Ancora, il ruolo nefasto dei progressisti cattolici emerge in altre due campagne contro Benedetto XVI a proposito di due vescovi regolarmente scelti dal Papa che hanno dovuto rinunciare alle cariche: mons. Stanislaw Wielgus, nominato primate di Polonia, a causa della scoperta di documenti relativi a una sua collaborazione giovanile con i servizi segreti del regime comunista, e mons. Gerhard Wagner, nominato vescovo ausiliare di Linz, in Austria, contro cui si erano sollevati il clero e anche molti vescovi austriaci a causa di dichiarazioni sulla natura di castigo di Dio dell’uragano Katrina, sul carattere satanico dei romanzi del ciclo di Harry Potter e sulla possibilità di curare l’omosessualità tramite terapie riparative.

Secondo Introvigne le opinioni di monsignor Wagner sono condivise da molti nella Chiesa, anche dallo stesso Ratzinger, è sintomatico che il vaticano abbia ceduto alle pressioni del clero austriaco, guidato da un sacerdote che poco dopo ha ammesso pubblicamente di vivere da anni in una situazione di concubinato, mentre per il vescovo polacco, è probabile che abbia mancato di tatto, ha maldestramente cercato di nascondere i documenti sul suo passato, anche se un passato condiviso da oltre centomila persone in Polonia, tra cui numerosi sacerdoti e diversi vescovi; ma Vielgus, per Introvigne, veniva attaccato non tanto per il suo passato di essere collaboratore con i servizi segreti comunisti, ma per il suo presente, in quanto vescovo conservatore.

Nel marzo 2009 con il viaggio del Papa in Africa l’attacco entra in una fase nuova, scrive Introvigne. Sull’aereo che lo porta in Camerun come di consueto Benedetto XVI risponde alle domande dei giornalisti. Spiegò che l’Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi. Apriti cielo. L’intellighenzia laica di mezza Europa lo attaccò – scrive Rodari – Ma aveva detto una cosa giusta: per combattere l’Aids serve un’educazione dell’uomo che lo porti a considerare il proprio corpo in modo diverso. Fior di di immunologi sono con il Papa.

Benedetto XVI ha ricevuto attacchi anche da “destra” anche da persone di solito rispettose come gli  studiosi statunitensi George Weigel e Michael Novak, in tema di economia all’enciclica Caritas in veritate del 2009, giudicata da ingiustamente ostile al modello di capitalismo prevalente negli Stati Uniti, e delle polemiche sul terzo segreto di Fatima e sull’asserita esistenza di una parte del testo tenuta ancora segreta dal Vaticano. Sul merito si può certo discutere – per Introvigne – anche se sull’enciclica gli studiosi americani sembrano soprattutto stizziti per non essere stati consultati, com’era invece avvenuto per testi di Giovanni Paolo II – ma il tono e i veleni sono comunque segnali di un clima malsano.

Anche le aperture agli anglicani che, delusi dalle aperture della loro comunità al sacerdozio femminile e al matrimonio omosessuale, tornano a Roma, se è avversata “da sinistra” come pericolosa per l’ecumenismo – ma quale ecumenismo è possibile con chi celebra in chiesa matrimoni gay? – è attaccata anche “da destra” perché, prevedendo percorsi di accoglienza nella Chiesa Cattolica di sacerdoti anglicani sposati, sembra compromettere la difesa del celibato. Anche qui quella che è più grave è l’incomprensione del carattere globale dell’attacco al Papa da parte di certi sedicenti “conservatori”, che gettano benzina anziché acqua sul fuoco.

Ma l’attacco più agguerrito gli viene fatto sulla questione dei preti pedofili, lo accusano di aver coperto i sacerdoti che in passato si macchiarono del delitto della pedofilia. E’ veramente paradossale prendersela con lui che da cardinale, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato durissimo nei confronti dei preti pedofili, tanto da essere accusato di violare il loro diritto alla difesa e di essersi scontrato sull’argomento con numerosi colleghi vescovi. Oggi presentarlo al contrario come tollerante sul punto è semplicemente ridicolo, – scrive Introvigne – eppure trova talora credito tra i lettori meno informati dei quotidiani.

