Lo avevamo già detto la scorsa settimana, ma è giusto ripetersi: bisogna dare merito a Giuliano Ferrara di tenere viva l’attenzione sul dramma dell’aborto con una decisione e una energia sconosciute a gran parte del mondo cattolico.

E così facendo mostra anche tutta la menzogna di quella propaganda che vorrebbe ridurre la questione dell’aborto a uno scontro laici contro cattolici. Non è necessario essere cattolici per comprendere tutta la barbarie di questa eliminazione sistematica dei soggetti più deboli e vulnerabili della società. Basta l’uso della ragione.

Se ci ripetiamo è perché negli ultimi giorni Ferrara dalle colonne de Il Foglio è tornato due volte sull’argomento, la seconda delle quali – ieri – rispondendo al nostro editoriale del 21 ottobre firmato da Mario Palmaro. Sabato 22 ottobre, invece, aveva rispettosamente spiegato in prima pagina perché ritiene che la Chiesa sia oggi l’ostacolo più grosso a una vera battaglia culturale contro l’aborto. “La comprensione del peccato” insita “nell’amore”, dice in sostanza il direttore del Foglio, in qualche modo rende molli i cattolici che penserebbero più a “redimere” l’umanità che pecca – puntando su tempi lunghi – che non a intervenire drasticamente per bloccare questa vergogna “nel tempo legislativo e politico”. Poi, a Palmaro che gli ricordava l’errore di considerare come un dato acquisito e indiscutibile la legge 194 (se una cosa è male non può essere ammessa dalla legge), Ferrara risponde che una battaglia legislativa è di retroguardia, che “la sanzione giuridica del reato di aborto non funziona in un mondo relativista”. E quindi lancia la sua proposta: “superare la legge, darla per scontata, e opporre un amore sì, ma un amore paolino, un amore duro, ardente, di fede e di cultura, alla sordità morale che impedisce politiche pubbliche doverose contro l’aborto in ogni sua forma (compresa la manipolazione eugenetica dell’embrione umano)”.

Noi condividiamo appieno la parte fondamentale della proposta, quella dell’«amore paolino», della battaglia culturale per opporci alla sordità morale della nostra società. E non potrebbe essere altrimenti: nel nostro piccolo è quello che La Bussola Quotidiana fa già da quando è nata, meno di 11 mesi fa, non a caso nella ricorrenza dell’8 Dicembre, l’Immacolata Concezione: quale figura umana può più degnamente rappresentare questa battaglia culturale invocata da Ferrara? E l’Immacolata ci ricorda anche che l’opposizione all’aborto non nasce da una convinzione ideologica, ma da un sì alla vita, da un sì alla verità di sé che fa proprie tutte le ragioni e tutte le inquietudini e incertezze degli uomini e delle donne di ogni tempo.

Noi ci sentiamo già appieno in questa battaglia ricordando anche le profetiche parole di Giovanni Paolo II che all’incontro mondiale con le famiglie, a Rio de Janeiro nel 1997, disse chiaramente che la battaglia del Terzo millennio sarebbe stata attorno all’uomo, perché Satana, non potendo colpire Dio direttamente, si accanisce contro il vertice della Creazione, quella creatura fatta a Sua immagine e somiglianza. L’aborto, la sua banalizzazione, il tentativo di diffonderlo in tutto il mondo, addirittura la follia di volerlo inserire tra i diritti umani fondamentali, è il segno più evidente di quanto Giovanni Paolo II avesse ragione.

Quindi, caro Ferrara, su questo noi ci siamo, anche perché ci siamo sempre stati e il curriculum di tante firme de La Bussola Quotidiana non lascia spazio a dubbi. Ma siamo convinti che di questa battaglia culturale faccia anche parte riaffermare la profonda ingiustizia di quella legge che nel nostro paese ha introdotto l’aborto.

Non facciamo oggi una battaglia per cambiare quella legge, né indugiamo su questo, ma solo perché siamo consapevoli che non ci sono le condizioni culturali e politiche per poterlo fare. E su questo siamo perfettamente d’accordo. Ma un conto è dire che allo stato attuale la legge non si può cambiare, che non vale la pena discuterne, un conto è dire che la 194 va bene così. Se il giudizio sull’aborto è così chiaro – “un omicidio seriale” – non può non comprendere anche una valutazione sulle leggi che lo consentono. Come del resto è una proposta giuridica quella di riformare in senso anti-abortista l’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, un altro cavallo di battaglia di Ferrara.

Ma oltre che sul piano della logica è bene spiegare questo punto anche da un punto di vista storico ecclesiale. In fondo Ferrara ha ragione nel lamentare una certa ritrosia del mondo cattolico a impegnarsi sul tema dell’aborto: del resto la stessa campagna per il referendum del 1981 dovette fare i conti con una latitanza piuttosto diffusa tra i pastori della Chiesa italiana. E tutt’oggi è molto più facile trovare un vescovo che si scaldi e lanci anatemi contro la gestione privata degli acquedotti che non uno che faccia altrettanto contro la piaga dell’aborto.

di Riccardo Cascioli
Tratto da La Bussola Quotidiana