«Sono sollevato»: così Paul Bhatti, consigliere del ministro per l’Armonia nazionale in Pakistan sulla decisione della Corte suprema di respingere il ricorso contro Rimsha Masih, confermando così la sua innocenza. La 14enne cristiana, affetta da un disturbo mentale, era stata accusata in base alla legge sulla blasfemia. Radio Vaticana ha raccolto il commento dello stesso Paul Bhatti: «Mi sento sollevato perché non pensavo che le persone che hanno accusato la ragazza facessero ricorso alla Corte suprema. Quando il ricorso ci è stato notificato, mi sono un po’ preoccupato perché le cose in Pakistan non stanno andando molto bene».

Rimsha era stata accusata in base alla legge sulla blasfemia… 
Quando ho appreso la notizia che era stata accusata mi sono subito preoccupato e abbiamo valutato immediatamente che la ragazza era completamente innocente: tra l’altro, è molto, molto povera. Per questo ho deciso di difenderla attraverso tutti i canali possibili. Sono stato molto contento che in questo caso ho avuto anche l’appoggio dei leader religiosi musulmani.

Rimsha era stata accusata di aver bruciato pagine con frasi del Corano… 
Sì. In seguito, abbiamo fatto esaminare questa cenere e abbiamo verificato che era cenere di legno perché ho inviato personalmente in busta chiusa, con una sorveglianza particolare, questa cenere al laboratorio che ha detto che era cenere di legno bruciato. Inoltre hanno riscontrato che dentro la cenere c’erano rami di erba fresca. Questo significa che qualcuno li aveva presi da fuori e li aveva messi nella busta. Abbiamo sottoposto anche questo fatto al giudice perché questo non poteva essere: se lei avesse bruciato (le pagine, ndr) in casa, come mai c’erano dentro rami di erba fresca? Quindi abbiamo provato che questa accusa era falsa.

In base alla legge sulla blasfemia sono sotto processo centinaia di persone in Pakistan, è così? 
Questa legge è stata applicata maggiormente dopo il 1985. Prima del 1985, dopo l’indipendenza, c’era stato un caso di blasfemia. Dal 1985 ad oggi sono state accusate quasi quattromila persone. Attualmente sono sotto accusa quasi più di 400 persone, tra queste la maggioranza sono musulmani e sono in attesa della sentenza da parte del giudice a vari livelli.

 Debora Donnini da Avvenire