La Chiesa ricorda oggi il martirio delle sedici Carmelitane Scalze del monastero dell’Incarnazione di Compiègne, ghigliottinate a Parigi 215 anni fa, il 17 luglio 1794, durante la Rivoluzione francese. Le religiose, beatificate nel 1906 da San Pio X, si rifiutarono di aderire alla Costituzione civile del clero, voluta dai rivoluzionari per separare i cattolici francesi dal Papa. Rinchiuse nel terribile carcere della Conciergerie, già pieno di sacerdoti e religiosi, furono condannate a morte dal tribunale rivoluzionario per la loro fedeltà alla vita consacrata, per il “fanatismo”, come veniva definita la devozione ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria, e per l’attaccamento all’autorità pontificia. I loro corpi furono poi gettati in modo sprezzante in una fossa comune. Ma sulle ultime ore vissute dalle religiose ascoltiamo il padre carmelitano Bruno Secondin, al microfono di Sergio Centofanti:


R. – E’ molto bella la descrizione che ne fa Bernanos nei “Dialoghi delle Carmelitane” o Gertrude von Le Fort: descrivono anche il travaglio di alcune di loro di fronte alla morte e il coraggio della superiora – che si chiamava madre Teresa di Sant’Agostino – che le sosteneva e riceveva da loro – poco prima di essere ghigliottinate – la professione rinnovata della loro vita religiosa. Ricordano poi come queste donne si avviassero al martirio cantando. Questa è un’espressione molto bella di fede che appartiene alla tradizione carmelitana: ricordo infatti quando i Carmelitani fuggirono dal Monte Carmelo a causa dei saraceni che li avevano cacciati: molti di loro furono massacrati e si dice che mentre venivano uccisi cantavano la “Salve Regina”.


D. – Altri carmelitani sono stati ghigliottinati in quel periodo?


R. – Sì, si tratta di diversi carmelitani e carmelitane, monache e frati, come anche i terziari che, come i religiosi di tutti gli altri Ordini, vennero ugualmente incarcerati. E dato che le prigioni non bastavano, avevano inventato un metodo particolare: li mettevano cioè su delle navi-prigioni e lì li lasciavano fino alla morte, che poteva avvenire per pestilenza e malattie di varia specie.


D. – Quale messaggio è per noi, oggi, quel martirio?


R. – Prima di tutto la loro testimonianza così forte e compatta pur nelle tribolazioni di qualcuna di loro; il coraggio di affrontare, anche con le tribolazioni nel cuore, quest’ultimo atto della vita anche con il sostegno delle altre, specialmente di madre Teresa di Sant’Agostino. Seconda cosa: ci vuole sempre, dentro il cuore, una passione stabile se si vogliono affrontare i passaggi difficili della vita e loro, con la preghiera, il reciproco sostegno e con il coraggio che si son date l’un l’altra, hanno saputo avvicinarsi a questa tragica fine della ghigliottina. Ultima cosa: oggi abbiamo tanti testimoni simili, persone singole o qualche piccolo gruppo e comunità che si trovano in situazioni di sofferenza, di emarginazione e corrono anche il rischio di perdere la vita e la perdono proprio per il Vangelo, per la fedeltà alla libertà, alla verità e alla carità. Quindi questa memoria ci dà un’indicazione di quanto sia importante affidarci al Signore e al suo sostegno per attraversare questi momenti difficili e queste situazioni di morte e di rischio che oggi tutti possiamo trovarci a dover affrontare.