Genova, Santuario di N.S. della Guardia, 29 agosto 2010

Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore

Nella Messa Pontificale di questa mattina, siamo andati nella casa di Nazaret ed abbiamo gettato uno sguardo furtivo sulla Sacra Famiglia per riflettere sulla famiglia e sul matrimonio oggi, cellula incomparabile della società umana e sacramento della Chiesa. Ne abbiamo colto due aspetti, quello della fedeltà incondizionata e quello di grembo della vita.
Oggi desidero mettere in rilievo altri due elementi: la famiglia come scuola di umanità e di fede.

1. Scuola di umanità

Dove imparare ad amare se non nell’essere amati? Dove imparare ad avere fiducia in se stessi – oggi cosa troppo rara! – se non sentendo che altri hanno fiducia in noi? E dove avviene questo primariamente se non nello spazio naturale dove germoglia la vita – la famiglia – e dove la vita non cesserà mai di essere generata? E dove scoprire, nella pazienza sapiente dei giorni e degli anni, la bellezza delle diverse età? Dove toccare con mano i valori dell’accoglienza, della solidarietà non episodica, della presa in carica amorevole, del farsi dono umile e affidabile, del poter contare su qualcuno e di sapere che altri contano su di noi, della potenza miracolosa del perdono dato e ricevuto, della capacità di resistere, di non fuggire dalle inevitabili difficoltà dei rapporti, dagli urti che vorrebbero disgregare l’unità del nucleo familiare alla ricerca di felicità e facilità inesistenti…? Dove imparare che gli altri non sono solamente un limite necessario alla libertà, ma la condizione affinché si possa vivere liberi e felici? Dove si offre questa primaria e mai conclusa scuola di umanità? Dove se non nella famiglia?
E’ del tutto evidente che i genitori, ma anche i nonni e i parenti in genere secondo le modalità proprie, devono essere persone mature, che vivono nella serietà dell’amore e nella libertà della verità. Noi cattolici abbiamo l’inestimabile dono del Papa successore del Beato Pietro, al quale il Signore Gesù ha affidato il ministero della verità e dell’amore. A lui dobbiamo guardare per scoprire e riscoprire la fede autentica, quella degli Apostoli, e i criteri morali per muoverci nella complessità inedita e chiassosa del nostro tempo.

2. Scuola di fede
Ma la famiglia è anche scuola di fede: naturalmente qui parliamo di cristiani. I genitori sono i primi maestri della fede, e credo che, in questo, dobbiamo fare ancora della strada. Ma abbiamo fiducia e camminiamo insieme: anche in questo compito nessun genitore deve sentirsi solo. La Chiesa si affianca alla famiglia con rispetto, fedele al mandato del Signore e ricca della sua esperienza di secoli. Quella della famiglia è una scuola fatta di modalità diverse: c’è la preghiera fatta insieme ogni giorno, la partecipazione alla Messa domenicale, le festività liturgiche con le loro tradizioni, i pellegrinaggi ai Santuari, le immagini sacre in casa, la memoria del venerdì, il mese di maggio, il richiamo alle verità della fede, l’affetto al Papa, al Vescovo, ai sacerdoti, l’attenzione ai poveri e ai deboli… Ma quello che dovrebbe raccogliere tutto è il clima della fede, quel clima che dovrebbe essere come l’aria che si respira con naturalezza; che dovrebbe essere la luce per vedere le cose e le persone, per porre i giudizi sui fatti grandi e piccoli che accadono in famiglia e oltre. Ogni parola, ogni valutazione che i genitori esprimono su eventi lieti o tristi, propri o altrui, è una lezione di fede, è un momento di quella scuola che lascerà il segno nel cuore.
Nulla – parola, gesto, decisione, sentimento, espressione del volto – è indifferente. Tutto dice, comunica, insegna un modo di vedere e di agire: se alla luce di Gesù e nella compagnia della Chiesa, oppure secondo i criteri della sola temporalità e del mondo.

Cari Amici, mentre presentiamo alla Madonna le nostre speranze e le nostre croci, chiediamoLe di aiutarci ad essere nelle nostre case, tra i nostri cari, dei testimoni gioiosi di Cristo, appassionati figli della Chiesa. L’esperienza dice che nulla del bene che è stato seminato va perduto: tutto prima o poi germoglia. I tempi di Dio non sono i nostri. Diamogli spazio e fiducia. E poi c’è Lei, la Grande Madre di Dio e nostra. Può una madre distogliere lo sguardo dai figli? Sappiamo che non è possibile, e questo ci basta per guardare avanti con fiducia.

Angelo Card. Bagnasco