da La Voce di Venezia

L’ avanzare dell’Islam (53 milioni in Europa di cui 16 nella UE), gli attacchi oltreoceano ripetuti, strumentali, ed artificiosi a benedetto XVI sulla presunta copertura della pedofilia di una minoranza estremamente esigua del clero (stranamente è il Papa che più di ogni altro ha contrastato questo crimine apertamente), “la dittatura del relativismo”, il Far West nella bioetica (la maternità surrogata, la locazione d’utero, la ginecologia self- service, il turismo procreativo, ecc. ),

le unioni di fatto, i matrimoni fra uomini e donne omosessuali, la negazione della divinita’ di Cristo (in alcune Facoltà Teologiche in odore di eresia, nei film, nella letteratura moderna dei vari Augias, del matematico Odifreddi, della scienziata Margherita Hack, del pareysoniano Vattimo, di Giorello, di Galimberti, del parmenideo Severino, di Umberto Eco, e di Cacciari), l’ eclissi di Dio, il libero esame della “sola Scriptura”, l’accesso della donna al sacerdozio, l’elezione popolare dei Vescovi, l’abolizione del celibato dei preti, (don Antonio Mazzi propone la chiusura nelle varie diocesi dei Seminari minori: elementari, medie inferiori e liceo per evitare occasioni di omosessualità fra i candidati al sacerdozio, mentre il vescovo di Cremona, Dante Lanfranconi, dice capziosamente che “il celibato dei preti non è un dogma”).

Va detto, a chiare lettere, che l’obiettivo principale di coloro che vogliono l’abolizione del celibato dei sacerdoti è quello di recuperare 100 mila preti che negli ultimi anni hanno lasciato la Chiesa Cattolica che si aggiungerebbero ai 410 mila sacerdoti attuali.
In questo modo i progressisti avrebbero 100 mila sacerdoti dentro la Chiesa su cui contare che sono 1/5 del clero mondiale per portare avanti le loro istanze, in aperto dissenso dottrinale, la critica corrosiva, il dubbio sistematico, le moderne eresie, e in un certo senso un magistero parallelo e una Chiesa dentro la Chiesa creando sconcerto e disorientamento fra il Popolo di Dio. Ne vale la pena se l’obiettivo è politico e non religioso?

E ancora: assistiamo alla negazione di alcuni dogmi cattolici ( il peccato originale, la dottrina della creazione, la resurrezione di Cristo e la salvezza che viene da Dio). E ancora: la negazione del peccato e della redenzione ( l’uomo si salva da sè dice lo gnostico, ex sacerdote, e dottor Vito Mancuso docente a contratto di Teologia moderna e contemporanea in una Università che – guarda caso – non ha nulla a che vedere con la Chiesa cattolica), la negazione di satana e dell’ eternità dell’ inferno, la negazione dell’immortalità dell’anima, l’autosufficienza con la quale l’uomo moderno si compiace e si illude di poter qualificare come superata una mentalità religiosa, ritualizzata per di più, quale la santa Chiesa non cessa di predicare come necessaria e sublime, per dirsi ormai emancipato dalla fede cristiana e per professarsi pago della propria fede nella scienza, nella ragione, quasi che proprio dalla scienza e dalla ragione non sorgesse una implorazione insopprimibile alla sfera religiosa e alla certezza cristiana.

L’ ‘Eucarestia considerata – a torto – solo Memoriale, e non già Presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo, un malinteso pluralismo, la contestazione dei preti di base, la crescita delle sette o dei nuovi movimenti religiosi, l’accorpamento di parrocchie, il terrorismo internazionale, la richiesta di maggiore collegialita’ e il ridimensionamento del Primato di Pietro, il relativismo etico e religioso, i Seminari semi vuoti in moltissime Diocesi (perchè, invece, non ci domandiamo, Signor Vescovo di Cremona, perchè i Neocatecumenali, i Legionari di Dio, l’Opus Dei la Comunità di san Pio X , fanno il pieno di seminaristi contrariamente ai seminari diocesani?).

