Intervista al neonatologo Carlo Bellieni, autore dell’editoriale

ROMA, lunedì, 24 maggio 2010 (ZENIT.org).- Il 19 maggio L’Osservatore Romano ha pubblicato un editoriale in cui ha valutato positivamente i programmi sulla maternità adolescente che vanno in onda su “MTV”, la rete giovane del gruppo Telecom Italia Media.

Considerando che in genere i programmi di MTV non sono proprio in linea con quanto la Chiesa e la cultura cattolica propongono, la segnalazione de L’Osservatore Romano è apparsa alquanto insolita.

Per comprendere quanto questi programmi siano interessanti e ben fatti, ZENIT ha intervistato il dottor Carlo Bellieni, autore dell’editoriale in questione e membro della Pontificia Accademia pro Vita.

Molto attento alla cultura televisiva il dottor Bellieni è autore tra l’altro di un saggio sulla serie televisiva House MD dal titolo “Dr House MD: follia e fascino di un cult movie” (Cantagalli).

Quale è il tratto nuovo e da valorizzare di queste trasmissioni?

Bellieni: Riguardo le trasmissioni sulle gravidanze di ragazze adolescenti, se ne deve rilevare la “normalità”. E non è poco. Oggi si vive in un clima in cui ogni bimbo in-desiderato diventa indesiderabile, e quando si vede – ben di rado – una mamma di meno di 30 anni, spesso si scuote la testa se non con disapprovazione, con malcelato stupore. Perché la gravidanza non è più una cosa fisiologica come respirare, ma è diventata “una scelta” e il figlio “un prodotto”. Vedere mamme che invece guardano il loro bebè con amore, pur nella difficoltà dettata dall’età, è commovente.

Queste mamme sono giovani e spesso non sposate.

Bellieni: Come succede spesso oggi. La bellezza delle trasmissioni di MTV è che raccontano. Raccontano in presa diretta e la cosa importante è mostrare. La tragedia etica oggi è che si parla tanto “su”, ma nessuno “fa vedere”. E la parola vedere è fondamentale nel discorso etico: non bastano discorsi; ma chi mostra oggi cos’è il matrimonio, i figli, l’aborto non a parole, ma nel dolore, nella gioia, nella depressione, nell’euforia della gente? Purtroppo in TV questo non si fa; o si mostrano solo le impressioni dei VIP, che sinceramente non ci interessano.

L’elogio è limitato a questo tema?

Bellieni: No, perché su MTV, tra trasmissioni che sinceramente non ci piacciono, ce ne sono varie, da “Fabri Fibra in Italia” a “Il Testimone”, che mostrano la vita semplicemente. Ma anche ci ha stupito lo special “Preti” fatto di racconti in presa diretta sui sacerdoti, che non sono quelli classici da TV: non sono quelli che dicono “io non ho mai avuto dubbi”, o che fanno i “simpatici”, che vengono chiamati per giustificarsi per i casi di pedofilia altrui o che vanno in TV perché criticano il Papa; ma che raccontano e soprattutto la loro vita di ragazzi italiani, che non hanno “manie mistiche”, ma che sono coscienti del miracolo di cui sono strumento. Lo special è visibile in streaming su www.mtv.it. Certo non si pretende che questi programmi ricalchino la morale cattolica, ma già è molto vedere che pongono al centro un tema cancellato nella società dell’apparire, della fuga dal reale e del rifiuto dell’imperfezione: la vita vera, i desideri e la fatica del giorno presente, della malattia, della vita nascente.

Qual è il suo approccio alla TV?

Bellieni: Io guardo la TV semplicemente perché la guardano i miei tre figli; sono loro che mi introducono a quello che piace ai giovani, che mi trasmettono i loro gusti; io semplicemente li aiuto a “farne esperienza” cioè a ragionare su quello che vedono. La mia raccomandazione però è di star attenti, non “bere” tutto quello che la TV passa. Dico loro: guardatela, ma scegliete, non lasciate che sia la TV a scegliere per voi.

Come vede il rapporto tra religione e TV?

Bellieni: Serve più reale senso religioso, più apertura al mistero della vita. Programmi come dr. House, Scrubs, I Simpson, certi film di Aldo-Giovanni-e-Giacomo o di Claudio Bisio, Mel Gibson e pochi altri paradossalmente hanno questa apertura, pur non essendo “religiosi” in modo canonico; ma il modo canonico, cioè parlare in forma catechistica o dando messaggi morali, forse non è più adeguato: serve l’apertura al mistero e al ragionamento. La gente non vuole risposte preconfezionate, ma vuol essere stimolata a fare domande, perché la tragedia odierna è l’omologazione verso il nulla, il mancato uso della ragione in omaggio a modelli consumistici o nichilisti; non vuole programmi che “marcano il territorio” mettendo la bandiera in mezz’ora di trasmissione su questa o quella rete senza che questo lasci il segno con un interrogativo sul senso e sul mistero della propria vita, del proprio e dell’altrui dolore, della bellezza della vita.