Si può parlare di un complotto contro il Papa? Gli autori del libro Attacco a Ratzinger e lo stesso Introvigne, cui faccio seguire un’ampia citazione, sono convinti che ci sono in atto tre diversi attacchi a Benedetto XVI, da parte di tre diversi nemici. “Il primo è costituito dalla galassia di lobby laiciste, omosessuali, massoniche, femministe, delle case farmaceutiche che vendono prodotti abortivi, degli avvocati che chiedono risarcimenti miliardari per i casi di pedofilia. Questa galassia, troppo complessa perché si possa ritenere che risponda a una sola regia, dispone però grazie alle nuove tecnologie dell’informazione di un potere che nessun altro nemico della Chiesa ha avuto nell’intera storia umana e vede nel Papa il principale ostacolo alla costruzione di una universale dittatura del relativismo in cui Dio e i valori della vita e della famiglia non contano.

Secondo Introvigne queste lobby hanno successo perché hanno arruolato un secondo nemico del Papa costituito dal progressismo cattolico e da quei cattolici e teologi – tra cui non pochi vescovi – i quali vedono la loro autorità e il loro potere nella Chiesa minacciato dallo smantellamento da parte di Benedetto XVI di quella interpretazione del Concilio in termini di discontinuità e di rottura con la Tradizione su cui hanno costruito per decenni carriere e fortune.

Le interviste ai cattolici progressisti permettono ai media laicisti di rappresentare la loro propaganda non come anticattolica ma come sostegno contro il Papa reazionario che vuole “abolire il Concilio”, cioè mettere in discussione il suo presunto “spirito”, dal momento che la lettera dei documenti conciliari dai giornalisti anticattolici non è neppure conosciuta e dai loro compagni di strada “cattolici adulti” è giudicata irrilevante. Infine In terzo luogo, Benedetto XVI ha anche un terzo nemico, inconsapevole e involontario ma non per questo meno pericoloso. Ci sono “‘attacchi’ involontariamente autoprodotti a causa delle numerose imprudenze e dei frequenti errori dei collaboratori” (p. 313) del Papa. Gli autori riportano diversi pareri sulla difficoltà di comunicazione della Santa Sede nell’epoca non solo di Internet ma di Facebook e di una telefonia mobile collegata al Web che fa sì che le notizie arrivino a centinaia di milioni di persone – per esempio i cinquecento milioni di utenti Facebook attivi ogni giorno – pochi secondi dopo essere state lanciate e siano archiviate come vecchie dopo qualche ora. Se una notizia falsa non è smentita entro due o tre ore, se a un attacco non si risponde al massimo entro ventiquattr’ore le possibilità di replica efficace si riducono a poco più di zero.

Se tutto questo è vero, il problema non è internet ma il numero sempre maggiore di persone – centinaia di milioni, appunto, non piccole élite – che a Internet sono collegate ventiquattro ore su ventiquattro tramite gli smartphone, i netbook o i vari iPad, e hanno un tempo di reazione a richieste o provocazioni che si misura in minuti e non più in ore. Sul punto il libro del giornalista italiano Marco Niada Il tempo breve (Garzanti, Milano 2010) dovrebbe forse essere letto anche da qualche vaticanista”.

Il Papa è consapevole di questi attacchi, è anche abbastanza interessato alle nuove tecnologie e alla necessità di migliorare le strategie di comunicazione della Santa Sede. Però anche in questo caso ribadisce che bisogna affidarsi comunque alla fedeltà alla preghiera, alla meditazione, al Cristo crocefisso. Conclude Introvigne: “È probabile che abbia ragione non solo, com’è ovvio, sul piano spirituale ma anche su quello culturale e sociologico, dove alla Chiesa non si chiede d’imitare i modelli dominanti ma di essere se stessa. Non tutti, anche tra i cattolici, sembrano averlo compreso”. (Massimo Introvigne, I Tre nemici del Papa, cesnur.org)

DOMENICO BONVEGNA

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