Ci dica con franchezza, On.le Presidente Berlusconi, rientra questa normativa fra le riforme?

La legge 13 maggio 1978 n.180 ( G.U. 16/5/1978 n-133) dal titolo “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari ed obbligatori” e la legge 23 dicembre 1978 n.833 dal titolo “Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale ( legge bis della 180 negli artt.33-34-35 ), sono state a suo tempo emesse con lo scopo di curare e non segregare il paziente soggetto a malattie psichiche, come molto bene auspicato dal Basaglia padre di quella “legge” cardine dell’assistenza psichiatrica.

Intanto con il 13 maggio 2010 sono passati 32 anni dall’emissione di quelle” leggi” e l’introduzione di quelle normative hanno voluto dare un “colpo di spugna” agli Ospedali Psichiatrici pur concedendo al privato di coprire il 50% circa delle esigenze del pubblico, naturalmente con costi elevati di gestione che ancora insistono nella nostra Italia. Intanto paga papà !

Dall’ultima Relazione Trimestrale del Ministro della Salute, ai sensi dell’art. 1° comma 24 della legge 23 dicembre 1996 n.662 sulle iniziative adottate a livello nazionale e regionale al 31 dicembre 2002, (Doc.CXXVI n.1 Atti Parlamentari 20 ottobre 2003), sono stati documentati tutti i programmi di superamento degli ex-Ospedali Psichiatrici pubblici in favore di strutture residenziali come luogo di destinazione elettivo o “residenze protette”.

Ma, oggi 2010, ancora 7 Ospedali Psichiatrici Privati insistono in Italia, uniti ai 6 Ospedali Psichiatrici Giudiziari al 30 giugno 2004 (Relazione Ministro della Salute, non ne conosco altre!) tutti vergognosamente ancora “aperti”, stanno a dimostrare che vi sono persone con problemi psichici “relegati” in strutture definibili manicomiali ( Doc. CXXVI n. 3 Atti Parlamentari 21.01.2005 ).

E’molto evidente che “queste strutture” contrastano non solo con la legge 180, ma configgono addirittura con la Costituzione Italiana, molto criticate per le loro “inefficienze” nel Rapporto dal dr.Alvaro Gil-Robles Commissario Europeo per i diritti umani ( 10/17 giugno 2005 ) indirizzato alle Istituzioni Italiane.

Quelle norme legislative vanno rivedute in una proposizione che renda ragione e giustizia, in quanto fin’oggi questa problematica ha compiuto un cammino tra demagogie e conflittualità, quindi oggetto di pseudo revisione, che hanno stimolato politici, operatori del settore, organizzazioni private, del non-profit, o soluzioni verso l’interesse, supponiamo, di un business del “malato di mente”, per l’allargamento alla consuetudine di affidarli a strutture cooperativistiche pubbliche o private.

Ancora una volta non possiamo non rilevare che quelle leggi prive del Regolamento d’Applicazione hanno, è vero, determinato il passaggio da un concetto custodialistico a quello terapeutico, non (o poco) prevedendo organizzazione dei Servizi perché non vi è stata una severa valutazione dei limiti terapeutici attuati all’epoca, forse, ancora oggi vigenti.

Purtroppo in Parlamento la normativa accentrata nel Testo Unificato Burani-Procaccini ( dove era abbinata una n/s Petizione ) è misteriosamente sparito dall’agenda parlamentare dal 21 aprile 2005 e chi ha prodotto questo impasse  ne dovrà rispondere alla propria coscienza, Signor Presidente della Camera dei Deputati dell’epoca. Perché non è stata mai  spiegata questa sospensione?

E’ una scelta difficile, gentili signori della politica, ma non si può addossare il “peso” alle famiglie ed alla società visto quanto succede in questi n/s giorni dove la “mattanza” nelle famiglie e nelle strade delle n/s città sono, orrendamente, quasi quotidianamente all’ordine del giorno.

La famiglia è la vera risorsa di questo Paese, anche se ignorata dalla politica e dalla società, ma bisogna darle quel riconoscimento, quel ruolo insostituibile, quella maggiore dignità che le spetta quale membro  fondamentale della società, soprattutto, anche di quella famiglia dove insiste la disabilità nei suoi possibili componenti, titolari del diritto al rispetto della loro dignità quali persone.

La “cultura della morte”, come la chiamava Papa Giovanni Paolo II°, si va sempre più diffondendo sia in forma esplicita che subdola, mentre la battaglia per la vita e per la dignità dell’uomo-disabile è ormai un “diritto-dovere” superato e ne pagano le conseguenze le persone svantaggiate.

E’ ormai ricorrente il domandarsi il perché nella rituale quotidiana dizione della parola riforma non rientra quella della revisione urgente e necessaria di “quei provvedimenti legislativi” che tanti lutti hanno portato alla famiglia ed alla società, mentre infuria la litigiosità politica !!!

Per il conseguimento del bene comune, carente in questa società dell’egoismo e del liberticidio, è auspicabile che la politica possa realizzare omogeneità  d’intenti mirati a concetti di solidarietà e di maggiore comprensione verso le priorità, come quella necessaria, urgente e non più procrastinabile riforma richiesta e dovuta verso l’handicap mentale attesa da ben 32 anni.

“Verba volant”, Signori della politica ricordando che ”scripta manent”, “Le parole volano, ma gli scritti rimangono ”… e pur sempre resta anche una data, il 13 maggio 2010, alquanto disdicevole in cui ricorre il 32° anno dell’inefficacia delle leggi 180 e 833, legislazione mai programmata per una prioritaria, seria ed urgente riforma.

Intanto il cittadino e l’opinione pubblica, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, chiede da troppo tempo : a quante morti innocenti dobbiamo ancora assistere?

Franco Previte

Presidente dell’assocciazione Cristiani per Servire

http://digilander.libero.it/cristianiperservire