Anche di Mercedes Bresso, candidata  dalla sinistra alla presidenza della regione Piemonte si potrebbe scrivere quello che si è scritto per Emma Bonino. Il direttore del Cesnur Massimo Introvigne qualche settimana fa ha fatto una descrizione puntuale .  La Bresso scrive Introvigne, “offre il raro esempio di una vita tutta consacrata al servizio di quel processo di negazione teorica e pratica delle verità naturali e cristiane che la scuola cattolica contro-rivoluzionaria chiama Rivoluzione. Da questo punto di vista, l’esempio è da manuale e il rilievo del personaggio è nazionale”. (Massimo Introvigne, Piemonte: i cattolici non salgono in Mercedes. La Bresso: una vita per la Rivoluzione, 8.1.2010 Libero)

A Torino per il suo piglio autoritario la chiamano la “zarina”, è conosciuta anche per il suo anticlericalismo, che viene da lontano, fin dai tempi quando collaborava con Emma Bonino, essendo militante radicale. In nome del “diritto all’aborto”, è stata vicepresidente del CISA, l’associazione che assicurava alle donne diritto all’aborto.

“Nonostante gli sforzi dell’UDC, il prodotto Bresso risulta invendibile a una Chiesa piemontese – scrive Introvigne – che non sembra davvero intenzionata a salire sulla Mercedes. Su tutti i temi che il Papa indica come “non negoziabili” – e che invita a far prevalere nelle scelte politiche su ogni altro argomento – le posizioni della Bresso sono antitetiche a quelle cattoliche. Radici cristiane, identità? No: “Stato laico come garanzia di una società sempre più multiculturale e multireligiosa. Su questo non sono disposta a transigere” (La Stampa, 30.9.2005). Come logica conseguenza, abolizione del Concordato: “I Patti Lateranensi?… Sì, sarebbe il momento di abolirli” (Corriere della Sera, 24.2.2009).

Tra l’altro la candidata della sinistra non appare per niente interessata al voto cattolico, “Non sono interessata a partecipare a questa corsa per accreditarsi verso il mondo cattolico. Non sono credente e non ho cambiato idea. Se mai decidessi di convertirmi, ma lo escludo, non abbraccerei certo la religione cattolica. Diventerei valdese, Perché i Valdesi hanno il senso della differenza tra fede e morale religiosa e il ruolo dello Stato”.

Alla Bresso a contendere la presidenza della regione c’è Roberto Cota(Lega Nord), candidato del centro-destra. Ed è per questo che quelli dell’Udc stanno cercando di convincere il mondo cattolico torinese a votare per la Bresso. Ma si difende l’indifendibile, divulgando menzogne sulla figura di Mercedes Bresso.

La prima di queste è che non è vero che la Bresso sostiene il matrimonio omosessuale. E’ falso, la Bresso ha affermato che «per il momento credo si debba introdurre un provvedimento simile al Pacs che garantisca diritti veri. In prospettiva, compatibilmente con il necessario cambiamento culturale, credo che si debba pensare ad un riconoscimento vero e proprio come il matrimonio» (Gay TV, 5.6.2009).
La seconda menzogna da sfatare è quella che la Bresso non si sia particolarmente impegnata per sospendere la vita ad Eluana Englaro. Anche qui  la Bresso si è vantata di avere tra le prime in Italia offerto a Beppino Englaro le strutture pubbliche della Regione Piemonte (La Stampa, 20.1.2009).
La terza menzogna è quella di sostenere che comunque i temi della vita e della famiglia non sono di competenza delle regioni. E’ completamente falso perchè la stessa Bresso ci spiega che la Regione Piemonte da lei guidata assicurerà un’ampia diffusione della pillola abortiva RU486 senza badare a spese (dei contribuenti): «un eventuale aggravio di costi per la Regione è del tutto indifferente» (dichiarazione del 6.8.2009, sul suo sito).

