di Fabio Spina da La Bussola Quotidiana
Un recente rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente ha analizzato gli effetti prodotti da sostanze come gli ossidi di azoto, l’anidride solforosa, i metalli pesanti, le polveri sottili e l’anidride carbonica. L’Italia risulta essere il quinto paese più inquinante in Europa dopo Germania, Polonia, Francia e Regno Unito. Se si considera il rapporto tra inquinamento e Pil, emerge come ci siano nazioni più piccole e meno inquinanti in valore assoluto che però, proporzionalmente, causano molti più danni. Questo elenco ha un nuovo ordine: Bulgaria, Romania, Estonia, Polonia e Repubblica Ceca.

In Germania i danni sono stimati sono circa tre volte di quelli prodotti in Italia, un dato su cui riflettere visto che negli ultimi anni i mass-media hanno continuato a persuadere le persone della favola dei tedeschi che andavano ad energia solare, mentre la gran parte della loro energia è tuttora prodotta da carbone. Il paradosso, per chi è abituato agli ecologisti italiani, è che la Germania usa carbone ed energia nucleare, costruisce ferrovie ad alta velocità, pur essendo la nazione in cui il partito dei Verdi è il più forte in Europa, forse al mondo, con i sondaggi che lo danno oltre il 20%.

I maggiore “partito dei verdi” è dove sono maggiori danni per inquinamento in valore assoluto, se fosse vera la relazione, vista la consistenza dei verdi italiani, in Italia i danni per inquinamento dovrebbero essere minimi. Spesso però le relazioni non sono così lineari, talvolta accade che la realtà sorprende essendo più complessa di quanto potrebbe apparire da una frettolosa analisi.

Si può rimanere sorpresi analizzando l’incoerenza ecologista quando si parla di sprechi e consumismo. Per limitarli “i verdi” auspicano e agiscono per indurre un aumento dei prezzi per i prodotti, ottenuto tramite imposizione di tasse o effetti del mercato. Un esempio è la famosa “carbon tax”, di cui si è già scritto recentemente su la Bussola Quotidiana. Sorprendentemente invece per il bene “acqua” si assiste a manifestazioni, che vedono spesso l’impegno degli stessi gruppi ecologisti, allo scopo di ridurre il prezzo al minimo possibile tramite una campagna di «obbedienza civile». Come mai in questo caso la teoria i prezzi bassi incentivano il consumo con non vale? Perché nessuno chiede di caricare sulla bolletta idrica l’“acqua tax” per ridurre gli sprechi?

La realtà, talvolta, sorprende anche in altri campi, se non ci accontentiamo di essere assuefatti a ciò che ci circonda. Siamo o non siamo la nazione dove i sindacati, benché i lavoratori italiani siano i meno pagati in Europa, sono riusciti a far raggiungere ai loro responsabili le più alte cariche dello Stato (Presidente Senato e Camera, seggio in Parlamento)? Se avessero difeso meglio i salari dei lavoratori, quale riconoscimento gli sarebbe stato dato a fine mandato?

Se gli ecologisti difedessero l’ambiente come i sindacati hanno fatto per la retribuzione dei lavoratori, in Italia basteranno le poltrone per ricompensarli tutti?