di Don Antonello Iapicca

[040.jpg]Mentre i media sono indaffarati a spulciare le veline e a dar conto d’ogni spiffero che, velenoso, scivola tra le porte del Vaticano; mentre vaticanisti e commentatori cattolici si prodigano a dar buoni consigli su come far luce e chiarezza; mentre gli avvoltoi se la godono alle spalle d’una Chiesa impallinata da gossip e menzogne; mentre atei devoti che ancora non percepiscono la prospettiva celeste dell’agire cristiano strattonano laici e prelati cercando di arruolarli per guerre e che non gli appartengono; mentre intorno alla Chiesa impazza il circo mediatico che neanche fossero le ultime ore del calciomercato; mentre tutto questo, il Papa parla d’altro. E da molto tempo. “Nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare un fuoco missionario, il quale spinge incessantemente a portare il primo annuncio del Vangelo e, dove necessario, ad una nuova evangelizzazione: è Cristo, infatti, il bene più prezioso che gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo hanno il diritto di conoscere e di amare! Ed è consolante vedere come anche nella Chiesa di oggi sono tanti – pastori e fedeli laici, membri di antichi ordini religiosi e di nuovi movimenti ecclesiali – che con gioia spendono la loro vita per questo ideale supremo: annunciare e testimoniare il Vangelo!”. Questo ha detto ieri il Papa nell’Udienza generale. Evangelizzazione e Nuovi movimenti. Di questo, tra titoli, occhielli e commenti, assolutamente nulla. Il Papa ha una visione chiara del mondo e della Chiesa. E’ molto semplice, perchè evangelica.

1. Il mondo non conosce Cristo, o lo ha abbandonato.
2. Per questo giace nelle tenebre e nella morte di un relativismo che tutto avvelena.
3. Occorre evangelizzare, tutti e ovunque, perchè tutti hanno diritto a conoscere e amare Cristo.
4. Lo Spirito Santo ha provveduto all’urgenza missionaria donando alla Chiesa i Nuovi Movimenti e le Nuove Comunità.
5. Accoglierli, sostenerli e guidarli con molto amore è questione decisiva.

