Durante l’Udienza Generale, papa Francesco ricorda che i dieci Comandamenti non sono un “insieme di no” ed invita a “pensarli in positivo”

da www.zenit.org di Luca Marcolivio

Nel corso dell’Udienza Generale odierna, tenutasi stamattina in piazza San Pietro, continuando il ciclo di catechesi sul Mistero della Chiesa, papa Francesco si è riallacciato all’immagine della “Chiesa-mamma”, già evocata nell’omelia di ieri mattina a Santa Marta.

“A me piace molto questa immagine – ha spiegato il Santo Padre –  perché mi sembra che ci dica non solo come è la Chiesa, ma anche quale volto dovrebbe avere sempre di più la Chiesa”.

Il Pontefice ha quindi sottolineato alcuni principi che dovrebbero animare l’educazione di una madre verso i propri figli. In primo luogo, essa “insegna a camminare nella vita”, indicando la “strada giusta” e lo fa “con tenerezza, con affetto, con amore, sempre anche quando cerca di raddrizzare il nostro cammino perché sbandiamo un poco nella vita o prendiamo strade che portano verso un burrone”.

Ogni mamma, inoltre, sa cosa è importante per un figlio, non perché l’ha “imparato dai libri” ma perché l’ha “imparato dal proprio cuore”.

Anche la Chiesa, come una madre, orienta i suoi figli nella vita, attraverso insegnamenti la cui base sono i dieci Comandamenti, anch’essi “frutto della tenerezza, dell’amore stesso di Dio che ce li ha donati”. Sebbene qualcuno possa obiettare si tratti semplicemente di “comandi” o un “insieme di no”, papa Francesco ha invitato a “leggerli” e a “pensarli in positivo”.

Tra le altre cose, i Comandamenti, ha sottolineato il Papa, ci invitano “a non farci idoli materiali che poi ci rendono schiavi, a ricordarci di Dio, ad avere rispetto per i genitori, ad essere onesti, a rispettare l’altro”: tutti insegnamenti che una mamma normalmente trasmette e “una mamma non insegna mai ciò che è male, vuole solo il bene dei figli, e così fa la Chiesa”, ha aggiunto il Santo Padre.

Anche quando un figlio “diventa adulto” e “si assume la sua responsabilità”, una mamma continua a seguirlo “con discrezione” e, quando sbaglia, “trova sempre il modo per comprendere, per essere vicina, per aiutare”.

Una mamma per i suoi figli sa “metterci la faccia” – ha detto Bergoglio, usando un’espressione tipica della sua terra – cioè è “spinta a difenderli” anche nelle situazioni più controverse: ad esempio, se finiscono in carcere, le mamme “non si domandano se siano colpevoli o no, continuano ad amarli e spesso subiscono umiliazioni, ma non hanno paura, non smettono di donarsi”.

Allo stesso modo, la Chiesa si dimostra una “mamma misericordiosa” con i figli che “hanno sbagliato e che sbagliano” e, senza giudicare, offre loro il “perdono di Dio”. La Chiesa non ha paura di entrare nella nostra “notte”, ovvero “nel buio dell’anima e della coscienza” e lo fa sempre “per darci speranza”.

La Chiesa, infine, come tutte le mamme, “sa anche chiedere, bussare ad ogni porta per i propri figli, senza calcolare, lo fa con amore”, in particolare pregando Dio, specie per i figli “più deboli” o che hanno preso “vie pericolose e sbagliate”.

A tal proposito, papa Francesco ha citato l’esempio di Santa Monica e delle sue tante preghiere e lacrime versate per il figlio Agostino, fino a farlo diventare anch’egli santo.

“Penso a voi, care mamme: quanto pregate per i vostri figli, senza stancarvi! Continuate a pregare, ad affidare i vostri figli a Dio; Lui ha un cuore grande! Bussate alla porta del cuore di Dio con la preghiera per i figli”, ha esortato il Pontefice.

Anche la Chiesa, quindi, prega per i propri figli in difficoltà: in essa vediamo “una buona mamma che ci indica la strada da percorrere nella vita, che sa essere sempre paziente, misericordiosa, comprensiva, e che sa metterci nelle mani di Dio”, ha poi concluso il Papa.