analisi, perché il malato-persona deve essere garantito nei suoi diritti di cittadino come recitano gli artt.2-3-32 della Costituzione Italiana; la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea negli artt.1-2-3, dal Trattato di Lisbona art.2, dalla Costituzione Europea che combatte l’emarginazione sociale, necessità che sosteniamo da ben 14 anni richiedendo a gran voce servizi specifici in materia di salute mentale cure e strutture adeguate” nelle n/s Petizioni al Parlamento Italiano ed Europeo.!

La legge 180 ha inteso eliminare i “manicomi”, ma non ha previsto strutture alternative ed adeguate, non ha previsto organizzazione dei servizi perché non vi è stata una serena valutazione dei limiti terapeutici attuati nell’epoca, stabilendo che la malattia mentale è un problema sociale ed il “malato” viene assimilato all’emarginato, all’handicappato, all’anziano non autosufficiente.

Gli stessi psicofarmaci  non sono più demonizzati, le espressioni di “ lineati di mente“ (libro 3°titolo 1 Capo 1 sezione III° paragrafo 6 del Codice Penale) ed “infermi di mente (rubrica dell’art.716 del Codice Penale) sono soppresse ed ai sensi dell’art.10 legge 180  il “malato” si trasforma in persona da assistere .

Poi la legge 180 , carente del Regolamento d’Applicazione , è stata reintrodotta in toto nella legge 833 con tutte le lacune che da ben 32anni lasciano l’assistenza psichiatrica in balia di ambiguità.

Su una realtà così sconvolgente , cioè la discarica dei malati mentali ( i 25.000 nel 1978 ricoverati negli ospedali psichiatrici) per far posto all’umanizzazione dei “manicomi”, alla lotta alla psicomanicolazione , alla cultura dell’autonomia dei pazienti, all’uso di percorsi terapeutici e riabilitativi che consentono il reinserimento sociale del “malato”, ci domandiamo e domandiamo : quali risultati qualitativi sono stati raggiunti?

L’analisi di quella legge è troppo lunga e la famiglia è rimasta sola e con essa la società!

4.) Cosa proponiamo ?

E’ necessaria una legge-quadro di riordino dell’assistenza psichiatrica e consentire le Regioni :

a.) l’autorizzazione al trattamento sanitario obbligatorio anche in assenza del consenso del paziente , almeno in determinate condizioni;

b.) la realizzazione di strutture territoriali di riabilitazione di lunga durata per i casi più difficili da riabilitare, onde evitare che sulle famiglie gravino un carico insostenibile di disagio, costi e pericoli;

c.) la prevenzione  dei disturbi di comportamento e di psicopatie in età evolutiva non è stata ancora affrontata, “attenzione” riconosciuta urgente dalla Risoluzione del Parlamento Europeo [n.2006/2058 (INI)];

d.) l’eventuale costituzione di un Fondo Speciale Economico DOPODINOI ( da noi lungamente auspicato nelle n/s Petizioni ) giusta preoccupazione  delle famiglie. Inoltre sostegni economici alle stesse sulle cui ”spalle” gravano l’assistenza ai congiunti “malati”;

e.) la possibile attivazione della ricerca scientifico-farmacologica sulle malattie mentali;

f.) aggiornamento degli assegni di assistenza, perché con euro 256,67 al mese consentono solo di sopravivere ;

g.) deducibilità del reddito complessivo agli effetti IRPEF delle spese socio-alberghiere , specie di quanti   provengono dagli ex-ospedali psichiatrici;

h.) riforma Ospedali Psichiatrici Giudiziari;

i.) proibizione della terapia elettroconvulsionante e braccialetto elettronico;

l.) aumento posti letto da 15 a 30 negli Enti Ospedalieri.;

m.) riqualificazione Operatori Sanitari ( Medici ed Infermieri);

n.) nelle strutture residenziali esistenti , spazio verde esterno.

“Suggerimenti” che in parte avevo proposto al Governo Berlusconi il 17 aprile 2005 nella Sala Verde di

Palazzo Chigi durante la “Giornata per la depressione” e che riconfermo essere urgenti e necessari.

