di Angela Maria Cosentino*

ROMA, domenica, 14 novembre 2010 (ZENIT.org).- Gli attacchi contro la famiglia sono anche contro la vita. Perciò, Giovanni Paolo II raccomandava di impegnarsi per costruire una “cultura della famiglia” insieme ad una “cultura della vita”.

Carl A. Anderson (Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo, Vice Preside della Sezione Statunitense del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, docente di Politiche Familiari, membro della Pontificia Accademia per la vita, dei Pontifici Consigli per la Famiglia, per la Giustizia e la Pace, e i Laici, laico, sposato e padre di cinque figli) contribuisce a rispondere a tale compito con diverse modalità, anche con un’intensa attività editoriale.

Il volume La Famiglia: una risorsa per la società. Dimensioni giuridiche e politiche di una cultura della vita e della famiglia, (Cantagalli, Siena 2009, pp.169, 15 euro) raccoglie, come riportato nella prefazione di monsignor Livio Melina, Preside dell’Istituto, gli interventi svolti da Anderson in occasione di un ciclo di lezioni svolte nella Sezione centrale romana dell’Istituto. La pubblicazione è curata da Gabriella Gambino, docente presso l’Istituto, autrice anche di uno studio, riportato nel volume, sulla legge italiana in materia di aborto.

L’iniziativa editoriale, che rientra nella collana Amore Umano della Cantagalli, è pubblicata in collaborazione con il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia. L’autore richiama con argomenti culturali, giuridici, sociologici e politici al misconosciuto valore umano e sociale della famiglia, cellula base della società ed evidenzia alcuni danni sociali prodotti da una cultura della separazione, che con le leggi del divorzio prima e dell’aborto poi, si sono abbattuti sulla società con effetti a lungo termine. Il richiamo al Magistero rafforza la comprensione di alcuni meccanismi che hanno contribuito alla crisi della famiglia, come la rivoluzione antropologica nata con l’introduzione della pillola contraccettiva, annunciata, nel 1968, dall’enciclica di Paolo VI, Humanae vitae (p. 67).

Da segnalare, tra gli argomenti trattati, lo studio comparato relativo alla legge sull’aborto negli Stati Uniti e in Europa occidentale, e il dolore traumatico del post-aborto che, se curato, può aprirsi dall’angoscia alla speranza. Il richiamo a San Tommaso Moro, oggi considerato uno dei grandi paladini della dignità dell’uomo e dei diritti della coscienza umana incoraggia a non arrendersi, anche oggi, ad una mentalità divorzistica e abortista.

L’esempio si offre non solo ai politici affinché si impegnino a riconoscere e a sostenere la famiglia naturale, come un bene prezioso per la persona e per la società, ma, a quindici anni dall’Evangelium vitae di Giovanni Paolo II, anche a tutte le persone di buona volontà che intendono attrezzarsi per affrontare le nuove sfide contro la persona.

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*Angela Maria Cosentino è bioeticista e autrice dei volumi : Testimoni di speranza. Fertilità e infertilità: dai segni ai significati, Cantagalli, 2008; Verità che scottano. Domande e risposte su questioni attuali di amore e di vita. Prefazione di F. D’Agostino, Effatà, 2009.