Riflessione del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 24 maggio 2009 (ZENIT.org).- La grande sfida che interpella la Chiesa, nell’era di Facebook e Twitter, consiste nel presentare il profondo messaggio di Gesù senza lasciarsi attrarre dagli aspetti superficiali, sostiene il portavoce vaticano.

E’ quanto ha detto padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, nell’ultimo numero di Octava Dies, il rotocalco informativo del Centro Televisivo Vaticano, da lui diretto.

Nella sua riflessione, il sacerdote è partito dal “bellissimo messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno” che “tocca un punto strategico e cruciale nella realtà del mondo della comunicazione in rapido sviluppo: ‘Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia’”.

“Benedetto XVI – o meglio BXVI, come si chiama di solito in questo mondo particolare – si rivolge anzitutto ai giovani, alla cosiddetta ‘generazione digitale’, sfidandola a vivere la propria crescita e il proprio impegno umano e spirituale anche nella dimensione comunicativa caratterizzata dalle nuove tecnologie, che tiene tanto posto nelle sue giornate”.

“Anche qui, infatti, la fede cristiana deve essere ‘inculturata’, presente come annuncio e stile di vita e di rapporti”.

“Ma non è facile – ha aggiunto padre Lombardi –. Il rischio di limitarsi al gioco, di perder tempo, di fuggire dalla realtà e rimanere alla superficie, incombe”.

“Per parte sua BXVI, quando parla ai giovani, ad esempio nelle Giornate Mondiali della Gioventù, insiste nel voler comunicare loro contenuti solidi, consistenti e articolati, che richiedono impegno per essere assimilati ancor prima di essere tradotti in vita”, ha continuato.

“Dunque: far passare il sostanziale attraverso il virtuale è una bella sfida. Ci riusciranno i nostri giovani? Riusciremo ad accompagnarli in questa avventura?”.

“Speriamo proprio di sì – ha risposto il portavoce vaticano –. Ma non dobbiamo restare vittime del fascino degli straordinari successi tecnologici, dobbiamo continuare a distinguere possibilità e limiti, e continuare a cercare allo stesso tempo nella profondità quel solido terreno del rapporto vitale con Dio e con gli altri su cui edificare per davvero una cultura di rispetto, di dialogo e di amicizia”.