Tratto dalla newsletter dell’agenzia Corrispondenza Romana il 14 novembre 2009

Ha suscitato un comprensibile scalpore la decisione del ministro dell’Istruzione britannico, Ed Balls, di rendere obbligatorie per tutti, nelle scuole inglesi, le lezioni di educazione sessuale entro il quindicesimo anno di età, indipendentemente dalle convinzioni religiose e morali degli alunni (Cfr. “Libero, 7 novembre 2009).

Purtroppo, non ci si rende conto di quanto – in modo silente ed anche per questo problematico – entrino già da tempo nelle case degli italiani estemporanei e mai richiesti “maestri” della medesima delicata materia, il cui insegnamento in genere si suppone debba essere riservato per lo meno a famiglie e – al più – ai docenti. Un esempio per tutti: il numero di novembre della rivista “Focus Junior”, versione per ragazzi del più noto periodico scientifico “Focus”, che dedica un intero speciale alla riproduzione, con tanto di scrupolosi particolari. E annuncia con orgoglio il “videocorso di educazione sessuale” non solo promosso sul sito del giornale (quindi accessibile a tutti on line), bensì anche pubblicato come libro, per spiegare «tutto quello che non hai mai osato chiedere ai tuoi genitori, tanto meno ai professori, figuriamoci agli amici» (e un motivo ci sarà…).

Su che cosa? In primis, su come cambi «il nostro corpo durante l’adolescenza». Già al secondo posto, però, nell’ordine delle priorità proposte dalla testata, compare “la contraccezione”, prima ancora di spiegare come ci si baci, come nascano i bambini e cosa voglia dire “fare l’amore”.

Tutte nozioni che è discutibile vengano veicolate in modo acritico e senza filtro da una rivista, per lo più all’insaputa dei genitori, scavalcati nelle loro competenze.

E a dare il tono del tipo d’informazione veicolata dal periodico provvede un “assaggio” ovvero una vignetta, che compare a pag. 43, dove si nota un bambino suggerire a proprio padre: «Se non vuoi farmi una sorellina, posso procurarti dei preservativi»: un messaggio moralmente discutibile che contiene un implicito rifiuto della vita ed una chiusura preconcetta alla famiglia, oltre a proporre la contraccezione come normalità ed a supporne la già ampia diffusione presso le giovani generazioni. Bell’insegnamento… Una battuta? Sì, certo. Ma non fa ridere.

CR n. 1117 del 14/11/2009