Ci sono infine i giovani che non si accostano ai Sacramenti, alla Messa domenicale e che non pregano più. La parrocchia intesa da qualche credente solo come “stazione di servizio” in cui ricevere a tappe: battesimo, comunione, cresima, matrimonio e funerale oppure considerata da qualche prete come una “bottega” che si apre alle 7 di mattina e si chiude alle 19. E i rapporti con i fedeli che ogni prete dovrebbe avere, dove sono finiti?
Dobbiamo evidenziare altresì la fede spenta di tanti giovani accanto ad un risveglio religioso o “riscoperta del sacro” che troviamo soprattutto nei movimenti ecclesiali, nelle Giornate mondiali della gioventù, ma non nelle parrocchie. Insomma, ci troviamo delle “chiese” dentro la Chiesa, ma si ha paura di denunciare questa tendenza che porta all’isolamento. E ancora: la diffusa ignoranza religiosa dei fedeli laici cristiani che ha costretto papa Benedetto XVI a licenziare un Compedio della fede cattolica voluto fortemente da Giovanni Palo II.

Da ultimo, come negare il neopaganesimo, la scristianizzazione e la secolarizzazione che rendono quasi impossibile e difficile l’annuncio del Vangelo?

Sono queste alcune minacce che insidiano il Pontificato di Benedetto XVI. Anche se Egli porta avanti con determinazione la difesa della vita, della famiglia e della liberta’ di educazione dei figli e del bene comune. Pensiamo, poi, alla cattolicissima Spagna dove Zapatero ha fatto tabula rasa di tutto ciò che è riconducibile alla morale sessuale cristiana e alla legge naturale di Dio. E all’ Olanda dove ora si può praticare l’eutanasia al di sotto dei 12 anni e celebrare matrimoni gay, e alla Germania terra natale di Benedetto XVI ove si recherà quattro giorni (dal 22 al 25 settembre p.v.) per incontrare gli esponenti delle varie religioni cristiane, l’episcopato, i teologi dissidenti, il clero, i religiosi e le religiose, i giovani, i fedeli cristiani laici, le vittime degli abusi sessuali del clero, e a pronunciare uno storico discorso dinanzi il Parlamento tedesco. La Germania, che il Papa conosce a menadito, è terra della teologia del dissenso perchè protestante (luterana,calvinista evangelista per il 31%) ma ovviamente è anche cattolica ( 30,6%), ortodossa (1,5%) e c’è da registrare la presenza islamica (5%) con 4 milioni di persone, 2.500 moschee e 300 mila associazioni islamiche. Gli Ebrei invece hanno 200 mila aderenti, i buddisti 250 mila praticanti e infine ci sono 100 mila induisti. Vedremo se anche questo terzo viaggio apostolico di Benedetto XVI nella sua patria sarà un successo come recentemente in Spagna e lo scorso anno nel Regno Unito.
In Germania infatti ci sono ben 30 milioni di tedeschi che si dichiarano non credenti e che corrispondono al 35% della popolazione.

Naturalmente, il contesto culturale odierno che rende difficile la missione del Papa nel mondo di oggi e’ il seguente: materialismo, nichilismo, scientismo, scetticismo, razionalismo, neo positivismo logico, soggettivismo, strutturalismo, storicismo, indifferentismo religioso, secolarismo, neopaganesimo e l’ateismo; temi di estrema attualita’ e all’ordine del giorno nella Chiesa di papa Benedetto XVI. Il grande teologo domenicano francese, Yves Congar, morto nel 1995, esiliato a Gerusalemme e a Cambridge, per le sue posizioni sul laicato e sul’ecumenismo, ritenute troppo progressiste all’interno della Chiesa degli anni 50, e poi promosso perito conciliare negli anni 60 , parlò della Chiesa cattolica come di una “cittadella assediata”. Un termine coniato dal teologo domenicano che ha avuto tanta fortuna nella Chiesa. Possiamo dire, oggi, con onestà intellettuale, che la Chiesa cattolica guidata da papa Benedetto XVI nel 2011 è una cittadella assediata? Io credo di si.