Per maggior informazioni vedere il sito internet :  http://digilander.libero.it/cristianiperservire

Ancora oggi, ripeto, non sono state note le motivazioni che hanno determinato la “fermata” dall’aprile 2005 della 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati del Testo Unificato Burani-Procaccini nel quale vi era abbinata la Petizione n.23 di “Cristiani per servire”.

Necessita, ripeto, una legge-quadro nazionale di riforma dell’assistenza psichiatrica.

L’aspetto sanitario è importante, ma quello sociale è essenziale, in quanto sarà opportuno concedere sostegni economici alle famiglie sulle quali grava, ripeto, l’assistenza dei “malati” ed importante, lo diciamo da molti anni, è il Fondo Economico Speciale “Dopodinoi”, “cruccio delle famiglie dei disabili psico-fisici.

5.) Cosa bisogna fare.

A n/s umile parere l’Ente Pubblico che dovrebbe porre in essere la legge-quadro nazionale sul riordino dell’assistenza psichiatrica in Italia è la Regione, più vicina alle esigenze della gente, come segue :

1.) ogni Regione dovrebbe censire i “soggetti” interessati all’assistenza, per poi offrire strutture idonee sia per accogliere i “malati” e sia per la terapia;

2.) secondo il principio di sussidiarietà dovrebbero essere coinvolti gli Enti Locali territoriali presenti nelle singole Regioni, cioè la Provincia ed il Comune che non dovrebbero mai essere assenti;

3.) si è indicata la Regione solo per motivi di funzionamento, in quanto né le Provincie né i Comuni sono in grado di svolgere un compito così delicato;

4.) il coinvolgimento si formalizza a livello economico, sociale, assistenziale e decisionale;

5.) al primo posto vanno indicate le cure terapeutiche, affidate a specialisti di comprovata esperienza, coadiuvati da personale ausiliario;

6.) la Regione deve programmare la creazione di strutture di accoglienza degne della persona-malata nel rispetto della sua dignità. Quindi nessuna delega a strutture alternative per la funzione di cura ed assistenza. L’eventuale delega a strutture private deve sottostare al controllo degli organismi di tutela.

Nel difficile processo di riorganizzazione, un ruolo molto importante potrebbe svolgere la famiglia, la quale dovrebbe impegnarsi a fornire al congiunto-bisognoso tutti quei mezzi che giovano alla sua salute.

Infine nello sforzo di aiutare gli handicappati psichici non può essere assente la comunità ecclesiale, sia diocesana che parrocchiale.

6.) Cosa deve fare la politica.

A mio sommesso avviso non sono più ammissibili le affermazioni di rispetto della Dottrina Sociale della Chiesa, come spesso viene declamato dalla politica, senza una coerente azione di sostegno, di presenza, di solidarietà, di stimolo, di un’economia solidaristica.

La pseudo conclamata solidarietà è difficile da capire se si usano definizioni semplicistiche o risposte sbrigative.

Se si esce dalle sterili considerazioni per entrare nel campo della realtà allora, forse, nel cittadino rinasce la fiducia e non più il timore di  perdere quei diritti che fanno parte dell’etica civile, cioè il rispetto della dignità della persona che una progressione, anche di norme giuridiche, tentano di cancellare, perché l’esempio che viene dalla politica ci induce ad essere più egocentrici e meno altruistici, spettatori polemici o quanto meno passivi.

Noi abbiamo sempre “visto” nella carenza di strutture, diagnosi e cure la quasi certezza che, forse, solo ragioni ideologiche più che sanitarie non hanno saputo far decollare una soluzione legislativa di riordino di questo comparto sanitario, finendo per devolvere questa “patata bollente” alle Regioni e saranno fortunati coloro, ripeto, che usufruiranno presto della celerità nella legiferazione per selezionare le necessità che il mondo della sofferenza psico-fisica si trascina da troppo tempo.

Una parola di riconoscenza và data ai benemeriti Istituti Religiosi Cattolici quali l’Opera di don Orione , don Guanella, Fatebenefratelli ed altri per la generosa ospitalità peraltro essenziale e concessa da tempi remoti e data la scarsità di ricettività pubblica.

