Otto anni fa, il 24 febbraio, veniva pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica la legge sulla cosiddetta fecondazione assistita. Per l’esattezza si tratta della «Legge 19 febbraio 2004 n. 40, Norme in materia di procreazione medicalmente assistita».

Questa legge fu redatta e votata con l’apporto significativo di parlamentari di area cosiddetta cattolica. Da molti venne presentata come un “punto di equilibrio”, come la “fine del far west procreatico”. E gran parte dell’opinione pubblica l’ha percepita come una legge cattolica, cioè conforme all’etica confessionale cattolica.

Al di là di queste affermazioni, a distanza di anni esaminiamo la legge alla luce dei suoi risultati.
Essa ha dato patente legale e regole giuridiche a tecniche che mirano a dare un figlio alla coppia che lo desidera. Prendiamo in esame i dati relativi a due di queste tecniche. Si tratta delle due tecniche più praticate in Italia: la FIVET, che sta per fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione e che consiste nel prelevare ovociti e spermatozoi, nel farli incontrare in una provetta per ottenere la fecondazione e quindi nel trasferire l’embrione, ottenuto dalla fecondazione, nell’utero materno; e la ICSI che sta per iniezione dello spermatozoo all’interno del citoplasma dell’ovocita e che è una possibile variante della FIVET.

Stando alla Relazione del Ministero della salute del 28 giugno 2011, che censisce i dati del 2009 e che è l’ultima a nostra disposizione, il 2009 presenta i seguenti risultati:
– le coppie che hanno iniziato un ciclo di FIVET o di ICSI sono state 43.511;
– gli ovociti prelevati sono stati 285.042, con una media di 6,6 ovociti per prelievo;
– gli embrioni fecondati in provetta sono stati 121.866 (così ripartiti: 21.417 da FIVET, 94.849 da  ICSI, 5.600 da scongelamento);
– gli embrioni trasferiti dalla provetta all’utero sono stati: 91.921;
– gli embrioni trasferiti dalla provetta al congelatore: 7.337;
– le gravidanze iniziate sono state: 10.545;
– i parti: 6.777;
– i nati vivi: 8.452.
Questi i dati nudi e crudi pubblicati nella relazione ministeriale.

Da parte nostra facciamo notare che se le coppie che hanno iniziato le tecniche sono state 43.511, le coppie che hanno avuto un figlio sono state 6.777. Ciò significa che solo il 15,6 delle coppie può dirsi soddisfatta con un bimbo in braccio. Mentre il restante 84,4% delle coppie ha vissuto una cocente e costosa delusione.

Ma il dato più inquietante, e soprattutto più taciuto, è questo: se gli embrioni prodotti in provetta sono stati 121.866 e i nati vivi sono stati 8.452, significa che il 6,9% degli embrioni prodotti arriva al parto, mentre 93,1% degli esseri umani così prodotti si è perso lungo il percorso.
Perciò se 1000 sono le coppie che hanno acceduto alle tecniche: 156 hanno ottenuto il risultato; mentre 844 hanno conseguito un fallimento.
Se 1000 sono gli esseri umani prodotti in provetta: 69 sono arrivati al parto e 931 o sono morti nella provetta, o nel trasferimento, oppure non si sono annidati oppure, pur essendosi annidati, sono stato oggetto di gravidanza fuori sede (2%) o di aborto spontaneo (21,4%).

Mi soffermo solo brevemente su di un altro aspetto, che è a monte. Si stima che una coppia italiana su sette sia sterile. Perciò compito primario è quello di finanziare ricerche sulle cause della sterilità umana. In questo senso l’art. 2 della legge n.40/2004 stabilisce che «Il Ministro della salute, sentito il Ministro dell’istruzione, dell’Università e della ricerca, può promuovere ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e della infertilità e favorire gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l’incidenza, può incentivare gli studi e le ricerche sulle tecniche di crioconservazione dei gameti e può altresì promuovere campagne di informazione e di prevenzione dei fenomeni della sterilità e della infertilità».

A quanto consta le ricerche sono state finanziate e svolte ma nella direzione del congelamento degli ovociti o dei tessuti ovarici, sono state finanziate ricerche non per individuare le cause della diffusione del fenomeno o per trovare delle risposte terapeutiche adeguate, ma per mettere a punto delle varianti alle tecniche di fecondazione. Inoltre, bisogna segnalare che molte delle coppie cui è diagnosticata la sterilità vengono immediatamente indirizzate a fare la FIVET o ancor più la ICSI, in genere senza ricevere la debita informazione.

I dati che abbiamo sommariamente ricordato sono tutt’altro che lusinghieri. Quale imprenditore finanzierebbe un processo produttivo sapendo che alla fine solo 156 clienti su 1000 saranno soddisfatti e solo 69 prodotti su 1000 andranno a destinazione? La logica dell’imprenditore prudente esclude di imbarcarsi in un’impresa così fallimentare.

Eppure, queste tecniche continuano ad essere applicate con la patente di legalità della relazione del Ministro della Repubblica e della Corte Costituzionale. Eppure queste tecniche continuano a produrre esseri umani di età embrionale dentro delle provette di vetro, con la consapevolezza, sempre più confermata dalle evidenze scientifiche, che si tratta di nostri simili e che il 93,1% di essi è destinato a morire prima del parto per assenza del dialogo materno-embrionale e della sincronia tra lo sviluppo dell’embrione e le modificazioni della parete dell’utero.

Se proprio vogliamo richiamare i principi etici cattolici ben riassunti nell’Istruzione Dignitas Personaedell’8 settembre 2008, FIVET, ICSI e le loro varianti sono eticamente inaccettabili per le seguenti ragioni:
1. queste tecniche separano il sorgere di un’esistenza umana dal contesto personale dell’atto coniugale sessuale, infatti, un’esistenza umana inizia senza atto coniugale in una piastrina di vetro in ragione della perizia di biologi e ginecologi. Si realizza una “delega sostitutiva”;
2. queste tecniche accettano l’altissimo tasso di abortività, che, anche se non è ricercato, è quanto meno indotto dalle tecniche stesse, e accettano che l’essere umano di vita embrionale sia ridotto a cosa oggetto di dominio. Infatti, viene selezionato, scartato, congelato oppure trasferito in utero …
«La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità. Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio. Il desiderio di un figlio non può giustificarne la “produzione”, così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l’abbandono o la distruzione» (Dignitas Personae n. 16).

Come si sarà notato queste argomentazioni non fanno appello alla fede rivelata, non viene citata la Sacra Scrittura, ma fanno appello alla dimensione personalissima dell’atto coniugale e alla natura umana dell’embrione, dati razionali, laici e non confessionali.
In altri termini, queste tecniche e di conseguenza anche la legge che le regolamenta, consentono a degli adulti di produrre in un vetrino dei propri simili. L’essere umano non è più generato da un atto coniugale-sessuale, perché questo non c’è proprio. Ma è il termine di una tecnica produttiva.
È questo l’aspetto più disumano delle tecniche e della legge, che quindi violano in modo plateale il principio di uguaglianza tra tutti gli esseri umani.

di Giorgio Maria Carbone da La Bussola Quotidiana