di Pier Luigi Fornari da Avvenire

Fa naufragio di fronte ad una pregiudiziale di costituzionalità  sollevata dall’Udc la proposta di legge mirante ad introdurre nel codice penale un’aggravante per reati commessi con finalità inerenti l’orientamento sessuale. Schierati sulla tesi dei centristi 285 deputati, contrari 222, astenuti 13, in uno scrutinio palese, dopo che il leader dell’Udc Pier Ferdinado Casini ritira la richiesta di voto segreto per evitare «il valzer degli equivoci». Favorevoli alla pregiudiziale, oltre al gruppo proponente, Lega e Pdl, eccetto alcuni deputati, tra cui Benedetto Della Vedova e Peppino Calderisi, e altri ritenuti vicini alla posizioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Astenuta Giulia Bongiorno. Votano contro la pregiudiziale Idv e Pd, con l’eccezione di Paola Binetti, che provoca le ire di Dario Franceschini. «Un problema, un signor problema», definisce la collega il segretario protempore.

Si irrita per l’esito del dibattito, la relatrice Paola Concia (Pd), accusando Pdl e perfino Pd di essersi voluti liberare del provvedimento, e minaccia un ricorso alla Corte di Giustizia europea. «Ripresenteremo subito il testo in commissione», corre ai ripari Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia, la quale dispensa patenti di «falsità» ad Udc, Pdl e Lega, e vanta la “diversità morale” del suo gruppo. Ma anche il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, vuole farsi garante «come ministro competente» di riparare ad un «errore», che però attribuisce al Pd. Dice perciò che presentera un disegno di legge con aggravanti per tutti i fattori discriminanti previsti dal Trattato di Lisbona, «compresi quelli dell’età, della disabilità, dell’omosessualità e della transessualità».

Del resto la bocciatura “costituzionale” non è che l’epilogo di una doccia scozzese iniziata nell’aula di Montecitorio con un voto contrario ad un rinvio della proposta in commissione. Rinvio ritenuto scontato, perché chiesto dal ministro Carfagna e riproposto dalla Bongiorno al termine della riunione del “comitato dei nove” di ieri. «Il Pdl ha votato contro il governo», accusa Cinzia Capano del Pd.

Ma secondo Beatrice Lorenzin del Pdl sono stati i Democratici a non aver «mantenuto i patti», cioè l’accordo per cui, per rimediare ai vizi di costituzionalità della norma, si rinviava all’esame della commissione, arrivando «a novembre, massimo dicembre – a riportare il testo in aula». Nel dibattito, però, Gianclaudio Bressa condiziona in maniera «assoluta» il “sì” del Pd alla fissazione nel calendario di novembre dell’assemblea. Il testo, puntualizza Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl, è «in quota all’opposizione», quindi non è giusto che la maggioranza con i suoi voti ne determini il ritorno in commissione. «Che diritto abbiamo noi di coartare la volontà dell’opposizione?», si chiede. A questo punto però anche la Concia rimprovera al Pd un errore di tattica, perché «il rinvio era meglio». «La Concia si merita che la legge sia stata definitivamente bloccata», replica per il Pdl Laura Bianconi, criticando anche il comportamento della relatrice nel dibattito.

Il vicecapogrupo udc, Michele Vietti, nel suo intervento richiama il parere della commissione Affari costituzionali, secondo cui non è possibile inserire nelll’ordinamento la nozione generica di “orientamento sessuale”. Secondo la pregiudiziale dei centristi, infatti, la protezione privilegiata così giustificata viola il principio costituzionale della eguaglianza rispetto a chi subisce violenza comunque. In contrasto con la nostra Carta anche la indeterminatezza del termine, che può portare ad una inclusione di qualsiasi scelta sessuale, con un riscontro solo di circostanze soggettive. «Sia in commissione che in aula abbiamo condotto una battaglia in solitario alla quale si sono aggiunti solo in zona Cesarini Pdl e Lega», sottolinea sempre per l’Udc, Luisa Santolini, ribadendo la ferma condanna di ogni violenza.