Tratto da Tempi del 21 luglio 2009

«Se una donna viene scoperta incinta senza certificato è immediatamente costretta ad abortire, qualsiasi sia lo stato di avanzamento della gravidanza.

(…) Una volta ho trovato una donna incinta al nono mese senza permesso. È stata portata ad abortire. In sala parto ho visto le labbra del bambino che volevano succhiare, ho visto le sue membra che si stiracchiavano. Un medico gli ha praticato un’iniezione letale in testa e il bimbo è morto». Così dichiarò nel corso di un’udienza davanti al Congresso americano nel 1998 Gao Xiaoduan, per 14 anni responsabile del controllo delle nascite nella provincia cinese del Fujian. “L’aborto come strumento di controllo demografico” stigmatizzato il 15 luglio da due mozioni votate alla Camera dei deputati, che impegnano il governo ad attivarsi per una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni tale pratica, è un orrore che investe milioni di donne. Lo racconta nei dettagli anche un libro fresco di stampa: Strage di innocenti – La politica del figlio unico in Cina (Guerini 2009, 185 pagine), a cura del dissidente cinese Harry Wu, prossimamente in Italia ospite del Meeting di Rimini. Certo sarebbe molto bello se, dopo avere ottenuto una risoluzione Onu per una moratoria della pena di morte, l’Italia riuscisse a far votare al Palazzo di Vetro anche una moratoria degli aborti forzati e di quelli favoriti da legislazioni che considerano l’aborto un metodo contraccettivo qualunque. Per quanto riguarda la Cina ci sono però due problemini: da sempre l’Unpfa, organismo “umanitario” dell’Onu, assiste Pechino nell’attuazione della politica del “figlio unico”, via aborti e sterilizzazioni forzati. È un peccato che Obama abbia deciso di sbloccare i finanziamenti Usa a tale ente. È un peccato che l’Unione Europea non li abbia mai interrotti.