Per certi versi, è assediata da un laicismo ideologico e intollerante, intriso di menzogne e pregiudizi. Incominciamo dalla Chiesa. Per essi è solo peccatrice, è “meretrix”, non si evidenzia volutamente che è “santa, casta e immacolata”, come diceva san Paolo nelle sue Lettere : intravediamo nella loro concezione di Chiesa la tanto declamata dicotomia tra Gesù e la Chiesa che piace cosi tanto ai laicisti e ai “cattolici filo protestanti” del nostro tempo. Ci si dimentica che essa fu fondata da Gesù Cristo che, rivolgendosi a Pietro, gli disse : “Tu sei Pietro e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa”. E ci piace sottolineare che Gesù usa un aggettivo possessivo: “la mia” Chiesa. Da qui l’origine divina della Chiesa che, appunto, è santa. Il non riconoscere che essa è Mistero, che la santità della Chiesa deriva dal suo fondatore che l’ha edificata, significa favorire una teologia molto vicina ad alcune sette protestanti eretiche. Sant’Agostino diceva molto bene che Cristo e Chiesa formano il “Cristo totale”, e questo dovrebbe valere soprattutto per chi critica la Chiesa cattolica generalizzando, criminalizzando, e omettendo le verità storiche oggettive. Questi laicisti vedono, nella loro analisi storica, sbrigativa e rozza di oltre 2000 anni del Cristianesimo, solo le “nefandezze” e ” l’impressionante sequela di misfatti, tutti dovuti a commistioni di fede e potenza mondana.” Vedono solo le ombre della Chiesa cattolica (crociate, inquisizione, vendita delle indulgenze, caccia alle streghe, corruzione e avarizia del clero) e tralasciano volutamente le luci. E allora gli rinfreschiamo la memoria: i Martiri che, piuttosto che rinnegare la loro fede in Cristo, morirono sbranati dalle bestie feroci, i Santi, i Beati, i Padri e i Dottori della Chiesa, l’arte e l’architettura cristiana , la presenza dei segni cristiani come il Campanile e il Crocifisso, i missionari (preti, diaconi, religiosi e religiose) e i volontari in terra di missione accanto ai malati di lebbra e di Aids. Padre Damiano, lebbroso con i lebbrosi all’isola Molokai in Oceania, i Petits Frères e delle Petites Sœurs de Charles de Foucauld, ormai sparse per il mondo, e le tante, tante Figlie e Suore e Ancelle della Carità d’innumerevoli Famiglie religiose, e di tante iniziative benefiche, dicono con l’eroismo della loro immolazione che cosa fa la Chiesa nel mondo; lo dicono, disseminate nelle grandi Città e nei sobborghi delle periferie urbane, con ammirabile perseveranza, le schiere di Dame, di Compagnie, di Conferenze e di gruppi derivati da San Vincenzo de’ Paoli, di laici e di giovani anche, che insigniti di tale nome, o di quelli d’altri Santi o Sante, e di innumerevoli buoni cristiani dappertutto nel mondo, vanno cercando il Povero, dovunque si trovi, con lo sguardo avido di scoprirvi la trasparenza evangelica rivelatrice del volto umiliato di Cristo: “ogni volta che avete fatto opera di carità anche ad uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, Gesù Cristo che parla (Cfr. Mt 25, 35-45).

Chi è questo Me, che si presenta nel volto dolente dell’uomo qualunque per farsi oggetto d’un superlativo e inestinguibile amore? È il Cristo che ispira, guida, sostiene, trasfigura, santifica il programma, nella sua parte più impegnativa ed espressiva, della sua Chiesa: perché tale è il suo programma, tale il suo genio; amare e servire Cristo-Dio nell’Uomo che soffre. Madre Teresa, che ha speso la sua vita fra i Poveri senza numero a Calcutta, San Giovanni Bosco e l’educazione impartita ai tantissimi giovani per fargli avere almeno una alfabetizzazione e una cultura professionale; San Francesco d’Assisi e il suo stile di povertà. Bastino questi santi come esempio fra migliaia di essi. E ancora: il lavoro dei monaci per trasmetterci opere letterarie di immenso valore e pregio; le opere di carità, la solidarietà verso gli ultimi della terra , gli ordini religiosi che operano nel campo della sanità, dell’assistenza e dell’ istruzione, e la difesa dei diritti umani. Da ultimo il contributo fondamentale alla costruzione dell’Europa. Tutte cose che gli anticlericali trascurano volutamente. Per loro la Chiesa è fatta solo di ombre, e i lati positivi, il bene che essa ha fatto e che continua a fare non bisogna mai menzionarli. Essi non contestualizzano mai i fatti storici. L’importante è denigrare: qualche cosa resterà.

