Tratto da Tempi del 4 agosto 2009

Dall’Orissa al Pakistan, la novità delle due ultime estati è che non bruciano più solo i copertoni e le foreste, bruciano anche i cristiani.

L’islam delle tribù indiane, irachene e pakistane ha preso di mira i paria dei paria. Ha preso cioè di mira quegli uomini, quelle donne e quei bambini che nelle società non cristiane sono ritenuti cittadini di serie B. Così, mentre l’Occidente predica ogni genere di diritto, tappezza i muri delle città con i musi dei cagnolini e condanna finanche alla galera chi abbandona gli animali, ovunque, nell’Oriente e nel Sud del mondo, i cristiani perdono i loro diritti e sempre più spesso sono trattati peggio dei cani. Perché poprio i cristiani? Perché, nell’epoca in cui la globalizzazione degli interessi e dei commerci dovrebbe sostenere il riunirsi della famiglia umana, i più vessati sono proprio loro, i predicatori dell’unità della famiglia umana? Forse viene il momento di interrogarsi e smettere di cercare consolazioni pensando che, come dice il pensiero unico, la pretesa verità affermata dal cristianesimo sia, come ogni pretesa verità affermata da qualsiasi religione, l’origine dell’odio. L’origine dell’odio non sta nella pretesa verità. L’origine dell’odio sta nell’ignoranza o nell’invidia delle ragioni che il cristianesimo porta nel mondo per affermare la sua verità sull’uomo, rispetto a tutte le altre ragioni a sostegno delle proprie verità sull’uomo affermate dalle religioni religiose e dalle religioni laiche. Ignoranza o invidia che nel terzo e quarto mondo si squadernano nel volto feroce della miseria armata da capi di Stato e capi tribù. Mentre nel primo e secondo mondo si documentano, per adesso, come fastidio, indifferenza, estraneità alla sfida razionale (cioè sensibile alla conoscenza) grazie alla quale l’Occidente è sorto e continua a esistere. Fino a quando?