Bambini che avvertono di vivere nel corpo sbagliato. Il Telegraph racconta la storia di Zach, che ha rifiutato di vivere come un ragazzo quando ha compiuto tre anni. La foto lo ritrae nella sua cameretta, che ride sul letto con tanto di treccine bionde e una tutina viola: a tutti gli effetti, sembra una bambina. Tecnicamente si tratta di Gid (disturbo dell’identità di genere). Una sigla che indica l’incongruenza tra il sesso ufficialmente assegnato alla nascita sulla base dei genitali esterni (sesso anatomico), avvertito come disturbante ed errato, e l’identità di genere (cioè il sesso al quale il soggetto sente psichicamente di appartenere). Zach si sente così: una femmina intrappolata nel corpo di un maschio. «Quando mi ha detto di sentirsi una bambina, a tre anni, pensavo fosse una fase passeggera» racconta Teresa, 41 anni. «Ma la situazione si è fatta sempre più strana. Se qualcuno si riferiva a lui come a un ragazzo si imbestialiva, si disperava, e tentava di auto-evirarsi». I genitori inizialmente sospettano una forma di autismo. Poi decidono di portarlo da uno specialista. Dopo parecchi mesi, viene diagnosticato un disturbo dell’identità di genere: «Ci hanno detto che, sebbene avesse un corpo maschile, il suo cervello gli diceva che era una ragazza». A quel punto la scuola di Zach si è adattata alla situazione: hanno cambiato i servizi igienici in unisex, invece che maschio e femmina, e tutti si rivolgono a lui come una ragazza. «Vorrei avere mio figlio indietro, ma voglio che lui sia felice» ha commentato la madre. «Lui vuole questo: lunghi capelli biondi, camera da letto rosa, e un armadio pieno di vestiti femminili. Ne abbiamo messo anche alcuni da maschietto, se mai decidesse di indossarli».

C’è anche chi ritiene che sia giusto curare i bambini fin da subito, per prepararli al cambio di sesso. Il quotidiano svizzero 20 Minuten racconta una storia analoga: una bambina, questa volta, che si sente un maschio. L’ha annunciato ai genitori quando aveva 18 mesi. I genitori pensavano si trattasse di semplici sbalzi di umore, ma verso i sei anni hanno iniziato a trattarla come un maschio. Nella scuola che frequenta nessuno sa che si tratta, in realtà, di una femmina. I genitori l’hanno portata in una clinica specializzata, a Boston, dove è stato loro proposta una cura ormonale che impedisce, tra le altre cose, lo sviluppo del seno. Norman Spack, pediatra dell’ospedale di Boston, è uno dei precursori in questo campo della medicina: «Quando si presentano simili casi, bisogna accettare il fatto che sia necessario uno specifico trattamento per il bambino. Quando le porte si aprono, i piccoli arrivano». Secondo Spack, il trattamento medico è «necessario» per abituare i piccoli a raggiungere una «maturità emotiva» necessaria a capire se davvero si vuole arrivare alla trasformazione di sesso.

invocano un po’ di necessaria prudenza. La clinica per la gestione del genere sessuale aperta nel 2007 a Boston conta circa 19 pazienti all’anno, in aumento rispetto ai quattro curati per problemi di genere nella struttura a fine anni 90. Tra il 1998 e il 2010 sono stati registrati 97 casi di minori sottoposti a queste cure, il più giovane aveva quattro anni. I bambini di questa età e le loro famiglie ricevono aiuto psicologico e sono monitorati fino all’arrivo della pubertà, intorno agli 11-12 anni. Se a quel punto la convinzione di voler cambiare sesso rimane, il giovane paziente riceve medicinali per bloccare la pubertà, i quali consistono in iniezioni mensili. Dal costo di circa mille dollari l’una.

Di Chiara Sirianni da Tempi.it