Ad altri laicisti e anticlericali non piace l’insegnamento di religione cattolica nelle scuole statali , ma, stranamente, gli sta bene un’ora coranica impartita da qualche imam che potrebbe educare le nuove generazioni all’odio, alla vendetta e alla guerra santa manipolandole e indottrinandole. L’ora di religione cattolica, nonostante che venga scelta massicciamente dal 90 % degli studenti e studentesse italiani è considerata un “privilegio” per la Chiesa Cattolica. Peccato che essi fingano di non sapere che il Concordato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede che assicura l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole di stato, è stato ratificato dalla legge n.121 del 25 marzo 1985 dal Parlamento italiano a larghissima magggioranza per l’importanza e il valore della cultura religiosa che rientra nelle finalità della scuola e inoltre perchè “i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”.
E, infine, dimenticano che è un’ora scelta dalle famiglie e dagli studenti impartita da professionisti della cultura religiosa e non imposta dal curriculo scolastico.

La Chiesa, infine, secondo laicisti e anticlericali non deve invocare l’dentità cristiana quando si toccano temi della morale tradizionale, come la vita, la famiglia, il matrimonio o quando si propone una politica di difesa nei confronti dell’Islam integralista e fanatico. Altri pretenderebbero di mettere il bavaglio al romano Pontefice e ai Vescovi perchè ritengono che queste materie siano di esclusiva pertinenza dei laici e non dei cattolici che addirittura, a loro dire ,non devono usare la parola magica identità cristiana. Ma, a questo punto, ci domandiamo, non senza preoccupazione, se costoro abbiano letto la Bibbia il libro sacro di Ebrei e cristiani che permea la civiltà occidentale. Oppure, se, queste, sono loro intime aspirazioni: cioè una Chiesa che diventi sempre più un edificio fatto di mura, che non abbia niente di spirituale e di divino e che soprattutto non si pronunci mai in determinati temi e materie dello Stato rinunciando al Magistero e alla Sacra Tradizione in modo tale che stia ai margini relegata in qualche ghetto o nelle nuove catacombe. Della Chiesa cattolica si può dire tutto il male che si vuole in nome di un malinteso pluralismo ideologico e religioso. Poi ci sono, nei confronti della Chiesa, forme più o meno esplicite di ostracismo e di persecuzione, oppure di intolleranza e di esclusione per tutto ciò che è cristiano o ricorda il cristianesimo: si pensi alla richiesta di togliere il crocifisso dalle aule scolastiche e l’ora di religione cattolica per non offendere la sensibilità dei non credenti o degli alunni che professano religioni non cristiane. ” È il destino del cristianesimo di essere rigettato da chi non ha una visione religiosa della vita e, nei suoi comportamenti e nelle sue scelte, si ispira al «relativismo etico», che ignora ogni legge morale di ordine trascendente e quindi avente valore assoluto e sovrastorico. D’ altra parte, in un mondo pluralista e multiculturale qual è il nostro, è normale che ci siano visioni e opzioni etiche diverse e contrastanti”. (Editoriale de La Civiltà cattolica 18.12.2004). Pensiamo, infine, all’Europa che sta perdendo la sua «anima», che è cristiana e liberale: nella coscienza europea i grandi valori etici che definiscono l’«identità» europea stanno scomparendo. Naturalmente ciò metterebbe in pericolo la sopravvivenza stessa della civiltà europea, proprio nel momento in cui essa ha bisogno di una forte identità per non essere sopraffatta dall’islam.

