Intervista al professor Giuseppe Tanzella-Nitti

 

ROMA, lunedì, 23 maggio 2011 (ZENIT.org).- La scienza e la fede vivono “un rapporto sempre in costruzione” al quale Benedetto XVI sta offrendo un contributo decisivo, spiega a ZENIT il professor Giuseppe Tanzella-Nitti.

L’esempio più visivo di questo contributo del Papa è stata la conversazione con gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale, in occasione dell’ultima missione dello Shuttle Endeavour, sabato scorso.

Direttore del Centro di Documentazione Interdisicplinare di Scienza e Fede, e Ordinario di Teologia fondamentale nella Pontificia Università della Santa Croce, Tanzella-Nitti partecipa insieme al DISF Working Group all’organizzazione di un convegno sull’argomento, che si terrà il 28 maggio, e che vedrà la partecipazione delCardinale Camillo Ruini,Presidente del Comitato per il progetto Culturale della CEI.

Al termine della conferenza avrà luogo la presentazione del volume di J. Ratzinger – Benedetto XVI, “Fede e Scienza. Un dialogo necessario”, un’antologia di scritti a cura di Umberto Casale della Facoltà di Teologia di Torino, edito da LINDAU.

Il rapporto tra fede e ragione è stato uno dei temi più trattati da Benedetto XVI fin dall’inizio del suo pontificato. Ad esso ha dedicato importanti discorsi, spesso intrecciati con il tema della ricerca della verità e la critica al relativismo. Nota qualche elemento di novità rispetto agli insegnamenti di Giovanni Paolo II sullo stesso tema?

Professor Tanzella-Nitti: Fra il magistero di Giovanni Paolo II e quello di Bendetto XVI c’è grande continuità, ma al tempo stesso vi sono delle enfasi diverse che arricchiscono il quadro generale. Non potrebbe non esservi continuità in quanto Joseph Ratzinger, come ben sappiamo, è stato uno dei principali collaboratori del pontificato del nuovo Beato. Al tempo stesso Govanni Paolo II era stato professore di etica, mentre Benedeto XVI aveva insegnato soprattutto teologia fondamentale e poi dogmatica. Giovanni Paolo II era preoccupato della verità nell’agire morale e di come tale verità fosse in grado di recuperare il meglio della grande riflessione etico-filosofica sull’uomo, che egli ha sempre indicato come la strada maestra che la Chiesa doveva percorrere per far comprendere a tutti il suo messaggio salvifico. Benedetto XVI ha una prospettiva principalmente teologico-fondamentale e gnoseologica. La sua è una difesa della ragione umana, perché immagine di Dio e capace di portare a Dio, pur con tutti i limiti derivanti dai limiti e dagli errori della condizione umana. E anche lui, come Giovanni Paolo II, in questo cammino intende recuperare il meglio della riflessione filosofica. Una ragione debole non interessa alla fede. Per quanto diversa possa essere l’impressione data da alcune voci critiche, la fede cristiana si consolida proprio mediante il superamento dell’idolatria e della superstizione, due mali che la ragione debole, oggi predominante, sembra invece allegramente sottostimare.

In molti suoi discorsi Benedetto XVI parla volentieri del Logos creatore. E parla anche della ragione umana come immagine di Dio in sintonia con questo Logos, e quindi capace di conoscere la natura. In questo contesto si è anche riferito più volte alla matematica. Cosa intende dire in particolare?

Professor Tanzella-Nitti: In un’epoca, come la nostra, dove mancano certezze e punti di riferimento, dove nelle decisioni importanti si tende a riportare tutto alla convenzione o al parere della maggiornaza numerica, Benedetto XVI vuole indicare che può esserci un sapere condiviso al quale tutti, credenti e non credenti, possono accedere. Questo sapere può costruirsi pazientemente solo partendo dal riconoscimento della nostra creaturalità, della nostra condizione di dipendenza da un Creatore causa del mondo in cui viviamo e delle leggi di natura. E, come tale, questo Creatore è depositario anche della nostra verità. Questa conoscenza, ancora una volta, può innestarsi in una tradizione filosofica che ha sempre riconosciuto la presenza di un Logos che custodisce e rivela il progetto del mondo e dell’uomo, un Logos che la ragione intravede, intuisce, e al quale può aprirsi con stupore e riverenza. Il riferimento alla matematica, che d’altronde non va neanche troppo enfatizzato al di là delle intenzioni esemplificative del Pontefice, vuole probabilmente mettere in luce che anche il sapere scientifico è aperto al riconoscimento di questo Logos e che la nostra intelligenza, nel rendersene conto, si comprende ragionevoelmete come Sua immagine.

