Visita del Papa al Muro del Pianto e alla sede del Gran Rabbinato d’Israele

di Mirko Testa

GERUSALEMME, martedì, 12 maggio (ZENIT.org).- Nel secondo giorno della sua visita a Gerusalemme, Benedetto XVI ha voluto sottolineare con le parole e i gesti simbolici il comune patrimonio spirituale di ebrei e cristiani, ribadendo l’intenzione della Chiesa di proseguire il cammino di riconciliazione avviato con il Concilio Vaticano II.

Seguendo le orme del suo predecessore, Giovanni Paolo II, il Papa tedesco ha visitato il Muro Occidentale, chiamato anche Muro del Pianto o “Muro al-Buraq” (dai musulmani), il muro di cinta risalente all’epoca del primo Tempio di Gerusalemme (il Tempio di Salomone), costruito nel X secolo a.C. e distrutto dai babilonesi nel 586 a.C.

Giunto in questo luogo, il Papa ha trovato ad accoglierlo Shmuel Rabinowitz, Rabbino del Muro Occidentale e dei Luoghi Sacri d’Israele, che ha detto: “Le pietre del Muro Occidentale recano testimonianza del glorioso passato del popolo ebraico, stillando in esso la forza di resistere alle avversità e alla persecuzione”.

“Proprio come queste pietre sono sopravvissute ad eventi difficili – ha aggiunto –, così il popolo ebraico ha patito le persecuzioni e le torture, rimanendo un popolo eterno e morale, ancora invitto. E’ compito di ogni persona di fede assicurare che nessuno danno venga recato al popolo ebraico”.

Il Rabbino ha poi recitato in ebraico alcuni versi tratti dalla invocazione di Re Salomone per la dedicazione del Tempio di Gerusalemme (1Re 8), in cui il sovrano chiede che ogni supplica e preghiera elevata da un ebreo come da un non ebreo possa essere accolta nel Sacro Tempio.

Il Papa ha invece recitato in latino il Salmo 122 (121), l’Inno in onore di Gerusalemme, in cui si dice: “Gerusalemme, città ben costruita, raccolta entro le tue mura! A te salgono le tribù, le tribù del Signore. Qui Israele deve lodare il nome del Signore. Qui, nel palazzo di Davide, siedono i re a rendere giustizia. Pregate per la pace di Gerusalemme”.

Successivamente, Benedetto XVI si è avvicinato al Muro del Pianto per appoggiare in una fenditura – come vuole la tradizione ebraica – una preghiera al Signore sostando poi in silenziosa preghiera.

Nel messaggio il Papa, rivolgendosi al “Dio di tutti i tempi”, supplica: “Ascolta il grido degli afflitti, dei timorosi, dei diseredati; manda la pace sulla Terra Santa, sul Medio Oriente, su tutta la famiglia umana”.

“Smuovi i cuori di tutti coloro che invocano il tuo nome, affinché camminino umilmente nel sentiero di giustizia e compassione”, si legge ancora nel testo.

Il messaggio si chiude poi con una verso tratta dai poemetti delle Lamentazioni, che descrivono la situazione di Gerusalemme, dopo la sua distruzione nel 587 a.C., pur aprendosi alla speranza in Dio: “Buono è il Signore con chi spera in Lui, con colui che lo cerca”.

Gran Rabbinato d’Israele

Più tardi, Benedetto XVI si è quindi recato in auto al Centro “Hechal Shlomo”, sede del Gran Rabbinato a Gerusalemme per la visita di cortesia ai due Rabbini Capo di Israele: il Gran Rabbino askenazita Yona Metzger e il Gran Rabbino sefardita Shlomo Amar.

Il suo nome, “Hechal Shlomo”, in ebraico significa “Residenza di Salomone”, e infatti ricorda per la sua imponente struttura il Tempio di Salomone. Il Gran Rabbinato di Israele è l’organo religioso supremo ebraico dello Stato di Israele.

La sinagoga che c’è all’interno dell’edificio custodisce inoltre un’Arca dell’Alleanza traslata da Padova.

Nel prendere la parola il Rabbino Capo sefardita Shlomo Amar ha detto: “Lei rappresenta una vasta nazione di fedeli che conosce che cos’è la Bibbia, ed è suo compito far giungere il messaggio che il popolo ebraico merita una rinascita e un po’ di rispetto per poter vivere in questa terra”.

Il Gran Rabbino askenazita Yona Metzger, dal canto suo, ha poi aggiunto: “Mi sono detto che se solo un evento storico come questo, in cui il Capo della più grande religione al mondo si fosse incontrato a Gerusalemme con i Capi dell’Ebraismo, e se solo questo fosse accaduto molti anni prima, tanto sangue innocente sarebbe stato risparmiato”.

Nel prendere successivamente la parola il Santo Padre ha espresso la propria gioia per i passi avanti nel dialogo compiuti dalla Chiesa Cattolica e dal Gran Rabbinato attraverso la Commissione bilaterale avviata a Gerusalemme nel 2002.

“Ebrei e cristiani – ha quindi detto – sono ugualmente interessati ad assicurare rispetto per la sacralità della vita umana, la centralità della famiglia, una valida educazione dei giovani, la libertà di religione e di coscienza per una società sana”.

Parlando poi delle minacce attuali rappresentate dal “relativismo morale” e dalle “offese che esso genera contro la dignità della persona umana”, “le nostre due comunità – ha aggiunto – si trovano di fronte alla sfida di impegnare a livello di ragione le persone di buona volontà, additando loro simultaneamente i fondamenti religiosi che meglio sostengono i perenni valori morali”.

“Oggi – ha continuato – ho l’opportunità di ripetere che la Chiesa Cattolica è irrevocabilmente impegnata sulla strada decisa dal Concilio Vaticano Secondo per una autentica e durevole riconciliazione fra cristiani ed ebrei”.

“Guardando ai risultati finora raggiunti, e traendo la nostra ispirazione dalle Sacre Scritture, possiamo con fiducia puntare ad una sempre più convinta cooperazione fra le nostre comunità – insieme con tutte le persone di buona volontà – nel condannare odio e persecuzione in tutto il mondo”, ha poi concluso.