Monsignor Zygmunt Zimowski ha aperto l’anno accademico del “Camillianum”

di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 12 novembre 2009 (ZENIT.org).- “Il corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, non è mai riducibile all’insieme delle sue cellule”. E’ quanto ha ribadito ieri 11 novembre, monsignor Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, all’Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria “Camillianum” nell’apertura del nuovo anno accademico.

Il Presidente del Pontificio Consiglio ha sottolineato che “ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità della persona” e questo principio della dignità è talmente fondamentale che deve richiamare a un grande “Si” alla vita umana.

Pertanto, il sì alla vita umana “deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica che riveste un’importanza sempre maggiore nel mondo di oggi”.

Monsignor Zimowski ha spiegato che le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza, fino a conoscere meglio le strutture biologiche dell’uomo e il processo della sua generazione.

“Questi sviluppi – ha affermato – sono certamente positivi e meritano di essere sostenuti, quando servono a superare o a correggere patologie e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi”.

“Ma – ha rilevato -, ed è quanto va detto con ogni chiarezza, essi sono invece negativi, e pertanto non si possono condividere quando implicano la soppressione di esseri umani o usano mezzi che ledono la dignità della persona oppure sono adottati per finalità contrarie al bene integrale dell’uomo”.

Il Presidente del Pontificio Consiglio ha spiegato che “la grande sfida della vita umana riguarda anzitutto e soprattutto il suo inizio” e che c’è un tentativo di spostare l’inizio della vita dal concepimento all’impianto e ciò significherebbe un “pieno nulla osta etico per l’aborto, poiché si impiegano circa 15 giorni dal momento della fecondazione dell’ovulo fino al momento all’impianto nell’utero materno”.

Riprendendo le parole di Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte, monsignor Zimowski ha precisato che la Chiesa deve svolgere un compito di radicalità evangelica senza timore delle critiche perchè la difesa della vita è “nell’agenda ecclesiale della carità” e risponde al “dovere di impegnarsi per il rispetto di ciascun essere umano dal concepimento fino al suo naturale tramonto”.

“Allo stesso modo – ha commentato poi -. il servizio all’uomo ci impone di gridare, opportunamente e importunamente, che quanti s’avvalgono delle nuove potenzialità della scienza, specie sul terreno della biotecnologia, non possono mai disattendere le esigenze fondamentali dell’etica, appellandosi magari ad una discutibile solidarietà che finisce per discriminare tra vita e vita, in spregio della dignità propria di ogni essere umano”.

In questo contesto l’illustre prelato ha affermato che la vita dell’uomo sta al cuore del messaggio di Cristo, perchè “è l’Uomo, grande e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio che tutta la creazione: è l’Uomo, è per lui che esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio Unigenito”.

“Nel piano di Dio-Creatore – ha aggiunto -, tutto è stato creato per l’uomo, ma l’uomo è stato creato per servire Dio e per offrirgli tutta la creazione” e per questo la difesa della vita intesa come carità “è necessariamente al servizio della cultura, della politica, dell’economia, della famiglia, perché dappertutto vengano rispettati i principi fondamentali dai quali dipende il destino dell’essere umano ed il futuro della civiltà”.