di Santosh Digal
Contro il parere della Commisione elettorale (Comelec) la Corte  suprema delle Filippine ha reintegrato il 12 gennaio scorso il Partito per i diritti di gay e lesbiche nelle liste elettorali. Per i vescovi la presenza del partito in parlamento porterà alla legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e all’anarchia sessuale, distruggendo i valori della famiglia.

Manila (AsiaNews) – La Chiesa filippina critica la decisione della Corte suprema di reintegrare il 12 gennaio scorso il Partito per i diritti di gay e lesbiche (Ang Ladlad) nelle liste elettorali. Ciò dopo l’esclusione proposta in novembre dalla Commissione elettorale (Coemelec).

“Non è bene che vi siano separate categorie di diritti per i gay – afferma p. Melvin Castro responsabile della Commissione Famiglia e vita per la Conferenza episcopale filippina – tutte le leggi sono intese per uomini e donne, quindi anche per gay e lesbiche”. “Vi sono invece altre minoranze emarginate dalla società – aggiunge – quali indigeni e pescatori, che avrebbero più diritto a una loro rappresentanza in parlamento”. Per il vescovo la presenza in parlamento del partito gay potrebbe portare alla legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e all’anarchia sessuale, distruggendo i valori della famiglia.

“La costituzione prevede la possibilità di candidarsi nelle liste elettorali per i gruppi che rappresentano settori discriminati dalla società – afferma Adriana R. Motemayor, docente di legge dell’Università cattolica di Santo Tomas di Manila – ma è la Corte suprema che sceglie i criteri per definire quali settori della società sono marginalizzati”. Secondo la docente per garantire una rappresentanza politica all’ Ang Ladlad la Corte deve motivare le ragioni che rendono gli omossessuali un settore emarginato. La corte deve anche spiegare le implicazioni legali, religiose, sociali e politiche e gli eventuali benefici che il partito porterebbe alla società.

Danton Remoto, responsabile dell’Ang Ladlad, afferma: “Essere gay o lesbiche non è né un peccato né una malattia e dovremmo essere rispettati”. Egli considera la decisione del Comelec una violazione dei diritti umani e che la legge deve proteggere tutti i diritti, compresi quelli legati all’orientamento sessuale.

Nelle Filippine manifestare in pubblico la propria omossessualità è un atto proibito dall’art. 200 del codice penale. Relazioni tra adulti dello stesso sesso sono invece tollerate nell’ambito privato. Da 10 anni i membri del Partito gay  chiedono al governo di approvare una legge contro la discriminazione sessuale. Questi denunciano le continue discriminazioni contro gli omosessuali quali l’esclusione dai luoghi di lavoro e le violenze commesse da polizia ed esercito.

Lo scorso 11 novembre la Commisione elettorale (Comelec) ha escluso l’Ang Ladlad dai partiti in lista per le elezioni di maggio 2010. Ciò per il rischio di offesa ai principi religiosi di cristiani e musulmani filippini e per non aver dimostrato di avere risorse sufficienti per portare avanti la campagna elettorale su scala nazionale. Il documento è stato preparato da p. Nicodemo Ferrer sacerdote della diocesi di Pangasinan, Lucenito Tagle ex presidente del Concilio pastorale per i laici e dall’imam musulmano Elias Yosuph. “Noi non vogliamo condannare gli omosessuali – afferma p.Nicodemo Ferrer – ma non possiamo compromettere il futuro di molte persone, soprattutto quello dei giovani”. “Gli omossesuali – aggiunge – cercano un modo per separare se stessi dal resto della società”.