Ed altra citazione di gratitudine và data in particolare ai NAS dei Carabinieri, che con profonda professionalità e dedizione  tesa ad una azione di maggiore garanzia umanitaria e giuridica, sorvegliano le strutture e l’andamento gestionale nei centri ove sono ospitati anziani e disabili psico-fisici.

7.) La “situazione” vista dall’Europa.

Nelle conclusioni riguardanti il sistema psichiatrico in Italia, il Commissario Europeo per i diritti umani Gil-Robles nel Rapporto 17 giugno al Governo ed al Parlamento Italiano raccomandò vivamente :

a.) Richiedere il parere di un medico psichiatra prima di qualsiasi internamento obbligatorio (TSO),

b.) Aumentare i posti offerti nelle strutture e negli ospedali psichiatrici , in particolare per i malati cronici  di lunga durata,

c.) Accertarsi che il mantenimento dei malati detenuti negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari non sia legato alla mancanza di posti disponibili all’esterno.

8) Cosa può fare la Chiesa Cattolica.

L’espressione della Chiesa Cattolica verso la salute e verso tutti gli ammalati, specie quelli psichici, attesta sempre il suo impegno ad affrontare i diversi aspetti e le diverse problematiche attinenti questo diritto umano, valore etico che merita speciale attenzione, soprattutto, verso le persone svantaggiate, i poveri, i portatori di handicap psico-fisici ed tutte quelle persone con malattie croniche che hanno il diritto alla salute.

Da secoli e sempre in “prima linea” l’uomo in situazione di sofferenza ha trovato nella Sede Apostolica, nella Chiesa, nei Suoi Vescovi una attenta risposta cristiana, un crescente spirito di servizio con l’intento di scuotere le coscienze al rispetto della dignità dell’uomo malato . I nuovi e recenti scenari nel campo della salute mentale, costituendo “una vera emergenza socio-sanitaria”, ripeto, hanno indotto senza mezzi termini il Santo Padre Benedetto XVI° con finalità etica e pastorale ad ulteriormente denunciare, “che il disagio psichico è una grave situazione mondiale , che investe sopratutto i Paesi occidentali “, invitando al rispetto della dignità dell’uomo, uno dei pilastri dell’antropologia umana, dove “risultano carenti , insufficienti od in stato di disfacimento i servizi”.

Vorrei ricordare una frase molto significativa . “Nel mondo che cambia il Vangelo non muta”, vale a dire non si spegnerà mai una luce di speranza evangelica ( Benedetto XVI°Convegno Ecclesiale di Verona 19 ottobre 2006).

Ancora grazie e di cuore, Santo Padre, da noi tutti e dalla famiglia italiana, perché i malati, specie quelli mentali che Lei benevolmente “difende”, sono ancora dimenticati e defraudati dallo Stato sociale!

Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri, in questo momento vi è una situazione irrisolta, quella del “budget del ricoverato” molto delicata, importante e grave per la salute dei cittadini in quanto logiche di convenienza dettate da una “invenzione economica”(“risparmiare” sulla pelle del malcapitato), se vera, tende ad abbandonare al loro destino malati gravi.

Non ci vogliono rispondere malgrado reiterati appelli e Petizioni giacenti nelle due Camere Legislative !

Ancor più drammatica e gravissima, se questa “azione” viene operata su anziani disabili in fase terminale di vita, dimettendoli anzi tempo dalle strutture nosocomiali senza una adeguata protezione alternativa tanto che si finisce con l’aggravare il loro precario stato di salute.

Questa è autentica eutanasia mascherata! “fuori” dalle leggi dello Stato Italiano!

Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri, ci vuole far conoscere, con sollecita urgenza la verità su questo “budget del ricoverato” visto che le Istituzioni tacciono? Non spenga, inoltre, quella luce di speranza per la riforma dell’assistenza psichiatrica!

Rivolgo il mio deferente e cordiale saluto, mentre La ringrazio per una cortese risposta che riflette le attese delle famiglie e dell’opinione pubblica italiana.!

Franco Previte

Presidente dell’associazione Cristiani per servire

[email protected]

http://digilander.libero.it/cristianiperservire