di Don Antonello Iapicca

Ramazza, pulizia, e via, d’incanto, con un bel colpo di centrifuga, il bucato è pronto. Fatta pulizia la Chiesa si ritroverà credibile. Queste le note di una serie di editoriali e commenti sui fatti recenti che hanno coinvolto la Chiesa, tra pedofilia, denaro e concupiscienze varie. Come non approvare il desiderio di repulisti generale, e come non essere d’accordo sull’esaltazione della figura del Santo Padre. Ma tutto appare incompleto, superficiale e, in fin dei conti, molto mondano. Il Papa è certo la pietra su cui il Signore ha voluto fondare ed erigere la sua Chiesa. Ma occorre intenderci bene su questo punto.

Il Papa non è il guardiano della rivoluzione cattolica, il talebano vestito di bianco. Il Papa è, innanzi tutto, colui che conferma nella fede i suoi fratelli. Da essa sgorga tutta la vita della Chiesa. Se la fonte è inquinata tutto sarà avvelenato. E su questo mi sembra vi sia molta confusione in giro. Non saranno quattro teste mozzate, per dirla alla Ferrara, a ristabilire ordine e a ridare credibilità alla Chiesa. La zizzania continuerà a crescere insieme al grano, sino alla fine dei tempi. Il punto cruciale non è da ricercarsi nei peccati, spesso orribili, che certo procurano ferite profonde. Essi sono i tori ormai scappati dalla stalla. E’ necessario e doveroso acciuffarli e renderli inoffensivi. Ma la questione è molto più radicale. Chi e come ha formato i presbiteri negli ultimi decenni? E la fede, dove si vedono i segni di una fede adulta? Il clero non è una razza separata, esso è frutto d’uno stesso corpo. C’è da chiedersi allora, esattamente come fa il Papa quasi quotidianamente, quale formazione abbia ricevuto in questi ultimi decenni l’intero popolo di Dio; se la fede non sia ormai qualcosa di completamente separato dalla vita quotidiana, dalla famiglia, dal lavoro, dalla sessualità, dai rapporti interpersonali. Vi è oggi nelle parrocchie un’iniziazione cristiana capace di educare alla fede in profondità incidendo sul pensiero e sull’agire? Per citare un solo esempio, che fine ha fatto l’Humanae Vitae, se la media dei figli di chi frequenta costantemente le messe domenicali è la stessa di chi in chiesa non mette piede o si dichiara non credente? E la trasmissione della fede alle seguenti generazioni, è una responsabilità assolta dai genitori o delegata, spesso per abitudine, ai catechisti parrocchiali? E si potrebbe continuare. La pedofilia nel clero ha radici profonde, se non si cercano queste a poco varrà qualsiasi repulisti. Non sarà un buon medico quello che curerà un foruncolo con una pomata senza cercare la causa che si cela dietro al sintomo. Mi chiedo allora come mai, i tanti che oggi invocano rigore nel reprimere ed esaltano la figura del Pontefice come l’unico rappresentante credibile dell’intera Chiesa, sorvolano costantemente le sue innumerevoli parole riguardanti la fede e la formazione. Come mai le sue frequenti parole che indicano alla Chiesa la via maestra di una fede adulta incarnata nei tanti movimenti e nelle nuove comunità suscitate dallo Spirito Santo sono sottaciute in una sospetta regia di occultamento sistematico? Prendo un brano di un discorso del Santo Padre e sfido la maggioranza dei lettori a dire se ne ha avuto conoscenza: “Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore. La carità è il segno distintivo del Buon Pastore: essa rende autorevole ed efficace l’esercizio del ministero che ci è stato affidato. Andare incontro con molto amore ai movimenti e alle nuove comunità ci spinge a conoscere adeguatamente la loro realtà, senza impressioni superficiali o giudizi riduttivi. Ci aiuta anche a comprendere che i movimenti ecclesiali e le nuove comunità non sono un problema o un rischio in più, che si assomma alle nostre già gravose incombenze. No! Sono un dono del Signore, una risorsa preziosa per arricchire con i loro carismi tutta la comunità cristiana. Perciò non deve mancare una fiduciosa accoglienza che dia loro spazi e valorizzi i loro contributi nella vita delle Chiese locali. Difficoltà o incomprensioni su questioni particolari non autorizzano alla chiusura. Il “molto amore” ispiri prudenza e pazienza. A noi Pastori è chiesto di accompagnare da vicino, con paterna sollecitudine, in modo cordiale e sapiente, i movimenti