di Luca Volontè da Il Tempo

Quando iniziamo a togliere i fondi all’Unfpa? Quando Frattini chiamerà l’Ambasciatore italiano per dare mandati precisi sul contrasto ai tentativi di molti responsabili dell’Onu di introdurre ‘il diritto all’aborto’? C’è un impegno parlamentare chiaro. Nei prossimi giorni l’Assemblea Generale dell’Onu terrà un meeting di ‘Alto Livello’ per fare il punto a 15 anni dalla Conferenza del Cairo del ’94.

Alcuni hanno usato l’anniversario per provare a realizzare ‘progressi’ nel Piano d’Azione. Il Fondo per la Popolazione e Sviluppo (Unfpa) dell’Onu e le organizzazioni non governative ‘pro aborto’ hanno cercato di usare la ‘revisione del processo per espandere e legittimare l’uso dell’aborto nella affermazione, presente nel Programma d’Azione, sulla salute riproduttiva. L’Unfpa ha avuto il ruolo di guida nell’organizzazione dell’incontro di questa settimana all’Onu. Nei mesi scorsi, la Commissione per la Popolazione e lo Sviluppo delle Nazioni Unite, dopo negoziati difficili, si è convinta a lasciar fuori dai propri documenti il diritto all’aborto. Nel settembre passato, invece, i movimenti Pro-Life sono stati lasciati fuori dal Meeting di Berlino, dove invece i favorevoli all’aborto approvarono l’impegno di far ‘pressing e lobbing’ in qualunque Stato per l’introduzione del diritto all’aborto. Molti parlamentari di tutto il mondo hanno invece espresso numerose preoccupazioni verso il Meeting Celebrativo dei 15 anni del Cairo che avrà, come unico argomento, l’aborto. Non è la prima volta che accadono queste stravaganze pericolose all’Onu o alle sue Organizzazioni. Basterà ricordare l’incredibile tentativo negli anni recenti di introdurre il diritto all’aborto tra quelli ‘rivisti’ del Millennio o l’aborto sicuro e salutare per evitare la mortalità delle mamme (la cui riduzione dipende dalle cure di base e da buoni ospedali). Così ci troviamo dinanzi a una paradossale situazione: mentre l’Unfpa e le ong pro aborto ‘rivedono’ gli obiettivi di Conferenze e Piani d’Azione per trascinarne i contenuto verso una vera e propria eugenetica dei poveri, chiamato diritto all’aborto, molti Paesi membri dell’Onu (Malta in primis), stanno agendo per confermare che mai la ‘salute sessuale e riproduttiva’ può introdurre il ‘diritto all’aborto’. L’Italia agisca in questa direzione. Sono discussioni che dovremmo sentire vicine, a cui dovremmo partecipare attivamente. Dopotutto, il nostro Parlamento ha impegnato il Governo ad agire per l’eliminazione dell’aborto selettivo. L’incontro di questa settimana a New York è un’eccellente  occasione per trovare alleati e iniziare a combattere la buona battaglia per la vita e lo sviluppo di tutti gli esseri umani e popoli. Ogni passo ci avvicina alla meta. Perché non si inizia a procedere contrastando con tutti i mezzi il malthusianesimo internazionale, la tirannia eugenetica di certe Organizzazioni dell’Onu?