A proposito di sapere scientifico, lei da molti anni lavora nel campo del dialogo tra scienza e fede e dirige un importante Portale web su questo tema. Rapresenta la scienza un campo importante per la Nuova Evangelizzazione ed è anche alla scienza che deve oggi guardare il rapporto fra fede e ragione?

Professor Tanzella-Nitti: Sull’importanza della cultura scientifica nella società contemporanea e sul suo influsso sul modo di pensare di tutti non ci sono romai dubbi. Ed è logico che questa grande influenza debba interessare anche alla teologia e all’evangelizzazione, che si preoccupano di rendere il messaggio cristiano sempre più intelligibile agli uomni e alle donne del loro tempo. Operare, nella Chiesa o nel lavoro teologico, trascurando questo campo, vorrebbe dire condannarsi all’inefficacia, al fideismo di una doppia verità, e, credo, anche tradire in buona parte lo spirito del Concilio Vaticano II. Sono stato molto soddisfatto nel vedere fra i cinque grandi ambiti di Nuova Evangelizzazione previsti dai Lineamenta del prossimo Sinodo, dedicato proprio a questo tema, un esplicito riferimento al mondo della ricerca scientifica e tecnologica, citato accanto agli altri tradizionali ambiti dell’evangelizzazione, come ad esempio la comunicazione, la vita socio-economica o i flussi migratori. Occorre però, a mio avviso, che nella formazione del clero si tributi oggi una maggiore attenzione alla preparazione dei futuri pastori e teologi in questo specifico campo, adeguata alla missione di una Chiesa nell’era scientifica, quella che stiamo ormai già vivendo. Nelle Università ecclesiastiche e nei circoli culturali di ispirazione cristiana vi sono finalmente dei significativi fermenti in questo senso. E vi sono anche dei servizi di documentazione e di approfondimento disponibili in rete, come il Portale http://www.disf.org, al quale lei si riferiva. Le oltre 120.000 pagine consultate ogni mese da tutto il mondo dimostrano che vi è un diffuso interesse per conoscere la posizione della Chiesa cattolica su tali argomenti e le sintesi che la teologia sta producendo al riguardo.

Un recente libro che si occupa del rapporto fra tede e scienza in Benedetto XVI (J. Ratzinger – Benedetto XVI, Fede e scienza. Un dialogo necessario, Antologia a cura di U. Casale, Lindau, Torino 2010) sarà presentato a Roma sabato prossimo 28 maggio in occasione di un Working Group organizzato dal Portale DISF, presente anche il cardinale Camillo Ruini. Quali sono gli elementi salienti del volume ed in cosa consiste questo Working Group?

Professor Tanzella-Nitti: Il volume raccoglie prima una serie di articoli di Joseph Ratzinger su fede e scienza e poi alcuni discorsi di Benedetto XVI che fanno riferimento al pensiero scientifico o trattano del rapporto fra fede e ragione. Come mette in luce il commento del curatore, don Umberto Casale, l’interesse per le scienze si innestava con naturalezza nel lavoro teologico del prof. Ratzinger, che ha sempre insistito sulla conoscenza scientifica come impresa di verità, e per questo capace di dialogare con la teologia, provocandola e lasciandosi provocare, se necessario. Una provocazione utile soprattutto per la teologia, come ironicamente segnalava lo stesso Benedetto XVI nell’introduzione al celebre discorso di Ratisbona, quando ricordava che da giovane docente, incontrando colleghi di altre Facoltà nel campus dell’Università, questi lo osservavano con curiosità, trattandosi di un professore di una Facoltà, quella di Teologia, che si occupava di un oggetto, Dio, che per molti di loro non esisteva. Quando la teologia cessa di suscitare questa curiosità vuol dire che è divenuta tristemente autoreferenziale, cioè si parla addosso ma non parla più al mondo. E quando le scienze perdono anch’esse la curiosità di interrogarsi su Dio, attorno al Fondamento di tutte le cose, vuol dire che hanno perso il loro afflato verso la verità, hanno smarrito la loro capacità di stupirsi di fronte al mistero del mondo. Il Working Group che gravita intorno al Portale DISF riunisce giovani laureati in materie scientifiche, impegnati nella ricerca in diverse Università o laboratori italiani, che non intendono perdere questo afflato e questo stupore, dando vita ad un Seminario Permanente lungo tutto l’anno. E proprio per questo ascoltano volentieri quanto la filosofia e la teologia hanno da dire. Tanto il magistero del Beato Giovanni Paolo II, quanto quello odierno di Benedetto XVI, hanno reso questo lavoro più facile, e ogni giorno più attraente.