Serve un’evangelizzazione “a croce”: orizzontale per estensione, verticale per profondità

di Roberta Sciamplicotti

ROMA, giovedì, 12 novembre 2009 (ZENIT.org).- In un mondo in cui Internet è ormai uno dei principali veicoli di informazione, la Chiesa non può esimersi dall’esservi presente, perché ha una buona notizia da diffondere, quella di Gesù Cristo.

Su questa base si svolge in Vaticano, da questo giovedì al 15 novembre, l’incontro della Commissione Episcopale Europea per i Media (CEEM), la cui Plenaria è dedicata al tema “La cultura di Internet e la comunicazione della Chiesa”.

Nel suo saluto all’assemblea all’apertura dell’evento, il Cardinale Josip Bozanić ha affermato che visto che Internet “non è solo un recipiente che raccoglie diverse culture”, ma “produce cultura”, “appare evidente chiedersi quale rapporto intrattiene questa ‘nuova’ cultura con quelle dette ‘tradizionali'”.

“Quali implicazioni ha la presenza di Internet, oggi, per la missione della Chiesa? Quali ripercussioni ha nell’opera di evangelizzazione delle culture e di inculturazione della fede? Come Internet è entrato nella pastorale ordinaria delle nostre diocesi e delle nostre parrocchie?”, si è chiesto.

Il Cardinale ha ricordato che finora Internet è stato considerato “per lo più come uno strumento”, ma oggi bisogna prendere atto che è “innanzitutto un mondo”.

“Il crescente peso che sta assumendo nella vita delle persone in generale, e non solo dei nostri fedeli, ci impone quindi di annunciare il Vangelo anche in questo altro mondo”, ha osservato.

La Chiesa, ha ricordato il porporato, nella sua storia millenaria “ha sempre saputo cogliere la bontà degli strumenti di comunicazione sociale per l’edificazione del genere umano”, essendone in non pochi casi anche “una grande promotrice”.

Nel contesto attuale, ha di fronte a sé una nuova sfida, “quella innanzitutto di essere presente sulla rete con il suo messaggio di amore”.

La presenza ecclesiale in Internet è quasi una necessità per non rimanere “a margine dello sviluppo tecnologico”, ma soprattutto perché la Chiesa “ha una Buona Novella da comunicare” e perché “è in Internet che è possibile capire e si sta costruendo il modello antropologico dell’uomo di domani”.

Dal canto suo Jean-Michel di Falco Léandri, Vescovo di Gap e di Embrun e Presidente della CEEM, ha dichiarato che non si può fare “lo struzzo” ignorando la realtà: “Internet si trasforma, trasforma la nostra società e non può non trasformare la Chiesa, non può non trasformare il nostro modo di essere e di agire come Chiesa, con il rischio di non essere più testimoni di Cristo nel mondo di oggi”.

La cultura digitale, ha ricordato, “si dota di una propria grammatica, di una lingua in costante e veloce evoluzione”.

“La nostra generazione soffre di un’eccessiva tendenza a considerare come superficiale tutto ciò che è breve, istantaneo, basato sull’emozione”, ma la Chiesa nella sua storia “non ha considerato come vettori di verità soltanto i lunghi trattati di teologia”, sapendo “esprimere la sua fede in modo conciso e convincente”.

Per questo, deve essere presente anche in Internet, con un sito che dovrebbe “poter mettere in contatto con Gesù Cristo e con una Chiesa viva, una comunità in cui si vivono l’unità e la carità”.

Bisogna dunque rivolgere un appello ai sacerdoti a “circondarsi di laici competenti per l’implementazione dei loro siti parrocchiali o di movimenti, una chiamata a collaborare, una chiamata ad accompagnare i laici che si stanno lanciando, o che si sono già lanciati, nell’evangelizzazione via Internet”.

“Dobbiamo promuovere una presenza cristiana sul web fatta dunque di operatori, sacerdoti inclusi, che certo conoscano bene le tecniche di comunicazione, ma che sappiano offrire anche degli spazi per la ricerca, l’incontro, il dialogo, la preghiera”.

Visto che Internet “fa sempre più parte integrante della vita quotidiana”, del resto, “non esservi presenti equivale a tagliare fuori una buona parte della vita delle persone”.

Un sito Internet cristiano, ha aggiunto, “deve evitare il politichese, evitare di essere esso stesso un ideologo che cerca di imporre la propria verità”, rappresentando un sito “aperto al dialogo e al dibattito”, “pur mostrando che non transigerà su certi principi che sono accettati da tutti e dovunque”.

Come ogni strumento che moltiplica le capacità umane, ha proseguito, Internet “è portatore tanto di minacce quanto di potenzialità”.

“Tutto dipende dall’uso che se ne fa. La moralizzazione di Internet non si farà senza la moralizzazione degli uomini, e in primo luogo di noi stessi”.

“Così come la croce ha il suo asse verticale e il suo asse orizzontale, così deve essere la nostra evangelizzazione nella rete: orizzontale per la sua estensione, verticale per la sua profondità e la sua qualità”, ha concluso.