Parlare di fede con Monsignor Francesco Cosmo Ruppi, Arcivescovo Emerito di Lecce, é sempre un immenso piacere per la linearità e la coerenza dei suoi discorsi e  soprattutto del suo esempio. Con lui affrontiamo il delicato tema del relativismo, oggetto e centro di tante catechesi del Papa: ” ovviamente io non ho la pretesa di interpretare il Pontefice non tocca a me, anche se ho una idea ben precisa sul relativismo, sia etico che culturale”. Ce la illustri: ” intanto sono della convinzione che tra i due esista un profondo legame e non esiste il primo senza il secondo e viceversa. Il relativismo, come dice la stessa parola, consiste nella falsa idea che tutto sia relativo, che non esistano verità e valori certi, che ogni cosa, specie nella morale, possa essere messa in discussione e dunque porta spesso ad una fede fai da te, una fede debole che spinge a scegliere dalla Scrittura quello che piace e ad escludere quanto  ci da noia …

… o ci rende scomoda la vita. Insomma, il relativismo é  un cancro,una grandissima forma di egoismo e di schiavitù culturale ed anche etica”.

Come si fa ad evitare questo rischio?: ” cercando maggiore responsabilità, vivendo una fede autentica e matura, una fede chiara, ma coerente con quello che Cristo ci ha insegnato e che il Magistero della Chiesa propaga. Chi dissente da questo, non é sicuramente un buon cristiano. Poi contano anche le opere e dall’ amore e dalla carità, alla fine dei tempi, saremo giudicati”.

La Chiesa ha appena celebrato la Pentecoste: ” una cosa bellissima, la vera natura missionaria della Chiesa e la dimostrazione che Dio é amore, solidarietà, misericordia. Lo Spirito Santo sa fare opere grandiose e lo dimostra con gli Apostoli e Maria chiusi per paura nel cenacolo. Lo Spirito Santo dice, non abbiate paura, ci sono io con voi, sino alla fine dei tempi. Non sarete mai soli. Bene, la potenza dello Spirito spinge a proclamare senza timore, la Parola di Dio a tutti. Il cristiano, quello autentico, non deve avere paura del mondo, ma affrontarlo con carità e umiltà, senza scendere a compromessi. Da lui si chiede, anzi si pretende, una testimonianza autentica, che arrivi al martirio”.

Al martirio?: ” certo. Noi per martirio abbiamo sempre in testa una idea cruenta, di sangue e via discorrendo. Ma la parola martirio significa prima di tutto, testimonianza. La Chiesa ha bisogno di testimoni autorevoli e credibili, di esempi luminosi, perché se nella vita facciamo il contrario di quanto predichiamo in teoria, a che cosa serve?”.

A volte si dice che la Chiesa deve modernizzarsi: ” una cosa priva di senso. La Chiesa é moderna di per sé stessa in quanto é giovane. La Parola di Dio, é sempre la stessa, non é mai cambiata. Dunque la Chiesa deve essere fedele a questa Parola senza fare sconti. Magari cambiano i metodi di predicazione, ma la sostanza mai. Significherebbe tradire Cristo e la stessa Chiesa, venendo a patti col mondo”.

Bruno Volpe da Pontifex.Roma.it