Intervista all’onorevole Luca Volontè

di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 30 luglio 2009 (ZENIT.org).- Ha destato un certo scalpore la mozione votata dal Parlamento italiano che impegna il Governo a promuovere una moratoria sull’aborto a livello internazionale.

Per cercare di comprendere le ragioni di questa coraggiosa iniziativa e le implicazioni a livello nazionale e internazionale, ZENIT ha intervistato l’onorevole Luca Volontè, già presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per la Dottrina Sociale della Chiesa di Lecce, presidente della Fondazione Novae Terrae di Milano, e tra i promotori della mozione per la moratoria sull’aborto.

Lei, insieme a Rocco Buttiglione, è uno dei promotori della mozione parlamentare che impegna il governo italiano a presentare all’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite una risoluzione contro l’aborto come strumento di controllo demografico e per l’affermazione del diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire. Può illustrarci il contenuto della mozione?

Volontè: Il contenuto della Mozione, frutto di un’azione parlamentare degli ultimi due anni e di un lungo dibattito che nacque nel paese su spinta dell’amico Giuliano Ferrara e del quotidiano Il Foglio, afferma il diritto alla vita di ogni essere umano in considerazione dell’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo; dell’articolo 6, paragrafo 1, dell’Accordo internazionale sui diritti civili e politici, adottato dall’Assemblea generale ONU il 16 dicembre 1966 ed entrato in vigore il 23 marzo 1976, prevede che il diritto alla vita è inerente alla persona umana.

Questo diritto deve essere protetto dalla legge e nessuno può essere arbitrariamente privato della vita; dell’articolo 6 della Convenzione sui diritti dell’infanzia gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita ed assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo; l’articolo 1 della legge n. 194 del 1978 afferma che «l’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite»; della diffusione nel mondo della pratica dell’aborto selettivo a danno prevalentemente delle concepite di sesso femminile sta provocando in alcune aree geografiche un forte squilibrio fra i sessi; è sempre crescente il numero delle legislazioni straniere che attivamente promuovono l’aborto come strumento di controllo demografico e delle politiche che colpiscono con sanzioni di vario genere le donne che rifiutano l’aborto.

Perciò si è impegnato il Governo, grazie all’ampio consenso parlamentare, a promuovere la stesura e l’approvazione di una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire.

Considerazioni laicissime che confermano la responsabilità degli impegni chiesti al politico cattolico dalla Nota della Dottrina della Fede del 24 novembre 2002.

Forse non è un caso che solo i cattolici difendano i ‘diritti umani’ e i dispositivi internazionali…

Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a promuovere questa proposta di moratoria sull’aborto?

Volontè: Ci sono enormi ragioni geopolitiche, le devastanti contraddizioni di composizione demografica di interi continenti che avranno ripercussioni globali, ma soprattutto ragioni umane, il rispetto della vita fina dal concepimento, quello della libertà-resonsabilità dei genitori, il diritto alla tutela del rapporto tra mamma e figli in grembo.

E’ nota la mia e la nostra posizione di contrarietà all’aborto, si pensi alle polemiche scatenate nel gennaio 2006 sulla nostra richiesta di indagine conoscitiva sulla piena attuazione della 194,sono note le nostre dichiarazioni e il nostro impegno pubblico e chiaro.

Perciò, come dice la Nota Dottrinale al capitolo II par.4: “I cattolici, in questo frangente, hanno il diritto e il dovere di intervenire per richiamare al senso più profondo della vita e alla responsabilità che tutti possiedono dinanzi ad essa”.

Giovanni Paolo II, continuando il costante insegnamento della Chiesa, ha più volte ribadito che quanti sono impegnati direttamente nelle rappresentanze legislative hanno il «preciso obbligo di opporsi» ad ogni legge che risulti un attentato alla vita umana. Per essi, come per ogni cattolico, vige l’impossibilità di partecipare a campagne di opinione in favore di simili leggi né ad alcuno è consentito dare ad esse il suo appoggio con il proprio voto.

Ciò non impedisce, come ha insegnato Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Evangelium vitae a proposito del caso in cui non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista già in vigore o messa al voto, che «un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica”.Il nostro è stato un tentativo, come sempre lungo la vita e le nostre giornate, di dare concretezza e attuazione alle parole del Cardinale Ratzinger.

In che modo pensate di muovere le istituzioni internazionali e con quali nazioni pensate di allearvi?

Volontè: L’approvazione in Italia è solo l’inizio di un impegno internazionale che dovrà essere del Governo ma anche di noi promotori. Per quanto ci ricguarda, io stesso e il Gruppo del Ppe al Consiglio di Europa, stiamo iniziando a raccogliere firme di colleghi sulla proposta di un ‘Rapporto’ che impegni il Comitato dei Ministri dei 47 paesi membri, attraverso un voto dell’Assemblea parlamentare che potrebbe seere tra un anno.

I colleghi Magdi Cristiano Allam e Carlo Casini, agiranno attraverso le previsioni regolamentari proprie, all’interno del Parlamento Europeo. Un’azione ad ampio spettro sul piano europeo, anche attraverso la mobilitazione di singoli parlamentari nelle singole nazioni. E’ noto infatti che i Paesi europei siano protagonisti in negativo sui temi della vita e sostengano le tesi più abortiste nella comunità internazionale.