Per quanto riguarda le unioni omosessuali, la Bresso ci assicura che «per quanto riguarda la Regione ci muoveremo per garantire pari opportunità a tutti i cittadini e per combattere ogni discriminazione» (30.9.2005). Altro che materie «non di competenza regionale»!
Un’altra menzogna è quella di paragonare la Bresso a Renzo Tundo che nel 2008 fu candidato del Pdl nel Friuli Venezia Giulia e poi per il caso Englaro, si è dimostrato avere posizioni diverse dai cattolici. Dunque se allora i cattolici hanno sostenuto Tundo, ora possono sostenere la Bresso. E’ sbagliato fare questi ragionamenti, perchè non è un buon motivo sbagliare una seconda volta.“ E’ ingeneroso paragonare Tondo, le cui posizioni in materia di fine vita sono certo inaccettabili, alla Bresso, la quale fa del laicismo un tratto dominante di tutta la sua esperienza politica e si schiera contro le posizioni care ai cattolici non solo sul fine vita ma su tutti i temi «non negoziabili»: aborto, RU486, matrimonio omosessuale”.
Ultima menzogna che portano avanti i signori che a tutti i costi vogliono convincere i cattolici a votare Bresso, è quella che Cota essendo esponente della Lega Nord
sull’immigrazione ha posizioni diverse da quelle dei vescovi. E se nel Lazio l’alternativa alla Bonino c’è l’accettabile Polverini, qui in Piemonte i cattolici non possono accettare Cota. Dunque secondo il ragionamento dei Vietti e compagni per fermare la deriva xenofoba della Lega i poveri cattolici piemontesi sono dunque costretti a votare Bresso. Falso, in questo caso, tre volte per Introvigne. Perchè se    chi fosse convinto che entrambi i candidati in caso di vittoria opereranno contro il bene comune non dovrebbe sostenere nessuno dei due.
Ma soprattutto perché per i cattolici i temi che determinano le scelte politiche non sono affatto tutti uguali. Come scriveva la Congregazione per la Dottrina della Fede in una nota trasmessa ai vescovi americani durante la campagna elettorale statunitense del 2004 ci sono temi su cui «ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici» – gli esempi indicati riguardano il campo della sicurezza e la guerra in Iraq, temi certo non meno gravi dell’immigrazione – «non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia» e ai principi non negoziabili di ordine morale.

Quindi anche se Cota si trova in dissenso con i vescovi italiani sulle materie dell’immigrazione, certamente si tratterebbe comunque di temi «negoziabili», – scrive Introvigne- appunto su cui «ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici», mentre la Bresso è in totale e radicale opposizione alle dottrina della Chiesa su principi «non negoziabili» – aborto, fine vita, unioni omosessuali – da cui un cattolico non può dissentire «in alcun modo».
E’ vero che il governo Berlusconi in tema d’immigrazione è oggetto di critiche da parte di alcuni vescovi.
Non bisogna meravigliarsi sono problemi complessi,  se ne può e se ne deve discutere seriamente e pacatamente. Tra l’altro, afferma Introvigne  la tesi del governo secondo cui l’Italia non può accogliere un numero illimitato d’immigrati e tale numero deve essere limitato trova sostegno nel Catechismo della Chiesa Cattolica, certo più autorevole delle interviste di questo o quel monsignore, il quale afferma al n. 2241 che la nazioni ricche sono tenute ad accogliere gli immigrati «nella misura del possibile» e che «le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche».

Quanto alla tesi del governo secondo cui il miglior modo di aiutare i cittadini dei Paesi poveri è aiutarli a vivere dignitosamente a casa loro, assomiglia molto a questa affermazione sul problema dell’immigrazione: «La soluzione fondamentale è che non ci sia più bisogno di emigrare, perché ci sono in Patria posti di lavoro sufficienti, un tessuto sociale sufficiente, così che nessuno abbia più bisogno di emigrare». L’affermazione non è né di Berlusconi né di Cota. È di Papa Benedetto XVI, 15 aprile 2008.

DOMENICO BONVEGNA

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