e le nuove comunità, perché possano generosamente mettere a servizio dell’utilità comune, in modo ordinato e fecondo, i tanti doni di cui sono portatori e che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare: lo slancio missionario, gli efficaci itinerari di formazione cristiana, la testimonianza di fedeltà e obbedienza alla Chiesa, la sensibilità ai bisogni dei poveri, la ricchezza di vocazioni…. Chi è chiamato a un servizio di discernimento e di guida non pretenda di spadroneggiare sui carismi, ma piuttosto si guardi dal pericolo di soffocarli (cfr 1 Ts 5,19-21), resistendo alla tentazione di uniformare ciò che lo Spirito Santo ha voluto multiforme per concorrere all’edificazione e alla dilatazione dell’unico Corpo di Cristo, che lo stesso Spirito rende saldo nell’unità. Consacrato e assistito dallo Spirito di Dio, in Cristo, Capo della Chiesa, il Vescovo dovrà esaminare i carismi e provarli, per riconoscere e valorizzare ciò che è buono, vero e bello, ciò che contribuisce all’incremento della santità dei singoli e delle comunità. Quando saranno necessari interventi di correzione, siano anch’essi espressione di “molto amore”… Lo Spirito di Dio ci aiuti a riconoscere e custodire le meraviglie che Egli stesso suscita nella Chiesa a favore di tutti gli uomini” (Benedetto XVI, Udienza ai Vescovi partecipanti al Seminario di Studi promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici, 17 maggio 2008). Quanti Pastori, in Italia, in Germania, in Olanda, in Irlanda ad esempio, negli ultimi anni, sono andati incontro con molto amore ai movimenti e alle nuove comunità, risorse preziose donate dal Signore per arricchire con i loro carismi tutta la comunità cristiana con lo slancio missionario, gli efficaci itinerari di formazione cristiana, la testimonianza di fedeltà e obbedienza alla Chiesa, la sensibilità ai bisogni dei poveri, la ricchezza di vocazioni ? Proprio recentemente il Papa, in una catechesi dedicata a San Francesco e al suo carisma, ha sottolineato come l’autentico rinnovamento della Chiesa sia un’opra di Dio sucitata e realizzata dallo Spirito Santo attraverso i suoi doni confermati dall’Istituzione. “San Francesco è chiamato a riparare questa chiesetta, ma lo stato rovinoso di questo edificio è simbolo della situazione drammatica e inquietante della Chiesa stessa in quel tempo, con una fede superficiale che non forma e non trasforma la vita, con un clero poco zelante, con il raffreddarsi dell’amore; una distruzione interiore della Chiesa… Questo avvenimento, accaduto probabilmente nel 1205, fa pensare ad un altro avvenimento simile verificatosi nel 1207: il sogno del Papa Innocenzo III. Questi vede in sogno che la Basilica di San Giovanni in Laterano, la chiesa madre di tutte le chiese, sta crollando e un religioso piccolo e insignificante puntella con le sue spalle la chiesa affinché non cada. E’ interessante notare, da una parte, che non è il Papa che dà l’aiuto affinché la chiesa non crolli, ma un piccolo e insignificante religioso, che il Papa riconosce in Francesco che Gli fa visita. Innocenzo III era un Papa potente, di grande cultura teologica, come pure di grande potere politico, tuttavia non è lui a rinnovare la Chiesa, ma il piccolo e insignificante religioso: è san Francesco, chiamato da Dio. Dall’altra parte, però, è importante notare che san Francesco non rinnova la Chiesa senza o contro il Papa, ma solo incomunione con lui. Le due realtà vanno insieme: il Successore di Pietro, i Vescovi, la Chiesa fondata sulla successione degli Apostoli e il carisma nuovo che lo Spirito Santo crea in questo momento per rinnovare la Chiesa. Insieme cresce il vero rinnovamento”. E’ questo il cammino che Pietro indica oggi alla Chiesa, quello che siamo chiamati a riconscere e ad intraprendere; anche quando le sue parole si fanno dure ed intransigenti di fronte agli abusi e ai peccati il Papa ci richiama ad avere uno sguardo soprannaturale sugi eventi, a lasciare i criteri di giustizia del mondo, e ad imboccare la via dell’autentico rinnovamento che è, come anche in questa quaresima ci ha insegnato, un ritornare ad immergersi nelle acque del nostro battesimo, la fonte della fede adulta che genera una vita nuova e credibile capace di spalancare il Cielo a questa generazione, oltre ogni scandalo.