di Francesco D’Agostino

IMPEGNI AI QUALI NON SI PUO` VENIR MENO

Densa, come sempre, la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco alla 61ª Assemblea Generale della Cei. Le parole che egli ha pronunciato si muovo­no tutte nell’orizzonte della speranza: non la speran­za, a volte dolce, ma ingenua di chi cerca di rimuove­re le sofferenze del presente, augurando a sé e agli al­tri un generico futuro `migliore`, ma la speranza cri­stiana, di chi sa che sperare in modo autentico signi­fica mettere alla prova se stessi con un serio e fiducio­so operare nel mondo. Molteplici i temi trattati nella prolusione. A molti ap­parirà predominante, e non a torto, quello della pe­dofilia, affrontato dal cardinale in modo limpido ed e­splicito e soprattutto in stretta connessione con le in­dicazioni che provengono dagli insegnamenti e dalle indicazioni pastorali del Papa. Il tema è conturbante, ma la Chiesa non deve esitare ad affrontarlo; non è del mondo che il cristiano deve aver paura, ma del pec­cato e delle sue tragiche conseguenze, nella consape­volezza che la più autentica risposta che è possibile da­re al peccato, cioè la penitenza, appartiene anche es­sa all’ordine della grazia. Più che sulla pedofilia, sem­bra però opportuno soffermarsi oggi su altri due temi, non perché siano più rilevanti di questo, ma perché in essi, più ancora che in quello della pedofilia, siamo messi in grado di percepire la specificità dell’approc­cio ecclesiale a questioni che possiedono una rilevan­za non solo antropologica, ma più spiccatamente `ci­vile`; questioni, cioè, per le quali alcuni potrebbero pensare che un intervento da parte della Chiesa deb­ba essere ritenuto inessenziale, se non addirittura su­perfluo.

Non è così. La prima questione è quella demografica. Il presiden­te della Cei non rinuncia ai toni che gli sono propri, ca­ratterizzati da una pacata fermezza. Ma non è possi­bile sottovalutare la forza di un’affermazione che egli fa, quella secondo la quale l’Italia sta andando «verso un lento suicidio demografico». All’affermazione se­guono le cifre che le danno sostanza: oltre il cinquan­ta per cento delle famiglie oggi è senza figli; tra quelle che ne hanno, la metà ha un figlio solo; solo il cinque per cento delle famiglie con prole ha tre o più figli. Il cardinale non usa molte parole per spiegare il signifi­cato antropologico di questi dati: se viene meno la co­scienza del valore che ha l’aver figli viene inevitabil­mente meno la percezione del valore della vita stessa. I figli, dice Bagnasco, sono «doni che moltiplicano il cre­dito verso la vita e il suo domani»; essi sono, in altre parole, il segno che la vita ha un senso e che ha un sen­so lottare per darle un senso. Il necessario e doveroso impegno dello Stato nel sostegno delle famiglie non va visto quindi solo in chiave economico-politica, ma in un orizzonte più ampiamente antropologico.

L’altra grande questione affrontata è quella dell’ormai prossimo anniversario dell’unità d’Italia: un tema sul quale, dice il presidente della Cei, è doveroso con­frontarsi «da persone adulte». Che l’ unità del Paese sia una conquista irrinunciabile è un dato acquisito, così come è da ritenere acquisito che l’unità non vada in­terpretata come il prevalere di un progetto su altri pro­getti, ma come il «coronamento di un processo», di un lungo processo nazionale, culturale, artistico, e so­prattutto religioso; un processo di cui i cattolici sono stati protagonisti, al punto da poterli qualificare – con un’ espressione a suo modo ardita – «tra i soci fonda­tori di questo Paese». Anche le questioni più laceran­ti che hanno tormentato tante coscienze nel corso del processo risorgimentale sono ormai ricomposte: l’e­splicita citazione dei nuovi accordi concordatari tra Stato e Chiesa del 1984 serve a sottolineare come, an­che in questo ambito, la «pacificazione» sia ormai com­pletamente raggiunta. Tutte queste osservazioni, av­verte però il cardinale, vanno intese non come rivolte verso il passato, ma come aperte al futuro, perché il no­stro «stare insieme» si radichi sempre di più nella vo­lontà di «volersi reciprocamente più bene». Questo è il grande insegnamento, nello stesso tempo `politico` e `meta-politico` che, tramite le parole di Bagnasco, la Chiesa rivolge a tutti i cittadini: il nostro vincolo na­zionale non si fonda su meri interessi, o su accordi po­litico- procedurali, né meno che mai sulla condivisio­ne di sentimenti nazionalistici o narcisistici. Esso si fonda sulla consapevolezza che esiste un bene comu­ne di noi italiani, un bene che va costantemente pro­mosso attraverso riforme concrete e intelligenti. A que­sto impegno i cattolici non vogliono, né possono ve­nir meno.

da Avvenire