Intervista con la neuropsichiatra Paola Binetti dopo le polemiche, in Spagna, per il ritiro di un libro contestato dai movimenti omosessuali
di Giacomo Galeazzi
Tratto da Vatican Insider

L’autore si difende: «Impedire la vendita nei centri commerciali del mio libro, senza averlo neppure letto, è una misura da Inquisizione». E’ bufera in Spagna per la decisione di ritirare dai grandi magazzini «El Corte Ingles» tutte le copie di «Comprendere e guarire l’omosessualità», l’opera dello psicoterapeuta statunitense Richard Cohen, in seguito alla levata di scudi delle associazioni gay spagnole contro «la divulgazione di teorie omofobe ed inaccettabili». Viene contestata a Cohen la sua convinzione che l’omosessualità sia un disturbo dell’attrazione e un disordine dell’affettività ai quali si possa porre rimedio attraverso la psicoterapia. Per «Vatican Insider» Paola Binetti, numeraria dell’Opus Dei, neuropsichiatra, esponente dell’Udc, riflette sulla questione.

Professoressa Binetti, c’è il rischio che nella società del “politicamente corretto” diventi un tabù parlare di omosessualità?
“Non credo che oggi sia un tabù parlare di omosessualità. La stampa affronta senza imbarazzo questioni legate agli omosessuali e alla omosessualità; la cronaca denuncia tempestivamente le aggressioni che qualcuno di loro subisce; è oggetto di narrazione letteraria e cinematografica. Nei dibattiti televisivi se ne parla spesso, anche in riferimento a vicende di attualità. Nel dibattito parlamentare è al centro di proposte di legge, volte a riconoscere i diritti degli omosessuali e a condannare le discriminazioni di cui sono oggetto. Rispetto agli anni precedenti molte più persone riconoscono pubblicamente la loro omosessualità.

Si parla quindi in molti ambiti e in molti modi di omosessualità; il problema è che nella Società del “politicamente corretto” ci si aspetta che se ne parli in un determinato modo, secondo un pensiero prevalente elaborato soprattutto, anche se non esclusivamente, all’interno della comunità omosessuale. In questo contesto si tende a denunciare con forza tutto ciò che appare discriminante; si punta a valorizzare al massimo i diritti degli omosessuali anche per quanto riguarda la vita di coppia e i diritti di genitorialità. Qualsiasi opinione, giudizio o valutazione che si discosti da questa linea è vista come potenzialmente ostile, per cui è rifiutata e condannata come omofobica”.

E’ un caso che sia accaduto in Spagna?
In alcune società come quella spagnola, dove il matrimonio gay è stato riconosciuto dal governo Zapatero, le parole madre e padre sono stati sostituite con termini generici, come genitore A e genitore B. Per non urtare la sensibilità delle coppie omosessuali, e –si dice- per non mettere in difficoltà i loro bambini si è finito col negare una differenza evidente per tutti: quella che distingue una madre da un padre e assegna ad ogni bambino una madre e un padre. La norma, che pretende di equiparare la diversa struttura dei due tipi di coppia, nega un dato sperimentale, ciò che la realtà ricorda giorno per giorno a questi bambini, a scuola o ai giardini, nello sport, o in mille altre occasioni. I loro amici, i loro compagni hanno una madre e un padre, e chiamano uno padre e una madre, solo cancellando questi termini è possibile immaginare anche a livello di vita di famiglia un nuovo equilibrio. E’ una scelta possibile, ma certamente non è una scelta indolore per nessuno. Parlarne non è un tabù, ma occorre farlo tenendo in conto tutte le diverse sensibilità, senza ignorare i nuovi problemi che potrebbero nascere mentre si cerca di risolvere i vecchi”.

La possibilità di una psicoterapia è sostenuta anche dal presidente degli psicologi e psichiatri cattolici, Tonino Cantelmi, luminare di psicologia della Pontificia Università Gregoriana. Perché tanto clamore?
“Per molte persone, soprattutto tra gli omosessuali, l’omosessualità è un fatto naturale, una variante della sessualità umana, da accettare e accogliere come la stessa eterosessualità. Come variante naturale non dovrebbe presentare aspetti patologici, per cui non dovrebbe neppure richiedere nessun tipo di psicoterapia. Omosessualità ed eterosessualità, con tutto ciò che ne deriva, sarebbero sostanzialmente due aspetti della sessualità umana. Ma lo sviluppo della sessualità umana, sia omo che etero, pone spesso problemi nel lungo processo di maturazione personale. Nel caso specifico dei soggetti omosessuali c’è qualche difficoltà in più, per la loro frequente resistenza iniziale ad accettare la propria condizione, e per il persistere di alcuni pregiudizi nei loro confronti. In realtà sono ancora molte le persone che pur essendo disponibili all’accoglienza degli omosessuali senza discriminazioni di sorta, riconoscono che esiste una differenza tra le due relazioni, e si interrogano sul senso di questa differenza”.