Quest’ultimo preme alle porte dell’Europa, presentandosi con una forte identità non solo culturale e politica, ma anche — anzi, soprattutto — religiosa e morale e accusando gli europei di essere «miscredenti», «corrotti» e schiavi di un «relativismo morale», che li conduce al nichilismo e alle peggiori aberrazioni in campo etico. Ma il Predecessore di Benedetto XVI, san Pietro, ci ha detto due cose importanti che intendiamo ribadire oggi alla fine del 2011: a) “Siate forti nella fede”; b) “Rendete ragione a chiunque vi domandi della speranza che è in voi”. Come? “Con dolcezza, con rispetto e con coscienza retta.” Fin qui san Pietro. Certo, di fronte alla minaccia verso l’istituto della famiglia di cui abbiamo parlato prima con aborto, divorzio, unioni di fatto, matrimoni e adozioni gay, e al far west nel settore della bioetica, ci sentiamo un po’ assediati, ma forti nella fede.

Paolo VI ci ha sempre detto di non essere dei cattolici pavidi, vili, e mediocri, quindi non possiamo rinunciare alla testimonianza e alla coerenza ai principi e ai valori del Vangelo cedendo alla fatalità degli avvenimenti, alla seduzione e al trionfo delle mode e abituandoci ad un cristianesimo nominale e anagrafico. No, dobbiamo a costo di essere impopolari, difendere la nostra identità.
Il caso serio della Chiesa – come afferma autorevolmente l’Arcivescovo emerito di Milano, card. Dionigi Tettamanzi – è proprio l’evangelizzazione e la trasmissione della fede. E’ da qui che dobbiamo partire, non da un nuovo Concilio Ecumenico ( richiesto da alcuni Vescovi del Sud del mondo e da tre cardinali: l’italiano Martini, il giapponese Hamao e il brasiliano Arns; Concilio ecumenico che nel “sogno” del gesuita Martini dovrebbe portare avanti le istanze progressiste che sono state sconfitte nel Conclave che, nell’aprile 2005, ha eletto al soglio pontificio Benedetto XVI a larghissima maggioranza, segno dell’unità della Chiesa universale. Il nostro auspicio è che i 193 Cardinali ( di cui solo 120 facenti parte del Conclave), gli oltre 5.000 Vescovi e i 410 mila sacerdoti dei cinque continenti si stringano unitariamente di fronte alle sfide del terzo millennio che interpellano fortemente la Chiesa cattolica, attorno a Benedetto XVI, non solo come successore di Pietro, ma anche come perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità dei vescovi e di tutto il Popolo di Dio. Il suo compito non è facile: annunciare il Vangelo a tutti, confermare i fratelli nella fede, e pascere le pecore o gli agnelli che gli sono stati affidati.

Qual’è la soluzione di Benedetto XVI di fronte a questo quadro preoccupante? Sicuramente una nuova evangelizzazione per la quale ha inventato un Dicastero nella Curia romana affidato al vescovo e teologo mons. Rino Fisichella. E su cui è ritornato a parlare a Castendelgandolfo ieri mattina all’Angelus e dove ha ribadito che Cristo che è “non solo con un personaggio storico, un maestro di saggezza, un leader religioso, ma con un uomo in cui abita personalmente Dio.” Il Papa ha ricordato che “Dio è amore, si è fatto uomo in Gesù e con il suo sacrificio ha riscattato l’umanità dalla schiavitù del male donandole una speranza affidabile.” Proviamo però a capire che cos’è la nuova evangelizzazione che propone il Papa. Gli uomini oggi “dimenticano Dio”, sostiene Benedetto XVI, “anche perché spesso si riduce la persona di Gesù a un uomo sapiente e ne viene affievolita se non negata la divinità”. E’ necessaria quindi una “rinnovata stagione di evangelizzazione”, “compito non solo di alcuni ma di tutti i membri della Chiesa” e rivolta non solo ai bambini, ma anche ad “adulti che non hanno ricevuto il battesimo, o che si sono allontanati dalla fede”. Soprattutto ai genitori “spetta il compito di chiedere il battesimo per i propri figli” e di educarli cristianamente, anche perché, secondo il papa “fin da piccoli, i bambini hanno bisogno di Dio”. Bisogna quindi insistere sui momenti di socialità nella Chiesa (come gli oratori e i ritiri) e sulla catechesi in età adulta, oltre la celebrazione dei sacramenti.

