Madrid, 26. Abolizione “quanto prima” della nuova legge sull’aborto, che “dà licenza di uccidere i bambini”; pieno appoggio a qualunque mobilitazione che sia contro il provvedimento e a favore della vita; possibilità di escludere dalla comunione eucaristica i politici che hanno votato la legge; avvio il 25 marzo di una campagna di sensibilizzazione per rendere coscienti i cittadini della gravità della questione. È durissima la reazione dei vescovi spagnoli all’approvazione in via definitiva, da parte del Senato, della legge sulla salute sessuale e riproduttiva e sull’interruzione volontaria di gravidanza. Una legge che, fra l’altro, consente anche alle sedicenni di abortire liberamente entro la quattordicesima settimana di gestazione.

Il segretario generale della Conferenza episcopale, Juan Antonio Martínez Camino, vescovo ausiliare di Madrid, l’ha definita “un grave passo indietro nella protezione del diritto inviolabile alla vita”, in quanto “non aiuta la donna a portare avanti la maternità, anzi la lascia sola davanti alle sue difficoltà”. Monsignor Martínez Camino, parlando ieri al termine della riunione della Commissione permanente svoltasi a Madrid, ha definito l’aborto come “un dramma e un crimine” e ha ribadito la volontà della Chiesa di continuare a difendere il diritto dei nascituri e a offrire alternative alle donne che hanno bisogno:  “Troveranno nella comunità cattolica la casa della misericordia e della consolazione”, ha detto. Il segretario generale ha tenuto a sottolineare che la Conferenza episcopale spagnola appoggerà incondizionatamente “qualsiasi mobilitazione a favore della vita e contro la nuova legge”, come quella che si svolgerà a Madrid, Bilbao e in altre città il 7 marzo, annunciando per il 25 dello stesso mese (“Giornata per la vita” in Spagna) l’avvio di una campagna di sensibilizzazione. “Tutto quello che si fa per mantenere viva la coscienza sociale su ciò che è in gioco, ovvero il diritto alla vita degli innocenti e dei più deboli che stanno per nascere, è benvenuto, chiunque lo faccia”, ha affermato il vescovo, aggiungendo che la Chiesa “continuerà a dare voce a chi non ha voce e ad appoggiare tutti i movimenti che vanno in questa direzione”. Per Martínez Camino uno degli aspetti più preoccupanti delle nuove norme è “la strumentalizzazione dell’educazione al servizio dell’ideologia abortista e le restrizioni all’obiezione di coscienza dei medici”, definendo una “triste prospettiva” l’educazione tesa a oscurare la coscienza del diritto inviolabile alla vita dei nascituri.
Riguardo alla possibilità di negare la comunione eucaristica ai parlamentari che hanno votato la legge, il segretario generale non l’ha esclusa tenendo però a fare un distinguo sulla posizione del re Juan Carlos i di Borbone, che dovrà promulgarla:  “Non è la stessa cosa – ha detto il presule – in quanto la situazione del re, legata alla firma del provvedimento, è unica e per lui valgono considerazioni diverse e una qualifica morale distinta rispetto a un parlamentare che dà il suo voto alla legge potendo non darlo”. E c’è chi ricorda il precedente di Baldovino i, re del Belgio, fervente cattolico, che nell’aprile 1990 fece obiezione di coscienza abdicando per due giorni pur di non firmare una legge simile, che offendeva la sua religione.
Significative sono comunque le dimissioni dal Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) – il partito del primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero – del vicesindaco di Paradas, Joaquín Manuel Montero. “Mai permetterò che il mio nome compaia assieme a quello di un’organizzazione che legittima la morte di innocenti”, ha scritto Montero nella lettera con la quale spiega il suo gesto, criticando il modo in cui il Psoe ha conseguito al Senato “una stretta maggioranza (sei voti) di volontà  comprate  a colpi di concessioni”.
Com’è noto, la nuova legge consente alle donne di scegliere liberamente, fino alla quattordicesima settimana di gravidanza, se abortire o meno. La stessa facoltà è riconosciuta alle minori di 16 e 17 anni che devono tuttavia informare almeno uno dei genitori o un tutore, a meno che tale comunicazione rischi di avere ripercussioni gravi (maltrattamenti, minacce, esclusione) in seno alla famiglia. Una scappatoia, quest’ultima, che rischia di trasformarsi in un drammatico via libera, proprio a favore delle donne più giovani, le più bisognose di attenzioni e consigli. Secondo dati recenti del ministero della Sanità e della Politica sociale, in Spagna, nel 2009, ben 115.812 donne (il 3,27 per cento in più rispetto al 2008) si sono sottoposte a interruzione volontaria di gravidanza, e 10.221 di  esse avevano tra i 16 e i 18 anni.
L’aborto è inoltre consentito fino alla ventiduesima settimana in caso di pericolo per la salute della madre o di gravi anomalie del feto, ma solo dietro parere medico espresso da professionisti diversi da quelli che effettueranno l’intervento.

(©L’Osservatore Romano – 27 febbraio 2010)