Continuo la presentazione del saggio La fabbrica degli ignoranti di Giovanni Floris, pubblicato da Rizzoli e inizio con una domanda: qual’è la scuola migliore in Italia? Secondo la rivista Il Mulino, complessivamente continua ad essere quella Primaria, mentre le Medie e le Superiori, “soffrono l’assenza di una programmazione condivisa di lungo periodo che sia rivolta all’individuo…”. A questo punto non si comprende perché il ministro Gelmini e il suo staff, per la Riforma della scuola, hanno incominciato con la scuola elementare, invece che puntare sugli altri ordini di scuole. Del resto, è un’abitudine consolidata che ogni maggioranza parlamentare, Destra o Sinistra, debba fare la “sua” riforma nella scuola.

Il libro critica gli esami di riparazione, che scompaiono e ricompaiono, legati a questi c’è anche il debito: il 6 rosso, che prende il posto dell’insufficienza e permette all’alunno di essere ammesso ugualmente alla classe successiva. Tale debito, successivamente, dovrebbe essere colmato.

A settembre, alla riapertura della scuola, l’alunno viene sottoposto ad un esame nella materia del debito, se dimostra di averlo colmato, tutto ok, e a questo proposito Floris scrive: trovatemi  un docente che abbia conosciuto un alunno che lo avesse colmato”, ma se il debito non viene colmato, continua Floris, “si va avanti lo stesso col suo debito fino alla maturità”. Così a seconda della quantità dei debiti che si accumula, l’alunno, può essere fermato, cioè non ammesso agli esami. Ma questo di solito non succede mai, i commissari di esame si impietosiscono e non lo bocciano, dunque promozione assicurata, anche se con voto basso.

Questa è il meccanismo perverso che ormai imperversa nella scuola Superiore, concetto condiviso anche da  Paola Mastrocola in Togliamo il disturbo. Per Floris diventiamo ignoranti, non tanto alla scuola primaria ma alle Medie e alle Superiori. Il libro propone una serie di numeri, di risultati e statistiche, sugli alunni, sullo studio, sulle nostre scuole, ad esempio, Raffaello Masci su La Stampa, per l’anno scolastico 2007-2008, prevedeva un rinvio almeno in quattro materie di ben 7 alunni su 10. Le bestie nere sono sempre le solite discipline, la matematica, le lingue straniere, ma anche l’Italiano.

Altra domanda: “Studiare conviene?” Floris la pone a pagina 132 e continua “a guardare gli stipendi, non conviene. Nel suo complesso il salario di chi ha passato gli anni sui libri non è un granché superiore a quello di chi, negli stessi anni, se ne andava a passeggio o giocare a pallone invece di studiare”. Del resto si sa gli stipendi in Italia sono appiattiti verso il basso, poco attenti al merito.

Anche il conduttore di Ballarò ripete una verità condivisa da molti: per la scuola si spende troppo, più della media Ocse, e ciò avviene, sia per ogni studente della scuola dell’obbligo, sia per quello della scuola superiore. In pratica, spendiamo di più ottenendo di meno e abbiamo il più alto rapporto numerico tra docenti e studenti.

Il testo di Floris procede con una interessante riflessione sui genitori; sono come elicotteri, volteggiano sopra i propri figli, e soprattutto sui docenti, giudicandoli e contestandoli. Il “genitore elicottero, davanti a un ostacolo incontrato dal figlio, non aiuta il bambino a superarlo, ma cerca sempre di rimuoverlo”. Ci pensa sempre lui a risolvere le questioni dei figli che così diventano incapaci di prendere le proprie decisioni e affrontare la vita con le proprie gambe. Di questo passo, il genitore, diventa come un  procuratore di un campione di calcio, un cavaliere, un banchiere,  un bodyguard, un falco, temuto dagli insegnanti, perché disposto a garantire al proprio figlio una posizione predominante.

Significativo è anche il dato che riporta Floris sul nostro modello educativo, infatti, pare che il 50 per cento delle varie tate e badanti rumene, moldave e filippine, intervistate sostengono che i nostri bambini sono maleducati, viziati, capricciosi e disobbedienti; secondo loro, i genitori dovrebbero essere più severi. Per questa tendenza a proteggere eccessivamente il figlio, Floris addirittura arriva a parlare di dittatura del figlio. Di conseguenza, per il giornalista della Rai, abbiamo dei “bambini iperprotetti, genitori scioccati dalle proprie responsabilità, una scuola inefficiente che preferisce soprassedere piuttosto che affrontare i propri obblighi”. Qualche anno fa, i professori del  Liceo Spedaleri di Catania, di fronte a degli studenti che chiedevano di essere aiutati e guidati, rispondevano che la scuola è democratica e non può insegnare valori, devono essere gli alunni a scegliere. Certo Floris dovrebbe avere il coraggio di  scrivere, perché la nostra epoca deve affrontare  un’emergenza educativa, tra le più difficili della storia dell’umanità e qui il discorso non può non far riferimento alla cosiddetta rivoluzione sessantottina del “lasciar fare”.

Alla prossima e ultima puntata.

DOMENICO BONVEGNA

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