Le famiglie si stanno disintegrando. Aborto, droga, pornografia, eutanasia, e molto altro, il pane quotidiano del mondo. E’ qui il fronte della Chiesa, e non bastano denunce, convegni e neanche battaglie politiche. Importanti certo, ma non decisive. Secondo il Foglio di Giuliano Ferrara “la salute della chiesa ovviamente interessa tutte le persone sane di mente e di spirito. Noi in particolare, convinti come siamo che prima …. di tutto il resto, e alla pari con la fede per chi ce l’ha, viene la grandezza umana, storica, événementielle, del grande cartellone messo in piedi dal Messia, da Pietro e Paolo, che tiene banco da duemila anni con molto trambusto, molto bel dramma, molte cose da dirci per ammaestrarci ed educarci alla filosofia e alla teologia e alla buona vita, e molto onore. Sconcertano soprattutto i peccati di vanità, di leggerezza, di spirito combriccolare e di carrierismo minore”. Per continuare ad essere ammaestrati ed educati occorre però, tra tanto sconcerto per la vicenda Boffo, “la decapitazione di chi mise pubblicamente, e sul Corriere della Sera, il suggello del Vaticano sulla violenta calunnia contro Boffo”. Che sia lui il fumo di satana in Vaticano, “parrebbero sussistere pochi dubbi”, il che è già un’eufemismo per chi, garantista con i politici, diviene un pasdaran talebano quando si tratta di giornalisti vaticani. Per la decapitazione dell’infedele infatti è solo “questione di ore, di giorni o di pochi mesi. Sempre che la chiesa voglia bene a se stessa e al suo mistero”. Peccato che il mistero della Chiesa sia innanzitutto misericordia; la sua grandezza storica consiste esattamente nell’esplicitazione teologica, filosofica, pastorale, liturgica, artistica di questa misericordia, l’amore infinito di Dio ad ogni uomo. La possibilità di ricominciare, di risuscitare. Che vuoi che gliene importi del caso Boffo a tua cugina che si sta separando, o al tuo collega che ha un figlio che si droga. Che vuoi che importi delle zuffe giornalistiche. Importa piuttosto se c’è una speranza. Vera, reale, sperimentabile. Importa se Cristo è risorto davvero e se ha relazione con me oggi. Di questo si occupa il Papa, e così vuol bene alla Chiesa, e per questo la guida instancabilmente sui cammini dell’evangelizzazione. Gossip, smentite, tribunali, sono nient’altro che brandelli decadenti di un mondo che brancola nel buio. Le vendette e le teste mozzate sono variabili carnali d’una Chiesa che è impastata di terra. Ma proprio questa è la sua grandezza, la misericordia che brilla sulle piaghe della carne, l’amore sul quale si infrange il male. Ghigliottine? No grazie, anche se le spinte mediatiche libereranno probabilmente la lama sulla testa del reprobo di turno, esito lucente della novella inquisizione mediatica. Esattamente come accadde con Boffo. Occhio per occhio, dente per dente, e la Chiesa è salva. Moralismo di chi non conosce la vera grandezza della Chiesa. Essa trapassa la morte e il peccato, perdona, ama i nemici, porge l’altra guancia, sempre, perchè Cristo è risorto! Non lasciamoci intrappolare tra le parole vuote che dipingono una chiesa di carta o borgesca, come una corte rinascimentale di trame e veleni. Dice al Foglio Vittorio Messori: “Ciò che conta, è che il Papa – come è il grande Benedetto XVI – sia un maestro della fede e non sia eretico. E’ questo che deve eccitare il credente, che deve suscitare il suo interesse. Tutto il resto fa parte della vita e a chi ha fede interessa molto poco”. La fede dunque, e fede adulta, che è donata attraverso la predicazione, che cresce nell’iniziazione cristiana, che è custodita con la formazione permanente. La fede capace di mostrare nella vita quotidiana le tracce sicure del Cielo. Lasciamoci afferrare dalle parole del Papa, dalla Chiesa reale che percorre, instancabile, le strade del mondo con il cuore ardente di zelo missionario. Senza di esso, non esisterebbe la Chiesa, e i giornalisti e le loro fonti, rimarrebbero senza lavoro.

Il Papa: nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare un fuoco missionario. Consolano i nuovi movimenti che con gioia annunciano il Vangelo

San Domenico ci rammenta che nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare un fuoco missionario, il quale spinge incessantemente a portare il primo annuncio del Vangelo e, dove necessario, ad una nuova evangelizzazione: è Cristo, infatti, il bene più prezioso che gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo hanno il diritto di conoscere e di amare! Ed è consolante vedere come anche nella Chiesa di oggi sono tanti – pastori e fedeli laici, membri di antichi ordini religiosi e di nuovi movimenti ecclesiali – che con gioia spendono la loro vita per questo ideale supremo: annunciare e testimoniare il Vangelo!…Viaggiando, Domenico si rese conto di due enormi sfide per la Chiesa del suo tempo: l’esistenza di popoli non ancora evangelizzati, ai confini settentrionali del continente europeo, e la lacerazione religiosa che indeboliva la vita cristiana nel Sud della Francia, dove l’azione di alcuni gruppi eretici creava disturbo e l’allontanamento dalla verità della fede. L’azione missionaria verso chi non conosce la luce del Vangelo e l’opera di rievangelizzazione delle comunità cristiane divennero così le mète apostoliche che Domenico si propose di perseguire. Fu il Papa, presso il quale il Vescovo Diego e Domenico si recarono per chiedere consiglio, che domandò a quest’ultimo di dedicarsi alla predicazione agli Albigesi, un gruppo eretico che sosteneva una concezione dualistica della realtà… Domenico accettò con entusiasmo questa missione, che realizzò proprio con l’esempio della sua esistenza povera e austera, con la predicazione del Vangelo e con dibattiti pubblici. A questa missione di predicare la Buona Novella egli dedicò il resto della sua vita. I suoi figli avrebbero realizzato anche gli altri sogni di san Domenico: la missione ad gentes, cioè a coloro che ancora non conoscevano Gesù, e la missione a coloro che vivevano nelle città, soprattutto quelle universitarie, dove le nuove tendenze intellettuali erano una sfida per la fede dei colti.