“Gli sviluppi della secolarizzazione hanno lasciato pesanti tracce anche in Paesi di tradizione cristiana”, ha constatato Papa Benedetto XVI : “la crisi che si sperimenta porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica”. Se, nei decenni passati, “era ancora possibile ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni, cresciute all’ombra della fede che aveva plasmato la cultura”, oggi, ha continuato il Papa , “si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede”. In particolare, è a suo dire “importante far comprendere che l’essere cristiano non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante”. E dunque “non si potrà dimenticare che lo stile di vita dei credenti ha bisogno di una genuina credibilità, tanto più convincente quanto più drammatica è la condizione di coloro a cui si rivolgono”.

La crisi che si sperimenta nella Chiesa porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica. Nei decenni passati era ancora possibile ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni, cresciute all’ombra della fede che aveva plasmato la cultura. Oggi, purtroppo, si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede.

Annunciare Gesù Cristo unico Salvatore del mondo, oggi appare più complesso che nel passato; ma il nostro compito – afferma Benedetto XVI – permane identico come agli albori della nostra storia. La missione non è mutata, così come non devono mutare l’entusiasmo e il coraggio che mossero gli Apostoli e i primi discepoli. Lo Spirito Santo che li spinse ad aprire le porte del cenacolo, costituendoli evangelizzatori (cfr At 2,1-4), è lo stesso Spirito che muove oggi la Chiesa per un rinnovato annuncio di speranza agli uomini del nostro tempo. Sant’Agostino afferma che non si deve pensare che la grazia dell’evangelizzazione si sia estesa fino agli Apostoli e con loro quella sorgente di grazia si sia esaurita, ma “questa sorgente si palesa quando fluisce, non quando cessa di versare. E fu in tal modo che la grazia tramite gli Apostoli raggiunse anche altri, che vennero inviati ad annunciare il Vangelo… anzi, ha continuato a chiamare fino a questi ultimi giorni l’intero corpo del suo Figlio Unigenito, cioè la sua Chiesa diffusa su tutta la terra” (Sermo 239,1). La grazia della missione ha sempre bisogno di nuovi evangelizzatori capaci di accoglierla, perché l’annuncio salvifico della Parola di Dio non venga mai meno, nelle mutevoli condizioni della storia.
E’ per questo che – conclude Benedetto XVI – vogliamo fare nostre le parole di Papa Paolo VI quando, a proposito dell’evangelizzazione, affermava: “È mediante la sua condotta, mediante la sua vita, che la Chiesa evangelizzerà innanzitutto il mondo, vale a dire mediante la sua testimonianza vissuta di fedeltà al Signore Gesù, di povertà e di distacco, di libertà di fronte ai poteri di questo mondo, in una parola, di santità” (Esort. ap. Evangelii nuntiandi , 41).

Nel nostro tempo, – ha detto più volte Benedetto XVI – uno dei suoi tratti singolari è stato il misurarsi con il fenomeno del distacco dalla fede, che si è progressivamente manifestato presso società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo. Le trasformazioni sociali alle quali abbiamo assistito negli ultimi decenni hanno cause complesse, che affondano le loro radici lontano nel tempo e hanno profondamente modificato la percezione del nostro mondo. Si pensi ai giganteschi progressi della scienza e della tecnica, all’ampliarsi delle possibilità di vita e degli spazi di libertà individuale, ai profondi cambiamenti in campo economico, al processo di mescolamento di etnie e culture causato da massicci fenomeni migratori, alla crescente interdipendenza tra i popoli. Tutto ciò non è stato senza conseguenze anche per la dimensione religiosa della vita dell’uomo. E se da un lato l’umanità ha conosciuto innegabili benefici da tali trasformazioni e la Chiesa ha ricevuto ulteriori stimoli per rendere ragione della speranza che porta (cfr 1Pt 3,15), dall’altro si è verificata una preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell’uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale.
Se tutto ciò è stato salutato da alcuni come una liberazione, ben presto ci si è resi conto del deserto interiore che nasce là dove l’uomo, volendosi unico artefice della propria natura e del proprio destino, si trova privo di ciò che costituisce il fondamento di tutte le cose.

