di Don Antonello Iapicca

http://3.bp.blogspot.com/_hnYAKftnmIk/SA42L9d_NXI/AAAAAAAAAwI/ekclyjtR9vg/s1600/la%2Bvite%2Be%2Bi%2Btralci.jpgIl Papa ha incontrato i seminaristi della sua Diocesi ed è stato un dialogo con il futuro della Chiesa. Parole profetiche nella loro essenziale semplicità. Aveva davanti i pastori di domani, eppure non ha tracciato alcun piano pastorale, nessun itinerario programmatico. Ha spiegato la fede, e con ciò ha detto tutto sul presente e sul futuro della Chiesa. Lo ha detto ai formatori come ai seminaristi, e come a ciascuno di noi. Il centro è la fede, incontrare e rimanere nell’amore di Dio attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana. “San Tommaso d’Aquino lo dice in modo molto preciso quando scrive: “La nuova legge è la grazia dello Spirito Santo”. La nuova legge non è un altro comando più difficile degli altri: la nuova legge è un dono, la nuova legge è la presenza dello Spirito Santo datoci nel Sacramento del Battesimo, nella Cresima, e datoci ogni giorno nella Santissima Eucaristia. I Padri qui hanno distinto “sacramentum” ed “exemplum”. “Sacramentum” è il dono del nuovo essere, e questo dono diventa anche esempio per il nostro agire, ma il “sacramentum” precede, e noi viviamo dal sacramento. Qui vediamo la centralità del sacramento, che è centralità del dono”.
Le parole del Papa pronunciate nel suo seminario sono di importanza capitale. Se proviamo a leggerle in controluce scopriremo le vere questioni che bruciano il cuore di Benedetto XVI, e non sono certamente i gossip e gli attacchi della stampa. La cecità di vaticanisti e commentatori si fa chiarissima anche nel loro approccio a queste parole, e le polemiche e gli articoli di questi giorni si riducono in un istante a quel che sono, moscerini capitati negli occhi e nulla più.
Le parole del Papa sono dunque come un liquido di contrasto che palesa le difficoltà e le sfide che la Chiesa deve affrontare. La prima questione è la fede. Il Papa, visitando il seminario, ha preso per mano i suoi seminaristi ammonendoli che prima d’essere presbitero occorre essere cristiano. Senza fede il cristianesimo si riduce ad uno sterile moralismo. Quante omelie, quanti piani pastorali, corsi prematrimoniali, attività catechetiche, gruppi giovanili, sussidi, libri sono impregnati di moralismo dell’impegno dimenticando che l’agire segue sempre l’essere. Quanti parroci sono perennemente adirati perchè i parrocchiani non si impegnano a sufficienza; quanti consigli pastorali a progettare e a sognare architetture ecclesiali frutto solo dei propri idealismi. Il Papa ha presente tutto questo, e vede le chiese sempre più vuote, e cristiani che divorziano, che abortiscono, chiusi alla vita in una falsa idea di paternità responsabile ancorata in una mentalità contraccettiva tutta mondana.
Per questo il Papa ha parlato della fede, dei sacramenti e della preghiera. Il punto fondamentale è l’essere cristiano e cosa ciò significhi. La fede, pur essendo dono, non è qualcosa di presupposto ed il seminario non la garantisce. Per questo il Santo Padre ha parlato di onnipotenza divina. Nella Chiesa molti, troppi non ci credono più. Di fronte a matrimoni distrutti non si ha il coraggio di annunciare la vittoria di Cristo su ogni peccato capace di sanare alla radice ogni ferita, anche la più profonda. Non si ha il coraggio di annunciare lo splendore della verità sulla vita, che non è solo manifestare contro aborto ed eutanasia, ma accompagnare i coniugi in un cammino serio di fede capace di aprirli all’accoglienza dei figli che Dio vorrà donare. L’Humanae Vitae è stata ed è disattesa perchè non si ha più fede nell’onnipotenza di Dio. Il lavoro, la casa, le malattie sono altrettanti dei a cui, subdolamente, ci si inginocchia e si obbedisce. Quanti compromessi con il mondo figli di una fede debole e incerta che non può partorire opere di vita eterna.
Il Papa ha parlato ed è stata una profezia: la fede ricevuta e approfondita in un rimanere come tralci uniti alla vite è la risposta alla crisi che è sotto i nostri occhi. “La missionarietà non è una cosa esteriormente aggiunta alla fede, ma è il dinamismo della fede stessa. Chi ha visto, chi ha incontrato Gesù, deve andare dagli amici e deve dire agli amici: “Lo abbiamo trovato, è Gesù, il Crocifisso per noi”…. è il dinamismo che vive nell’amore di Cristo; andare, cioè, non rimanere solo per me, vedere la mia perfezione, garantire per me la felicità eterna, ma dimenticare me stesso, andare come Cristo è andato, andare come Dio è andato dall’immensa sua maestà fino alla nostra povertà, per trovare frutto, per aiutarci, per donarci la possibilità di portare il vero frutto dell’amore. Quanto più siamo pieni di questa gioia di aver scoperto il volto di Dio, tanto più l’entusiasmo dell’amore sarà reale in noi e porterà frutto”.
Ai seminaristi, come alla Chiesa intera, il Papa ha ribadito che la missione essenziale è mostrare e annunciare il frutto della fede, un’amore che supera i confini della morte e del peccato.