Ai dipendenti della banca: “Uffici necessari fino a un certo punto”

Andrea Tornielli
da Vatican Insider

«Gli uffici sono necessari, tutto è necessario… ma fino a un certo punto». Lo ha detto Papa Francesco ieri mattina nel corso dell’omelia della messa celebrata a Santa Marta, facendo anche un esplicito riferimento allo Ior, l’Istituto per le opere di religione dalla storia travagliata, spesso al centro di polemiche, scandali, inchieste. Parole che lasciano prevedere come la «banca» vaticana, insieme a tutti gli organismi curiali saranno sottoposti nei prossimi mesi a una revisione e a una riforma. Ma almeno nel caso dello Ior, non a una chiusura.  Le parole di Francesco erano incentrate sull’essenza profonda della Chiesa che non deve mai considerarsi un’«impresa» che fa «patti per avere più soci» e misura il suo successo in termini organizzativi. «La strada che Gesù ha voluto per la sua Chiesa è un’altra», ha detto il Papa, quella «delle difficoltà, la strada della croce, la strada delle persecuzioni». La Chiesa, ha aggiunto incomincia «nel cuore del Padre».

«Noi, donne e uomini di Chiesa, siamo in mezzo – ha spiegato – ad una storia d’amore: ognuno di noi è un anello in questa catena d’amore. E se non capiamo questo, non capiamo nulla di cosa sia la Chiesa». Bergoglio ha parlato del rischio per la Chiesa di puntare sull’organizzazione e di diventare «un po’ burocratica»: in questo caso essa «perde la sua principale sostanza e corre il pericolo di trasformarsi in una Ong. E la Chiesa non è una Ong. È una storia d’amore». Poi il Papa si è interrotto, ha guardato verso i fedeli, tra i quali c’era un gruppo di dipendenti della banca vaticana. «Ma ci sono quelli dello Ior… scusatemi, eh!.. tutto è necessario, gli uffici sono necessari… eh, va bè! Ma sono necessari fino ad un certo punto: come aiuto a questa storia d’amore. Ma quando l’organizzazione prende il primo posto, l’amore viene giù e la Chiesa, poveretta, diventa una Ong. E questa non è la strada».
Nel rileggere queste parole pronunciate a braccio da Francesco, fedelmente riportate da Radio Vaticana, non si evince la volontà di chiudere l’Istituto, quanto piuttosto la volontà di renderlo più trasparente: e proprio questa, secondo autorevoli fonti, sembra essere l’ipotesi allo studio. Il cardinale hondouregno Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente del gruppo di otto cardinali nominati lo scorso 13 aprile dal Pontefice perché lo consiglino nel governo della Chiesa e studino la necessaria riforma della Curia, ha dichiarato: «Con il Papa affronteremo tanti argomenti. Sicuramente anche tutti i temi che riguardano lo Ior». A non escludere l’eventualità di una chiusura della banca vaticana era stato, nelle scorse settimane, il portavoce dell’arcidiocesi della capitale argentina, Federico Wals. Ma da quanto risulta a «La Stampa» fino ad oggi il Papa e i suoi più stretti collaboratori non l’hanno presa in considerazione. Bergoglio, da arcivescovo di Buenos Aires, ha avuto modo di conoscere – come molti altri vescovi – anche il volto dello Ior che solitamente non ottiene gli onori della cronaca: era stato aiutato, al momento della crisi finanziaria, a salvare i conti della diocesi. Il futuro Papa aveva riformato le finanze diocesane, applicando una contabilità meticolosa, un controllo rigoroso della spesa e un senso di austerità.  È dunque  questa la direzione che dovrebbe prendere, nell’ambito dello snellimento e della razionalizzazione degli uffici curiali, anche la riforma dell’Istituto. Che nella gestione dei conti, nella trasparenza delle operazioni, nella chiarezza sulle sue finalità, nei privilegi concessi ai suoi dipendenti e collaboratori, non dovrà avere più ombre, così come richiesto dai cardinali durante le congregazioni generali prima del conclave.
«Sullo Ior c’è una leggenda nera», scrive il vaticanista del Tg1 Aldo Maria Valli nel libro «Il forziere dei Papi. Storia, volti e misteri dello Ior» (edizioni Ancora) uscito proprio ieri in libreria, «e tuttavia, poiché è il forziere dei Papi, ha più di tutti il dovere della trasparenza».