Da cosa nascono le polemiche al riguardo?
“Al di là dei dubbi e delle perplessità che si possono cogliere nel contesto sociale, è certamente vero che ci sono situazioni e fasce d’età in cui la condizione di omosessualità incontra maggiori difficoltà ad essere accettata. I movimenti e le associazioni di omosessuali hanno permesso a molti di loro di superare la sensazione di disagio e quindi di elaborare con maggiore serenità la propria condizione. Ma i giovani, gli adolescenti, fanno fatica a parlare della loro condizione perché temono certe forme di bullismo o alcune manifestazioni di scherno che li umiliano pubblicamente. Sono giovani che non si sentono pienamente accettati neppure nella loro famiglia. E’ la tipica angoscia dei genitori quando percepiscono la diversità dei figli. In soggetti giovani sommare il possibile rifiuto del gruppo alla mancata accoglienza familiare, alla sensazione di deluderne le aspettative, crea fragilità interiore ad alto rischio e contribuisce ad accentuare disagio e sofferenza”.

Quindi ai gay serve lo psicoterapeuta?
“In questo clima spesso si pone il bisogno di ricorrere ad un qualche tipo di psicoterapia, in cui il giovane possa incontrare se stesso, le sue esigenze e le sue difficoltà, rafforzare i propri meccanismi di difesa e maturare le proprie scelte con maggiore autonomia. E’ la molla che spinge a rivolgersi ad uno psicologo o ad uno psichiatra per riceverne un aiuto, curando bene che non si sostituisca alla propria capacità di decidere, ma consenta piuttosto di scegliere con chiarezza. Nel caso dei soggetti omosessuali pesa anche la domanda relativa ai fattori che inducono o almeno che concorrono ad essere omosessuali, perché da questa risposta dipendono anche le scelte relative all’eventuale tipo di psicoterapia a cui ricorrere. la teoria biologica sostiene che il comportamento omosessuale non è frutto di abitudini apprese, subite o liberamente scelte, ma è una condizione biologica innata, risultato di una programmazione cerebrale rispetto alla quale il soggetto non è in grado di intervenire”.

La psicoterapia proposta Cohen è strutturata sul modello dei gruppi cattolici segue l’insegnamento e la pratica di Joseph Nicolosi, uno psicologo clinico con una vasta esperienza?
”La proposta terapeutica di R. Cohen ha una sostanziale convergenza con la teoria di J. Nicolosi. Discutibili come tutte le teorie scientifiche, ma comunque degne del massimo rispetto per la serietà e il rigore con cui i due professionisti le applicano nel loro lavoro professionale. La seconda riguarda il contesto socio-culturale spagnolo, con le leggi approvate dal governo Zapatero in questo campo e che restano valide, nonostante il clamoroso insuccesso delle recenti elezioni. Richard Cohen è l’autore del libro ”Comprendere e guarire l’omosessualità”, edito da Libros Libres in Spagna, e ritirato martedì 2 gennaio dalla libreria del El Corte Inglés, grande centro commerciale spagnolo, dopo le proteste delle organizzazioni gay”. Non tenere conto dei due diversi piani significa ignorare l’impatto politico alla base della decisione di ritirare i libri di Cohen, il timore di qualcuno che intravede nella diffusione di queste idee un potenziale rischio per scelte politiche fatte dal governo precedente”.

Cosa pensa dell’autore?
“Richard A. Cohen, nasce nel 1952, ed è autore di un libro sull’omosessualità molto conosciuto negli USA. La sua ipotesi è che l’omosessualità possa essere una condizione reversibile e il soggetto possa diventare eterosessuale. L’autore, sposato con tre figli, afferma di essere stato lui stesso omosessuale e di essere diventato eterosessuale in una sorta di conversione che lo ha profondamente cambiato. Non a caso Coehen ha definito la decisione di ritirare il suo libro da una rete di grandi centri commerciali, come El Corte Ingles “un attacco alla libertà di espressione”. Sorprende che in un contesto culturale come quello spagnolo in cui si difende il principio di autodeterminazione fino alle sue estreme conseguenze, non possa essere contemplato il diritto virtuale di un omosessuale a iniziare un percorso inverso, se lo vuole, permettendogli di scegliere tra ipotesi terapeutiche alternative. E’ vero che non esistono terapie specifiche per omosessuali, eterosessuali o bisessuali, ma esistono solo pazienti, con la loro sofferenza, che esigono un profondo rispetto per il proprio codice valoriale”.

Perché la Chiesa cattolica viene spesso accusata di omofobia?
“Nella sua riflessione sull’omosessualità la Chiesa ha sempre visto l’occasione per una più ampia riflessione sull’uomo, sulla sua dignità e sulla sua sessualità, sulla sua condotta e sulle sue responsabilità. Non ha mai preteso di imporre la sua dottrina, ha solo cercato di proporre un punto di vista più alto sull’uomo e sul suo destino. Per capire l’omosessualità nella chiave del pensiero cattolico occorre tener conto del pensiero della Chiesa su tutta la sessualità: l’uomo resta sempre e prima di tutto un soggetto libero, l’uomo può sempre governare la sua sessualità, pur essendo condizionato dalla sua sensualità, dalla sua emotività e dalla sua affettività”.