L’allarme sociale del gravo fatto avvenuto ad Avetrana, non ultimo e come del resto in altre vicissitudini avvenire, in cui lo zio Michele Misseri, reo confesso, ha ucciso Sara Scazzi, riapre il nodo della perizia psichiatrica per raggiungere quella metodologia giuridica della “incapacità di intendere e volere” a volte decisamente incomprensibile e mostruosa, quindi, forse, consequenziale della non imputabilità del soggetto autore del misfatto.

Non si può decisamente affermare che il raptus di cui sopra sia dovuto ad una infermità mentale, ma si deve considerare che per “disagio mentale” gli psichiatri definiscono situazioni diverse tra loro quali disturbi del comportamento, panico, ansia, depressione, psicosi, disturbi bipolari, schizofrenia, disturbo a volte cronico o recidivante che interessa l’età giovanile-adulta ed i pazienti che raramente hanno coscienza di malattia.

Il problema dell’imputabilità penale nel campo psichiatrico e le varie diagnosi commesse tra psicopatologia e dinamica dei fatti, è argomento che lasciamo alla competenza medico-legale che si dibatte tra le pericolosità sociali del malato di mente e le condizioni mentali dello stesso “imputato”.

Ma non è pensabile che menti psichicamente instabili, autori di tragedie umane, possano entrare in Ospedali Psichiatrici Giudiziari o rientrare tranquillamente in famiglia e conseguentemente nella società, la quale in tale maniera resta completamente indifesa ed in balia di “costoro” che si devono ritenere socialmente pericolosi.

Ora nel triste episodio di Avetrana si comincia a “sventolare” ai quattro venti la solita “perizia psichiatrica” un sotterfugio giuridico, spesso e volentieri “sistema” per evitare la prigione o forse per introdurre il reo negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

In Italia con le leggi 180 e 833 s’intendeva superare quei “specifici ed obbrobriosi” sistemi di cura ipotizzando la riconversione delle strutture e cure capaci di garantire interventi integrati e dignitosi per il malato psichico nelle varie fasi del suo trattamento.

Per quanto riguarda gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, la cui “scomparsa” doveva avvenire adeguando la normativa penale a quella civile che prevedeva da ben 32 anni la soppressione degli istituti manicomiali, è tutt’ora in netto contrasto con i dettami Costituzionali e le leggi 180 e 833, restando i temi dominanti delle “linee guida” per la chiusura degli ex.o.p. mirati ad una corretta assistenza ed ai necessari interventi riabilitativi di tutti gli “ammalati” di questo tipo considerandoli persone invalidate da lunghi periodi di ospedalizzazione o di permanenza in famiglia.

Ancora oggi ci domandiamo a seguito delle leggi di cui sopra che hanno stabilito la chiusura di tutti i “manicomi” senza distinzione alcuna, perché sono in atto ed ancora aperti  6 Ospedali Psichiatrici Giudiziari e qual è l’utilizzo di quest’ultimi ?

A chi servono e a che servono? ( ivi compresi i 7 Ospedali Psichiatrici Privati ?).

Questi “malati” ricoverati negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari non possono, per mancanza di una specifica legge, che seguire la stessa modalità e diritti degli altri ammalati, considerati e tutelati “nel rispetto della dignità e dei diritti civili garantiti dalla Costituzione”, secondo la volontà del Legislatore che ha voluto porre fine alla sanzione ufficiale di privazione della libertà e di segregazione di esseri umani assicurando un concreto miglioramento del trattamento terapeutico socio-assistenziale-riabilitativo, ancor oggi molto approssimativo.

Ancora una volta auspichiamo che nei 5 Punti Programmatici del Governo Berlusconi e l’intendimento delle Istituzioni Legislative si facciano carico di riforme urgenti e gravi problemi del disagio psichico di cui da tempo ci siamo occupati e preoccupati, invece di formalizzare in inutili e dannose litigiosità che non servono né a coloro che gestiscono la res pubblica né ai cittadini !

Previte

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