Con lungimiranza Paolo VI osservava che l’impegno dell’evangelizzazione “si dimostra ugualmente sempre più necessario, a causa delle situazioni di scristianizzazione frequenti ai nostri giorni, per moltitudini di persone che hanno ricevuto il battesimo ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana, per gente semplice che ha una certa fede ma ne conosce male i fondamenti, per intellettuali che sentono il bisogno di conoscere Gesù Cristo in una luce diversa dall’insegnamento ricevuto nella loro infanzia, e per molti altri” (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, n. 52). E, con il pensiero rivolto ai lontani dalla fede, aggiungeva che l’azione evangelizzatrice della Chiesa “deve cercare costantemente i mezzi e il linguaggio adeguati per proporre o riproporre loro la rivelazione di Dio e la fede in Gesù Cristo” (Ibid., n. 56). Il Beato Giovanni Paolo II affermava nell’Esortazione post­sinodale Christifideles laici che : “Interi paesi e nazioni, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti e capaci di dar origine a comunità di fede viva e operosa, sono ora messi a dura prova, e talvolta sono persino radicalmente trasformati, dal continuo diffondersi dell’indifferentismo, del secolarismo e dell’ateismo. Si tratta, in particolare, dei paesi e delle nazioni del cosiddetto Primo Mondo, nel quale il benessere economico e il consumismo, anche se frammisti a paurose situazioni di povertà e di miseria, ispirano e sostengono una vita vissuta «come se Dio non esistesse». Ora l’indifferenza religiosa e la totale insignificanza pratica di Dio per i problemi anche gravi della vita non sono meno preoccupanti ed eversivi rispetto all’ateismo dichiarato. E anche la fede cristiana, se pure sopravvive in alcune sue manifestazioni tradizionali e ritualistiche, tende ad essere sradicata dai momenti più significativi dell’esistenza, quali sono i momenti del nascere, del soffrire e del morire. La diversità delle situazioni esige – secondo il Papa – un attento discernimento; parlare di “nuova evangelizzazione” non significa, infatti, dover elaborare un’unica formula uguale per tutte le circostanze. E, tuttavia, non è difficile scorgere come ciò di cui hanno bisogno tutte le Chiese che vivono in territori tradizionalmente cristiani sia un rinnovato slancio missionario, espressione di una nuova generosa apertura al dono della grazia. Infatti, non possiamo dimenticare che il primo compito sarà sempre quello di rendersi docili all’opera gratuita dello Spirito del Risorto, che accompagna quanti sono portatori del Vangelo e apre il cuore di coloro che ascoltano. Per proclamare in modo fecondo la Parola del Vangelo, è richiesto anzitutto che si faccia profonda esperienza di Dio.
Come Benedetto XVI ha avuto modo di affermare nella sua prima Enciclica Deus caritas est: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (n.1). Similmente, alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l’inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita.

La Chiesa, quindi, secondo Benedetto XVI ha il dovere di annunciare sempre e dovunque il Vangelo di Gesù Cristo. Egli, il primo e supremo evangelizzatore, nel giorno della sua ascensione al Padre comandò agli Apostoli: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20). Fedele a questo comando la Chiesa, popolo che Dio si è acquistato affinché proclami le sue ammirevoli opere (cfr 1Pt 2,9), dal giorno di Pentecoste in cui ha ricevuto in dono lo Spirito Santo (cfr At 2,1­4), non si è mai stancata di far conoscere al mondo intero la bellezza del Vangelo, annunciando Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, lo stesso “ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8), che con la sua morte e risurrezione ha attuato la salvezza, portando a compimento la promessa antica. Pertanto, la missione evangelizzatrice, continuazione dell’opera voluta dal Signore Gesù, è per la Chiesa necessaria ed insostituibile, espressione della sua stessa natura per risolvere i suoi non pochi problemi.

Alberto Giannino
(*)Presidente Associazione culturale docenti cattolici (Adc)