Fin dalla fine degli anni Sessanta ha prevalso un’ideologia che ha indicato l’aborto come un atto di libertà e progresso. In Europa attualmente c’è un aborto ogni 27 secondi. In Italia 356 aborti ogni giorno. Una strage le cui vittime non sono solo i bambini e le bambine che non vedranno la luce del sole, ma anche le mamme, i papà, i nonni, la comunità sociale. Quali sono gli argomenti e il progetto culturale che voi proponete per respingere quella che il Pontefice Giovanni Paolo II ha chiamato cultura della morte?

Volontè: Ci sono strumenti legali, in questo senso l’azione dei parlamentari pro-life dovrebbe essere più coordinata, ma soprattutto sono necessarie maggiori azioni delle associazioni e delle ong sensibili ai temi della vita e della famiglia.

L’Europa è in crisi, drammaticamente la crisi demografica rivela un vero e proprio ‘svilimento’ della democrazia e della civiltà.

L’emergenza natalità sta diventando sempre più una sfida assolutamente laica, perciò stanno per essere intraprese misure a favore delle famiglie e della loro stabilità e,per la stessa ragione, dovremmo chiederne altre per aiutare le donne nel loro desiderio di maternità.

Una sfida che chiede a noi una presa di coscienza e responsabilità maggiori, rispetto a solo qualche anno fa.

Una crisi, come dice la parola, che impone un generale cambiamento e, io credo per Grazia della Divina Provvidenza, concede alla nostra generazione una grande opportunità di ‘rendere ragione’ della nostra fede e del bene comune che ne scaturisce. Noi cattolici, abbiamo il dovere di rispondere al fallimento della mentalità consumistica, della società dell’opulenza -diceva Augusto Del Noce-con una proposta positiva. E’il momento del personalismo cristiano, della famiglia e della economia sociale di mercato.

Senza una nostra pronta risposta, il ‘vuoto’ creato dalla crisi, verrà riempito ancor più dagli egoismi, dal nichilismo e da nuove riedizioni dell’ideologie antiumane del XX secolo.

L’enciclica appena pubblicata “Caritas e veritate” indica nel crollo demografico dei paesi avanzati la prima causa della crisi. Il Pontefice Benedetto XVI sostiene che non ci sarà sviluppo senza un rafforzamento della famiglia naturale ed un ritorno alla crescita demografica. Qual è il suo parere in proposito?

Volontè: La “Caritas in Veritate” è chiarissima e efficacissima anche su questi punti. Il Santo Padre affronta non solo il tema della demografia che caratterizza le società occidentali, ma pone grande attenzione nei suoi giudizi sulla distorsione dei diritti umani, “diritti impazziti”, così definiti al n.43,l’esportazione nei Paesi poveri da parte dei ricchi di modelli di “sottosviluppo morale”, dice al n.18, ed infine positivamente ripropone l’idea del personalismo cristiano e della carità, cioè “difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita”, si veda al n.2. In tutto ciò, si conferma la ricchezza delle lunga tradizione della Chiesa e si ‘traggono le cose nuove’, in una efficace lettura, per l’oggi.

Non le pare paradossale che alcune associazioni che si sono battute per anni contro la pena di morte, oggi siano totalmente indifferenti alla moratoria sull’aborto? Pensi che addirittura Amnesty International si è fatta promotrice in Nicaragua di una legge a favore dell’aborto. Cosa può dirci in proposito?

Volontè: Non è un paradosso, è la conseguenza a cui trascina quello stesso esclusivo ‘sentimentalismo vuoto’, come dice lo stesso Pontefice nei primi paragrafi della nuova enciclica, destinato a ‘seguire’ l’onda delle mode del politically correctness proprio perchè non fondato sulla Verità nella Carità.

La crisi economica è stata frutto di una crisi culturale e morale i cui effetti si vedranno ancor per qualche tempo, una situazione assolutamente decisiva e unica nella storia di questo XXI secolo, in cui ogni strumentalità e ogni ‘buonismo’

mostrano il vero volto. C’è chi rimane convinto che salvare Caino sia necessario almeno quanto salvare Abele e chi si ostina a chiedere la grazia per Caino, seppur giudicato da tribunali, e asseconda lo sterminio di milioni di piccoli bambini innocenti.

Le pagine del Vangelo sul ‘massacro degli innocenti’ sono la migliore lettura dell’oggi. Colpisce molto che a noi tutti – l’esempio di Amnesty in Nicaragua è palese ma non è l’unico – sia dato di vivere questi tempi, di agire nel momento in cui con chiarezza emergono le ‘mani di sangue’ dei ‘tanti Erodi’.

Il Papa Benedetto già nella enciclica “Spe Salvi” ci diceva che l’entrata della Luce nel mondo, dipende anche da noi, dalla nostra risposta e dalla nostra adesione a Gesù. Non una bella predica, piuttosto la Via alla Verità, per ciascuno di noi e del mondo intero.

Saremo sordi ai continui richiami di Benedetto, “il cristianesimo è un avvenimento, Gesù è un fatto non una teoria”, o invece risponderemo a questo straordinario compito? Dipende da ciascuno di noi, in ciascun momento l’esito e le conseguenze del domani.