L’Osservatorio Van Thuân ha presentato il rapporto 2009 «In molti Paesi la Chiesa è sola nel difendere il valore della vita umana» • Crepaldi commenta l’attuale situazione: la comunità cristiana, voce controcorrente. La prefazione firmata da Rino Fisichella
di Francesco Dal Mas
Tratto da Avvenire del 26 settembre 2010

Quando esce dal car­cere, dopo 13 anni, gli chiedono se è contento. Van Thuân risponde: «Io ero già felice». «La sua felicità – ha spiegato ieri l’arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trie­ste, e presidente dell’Os­servatorio che porta il no­me del porporato vietna­mita, già presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace – sta­va nel suo rapporto molto forte con Dio, che è tutto per lui, e da cui deriva an­che l’attenzione e, quindi, l’amore per gli altri. Che lo porta anche ad innamorar­si della Dottrina sociale della Chiesa. Sono trascor­si già otto anni dalla scom­parsa del cardinale François Xavier Nguyen van Thuân, testimone del­la fede negli anni bui della repressione vietnamita, e facendo memoria della sua figura e della sua opera l’Osservatorio ha presenta­to il Rapporto sulla dottri­na sociale relativo al 2009, condensato in un volume di 300 pagine con la prefa­zione dall’arcivescovo Rino Fisichella, neo presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione.

E proprio Fisichella, pren­dendo spunto da un’e­spressione del Rapporto, secondo cui la Dottrina so­ciale della Chiesa è segno di contraddizione, osserva che «quando il cristianesi­mo segue il vento delle consuetudini viene accol­to nel mondo, ma anche, per questo stesso motivo, depotenziato e addomesti­cato». Puntualizza infatti monsignor Crepaldi: «Una dottrina sociale della Chie­sa intesa come una propo­sta laica con cui dialogare con il mondo, viene accet­tata, perché rischia di esse­re innocua. Ma una dottri­na sociale che consideras­se il cristianesimo non so­lo utile ma anche indi­spensabile per la costru­zione di una società vera­mente umana, come dice la ‘Caritas in veritate’, sa­rebbe combattuta fuori e dentro la Chiesa».

Il rapporto documenta, con approfondimenti, le violenze anticristiane in A­sia, in India, in Cina, in Viet­nam, in Indonesia. Dà con­to di come in America La­tina ed in Occidente «ci si allontana sempre di più – lo sottolinea il direttore del­l’Osservatorio, Stefano Fontana – non solo dal cri­stianesimo ma anche dalla legge naturale». Infatti – conferma Fontana – una delle pochissime buone notizie su questo fronte, l’anno scorso, è quella del 17 dicembre 2009 quando la Corte suprema irlandese ha sentenziato che una coppia di fatto non è una famiglia. «È evidente che la dottrina sociale della Chie­sa – osserva l’arcivescovo Crepaldi facendo sintesi di quanto avviene in diversi continenti – è ancora segno di contraddizione nel mon­do e che esiste una resi­stenza e addirittura un’o­stilità, anche strutturata, contraria agli stessi princi­pi di etica naturale che la Chiesa (quasi unica a farlo, ormai) difende». Per Cre­paldi «è sufficiente vedere cosa accade nel campo del­la vita e della famiglia al­l’interno di vari Stati, ma anche i segnali negativi che spesso provengono dalle i­stituzioni europee e dalle politiche delle agenzie del­l’Onu, verso i quali la no­stra vigilanza dovrebbe es­sere più critica e attenta».

Alla presentazione del Rap­porto sono intervenuti an­che Gianni Tessari, vice­presidente dell’Osservato­rio, e Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontifi­cio Consiglio della giustizia e della pace. Crepaldi ha concluso invitando co­munque alla speranza. Pro­prio sotto il segno di Van Thuân. «Con lui la Chiesa ci consegna una figura di speranza e di speranza ab­biamo tanto bisogno al giorno d’oggi. Resta, infat­ti, l’impegno concorde di tutta la Chiesa per la pro­mozione dei diritti dell’uo­mo, delle donne e dei bam­bini, e quindi per promuo­vere i diritti fondamentali della persona umana».