Il governo afferma che sono circa 25 milioni: 18 milioni di protestanti di varia affiliazione, e sei milioni di cattolici. Ma i fedeli sono certamente molti di più
di Marco Tosatti
Tratto da Vatican Insider

Molte delle chiese in Cina sono piene ogni domenica di fedeli. Il numero dei cristiani si moltiplica, anche se le statistiche, ufficiali e meno ufficiali, non riescono a dare un’immagine affidabile di quello che sembra un fenomeno di proporzioni straordinarie. Tanto che c’è da chiedersi, come ha fatto una recente inchiesta della BBC, se non sia il capitalismo sfrenato messo in atto dal regime, dopo decenni di repressione ideologica, a provocare quest’ondata di spiritualità.

Sulle cifre il dibattito potrebbe continuare all’infinito; e in realtà è impossibile dire quanti siano i seguaci di Cristo, divisi nelle diverse confessioni, nell’Impero del Drago. Il governo afferma che sono circa 25 milioni: 18 milioni di protestanti di varia affiliazione, e sei milioni di cattolici. Ma le cifre fornite da osservatori e analisti indipendenti fanno pensare che Pechino sia abbondantemente sottodichiarante; e fanno arrivare la cifra totale fino a 60 milioni. Che possono non essere gran cosa, nel mare di cinesi, ma costituiscono comunque una minoranza rispettabile significativa; la popolazione di un Paese come l’Italia. C’è chi dice, in maniera provocatoria, che di domenica ci sono più fedeli alle diverse celebrazioni cristiane che nelle chiese di tutta Europa… I nuovi convertiti passano in maniera trasversale attraverso tutti i vari segmenti della complessa società cinese: dai contadini nelle zone rurali remote ai giovani uomini d’affari delle megalopoli in piena espansione.

I rapporti storici fra Cina e cristianesimo sono molto antichi. Dal Medio oriente nei primi secoli i cristiani nestoriani si spinsero fino alle province occidentali dell’Impero; restano tracce archeologiche della loro presenza, che però non riuscì a mettere radici solide. Il secondo grande momento è legato ai missionari gesuiti (basta il nome di Matteo Ricci) che riuscirono a stabilire rapporti profondi con la società e la cultura cinese. Un momento magico, che l’invidia di altri ordini religiosi, e l’incapacità di Roma di comprendere una realtà così lontana, contribuirono a spegnere; forse uno dei più grandi e amari “avrebbe potuto essere…” della Chiesa cattolica.

Il terzo momento è quello dei missionari, negli ultimi secoli; e naturalmente i sacerdoti occidentali che venivano a predicare sono stati associati alla politica delle potenze occidentali. In particolare nel XX secolo, quando la spinta nazionalista si è fatta più forte. Dopo la vittoria comunista nel 1949 i missionari stranieri sono stati espulsi immediatamente. Ma il seme era gettato; esistevano già Chiese autoctone, cattoliche e protestanti. E immediatamente si creò la frattura fra una Chiesa legata e sottomessa al regime, e quanti invece volevano mantenere la loro indipendenza, in particolare per quei cattolici, poi soprannominati Chiesa clandestina, o Chiesa delle catacombe che desideravano mantenere la loro fedeltà al Papa e a Roma, cioè alla cattolicità universale. Da un punto di vista ideologico naturalmente i cristiani erano considerati più o meno come dei residui di un passato che il futuro rosso e trionfante avrebbe provveduto a cancellare. Mao descriveva la religione come un “veleno” sulla falsariga dell’oppio dei popoli di marxiana memoria. E la Rivoluzione culturale degli anni ’70 cercò semplicemente di sradicare la religione, e con essa il cristianesimo dalla Cina. Senza riuscirci, ovviamente; ancora una volta il sangue dei martiri – e in Cina non mancano – si è rivelato fruttuoso.

Nel 1980 credere in Dio è sostanzialmente tornato a essere legale, in Cina. Almeno fino a quando le varie Chiese fanno riferimento all’Amministrazione degli Affari religiosi, non compiono attività religiosa al di fuori dei loro luoghi di culto e sottoscrivono lo slogan “Ama il Paese – ama la tua religione”.

E adesso si è venuta a creare una situazione inedita. Lo storico conflitto fra Chiesa patriottica e Chiesa clandestina cattolica, un conflitto che ha creato martiri ed eroi, e ha alimentato speranze e delusioni, alternativamente, fino a pochi mesi fa, quando la Cina, per ragioni che forse sono anche economiche (le proprietà della Chiesa fanno gola a funzionari e burocrati) ha deciso di gelare le promesse di un possibile modus vivendi, ricominciando a nominare vescovi senza l’accordo con la Santa Sede, è stato in una certa misura superato da altri fenomeni, come la crescita al di fuori di ogni controllo delle Chiese domestiche. Piccoli – o neanche tanto piccoli – gruppi di cristiani evangelici che sull’esempio dei Pentecostali si riuniscono, pregano, rifiutano ogni organizzazione burocratica e statale e affrontano con coraggio e determinazione carcere e maltrattamenti. Anche in assenza di statistiche ufficiali è opinione comune, e piuttosto indiscussa che la Chiesa protestante cresce più velocemente di quella cattolica; anche quella ufficiale, con un fenomeno ignoto nei Paesi di tradizione evangelica.

Secondo Carl Moeller, presidente di “Open Doors” “la Chiesa non prospera ma è sotto persecuzione; il movimento cristiano cinese dal tempo della Rivoluzione culturale ad oggi è in questa condizione. I cristiani cinesi sono i “grandi maestri”, che insegnano alle Chiese occidentali in quest’area il segreto per una Chiesa sana, robusta e in crescita sia pure non ricca, che ha imparato a sopportare ogni genere di difficoltà a causa della verità del suo messaggio”.

Ma si addensano nuvole, su questo orizzonte epico di fede. Quelli che Moeller definisce “i semi di una futura debolezza”, la simpatia verso una “teologia della prosperità”. Il cristianesimo in Cina sta sperimentando una crescita esplosiva, e secondo Moeller questo accade soprattutto fra i giovani. “La generazione giovane infatti vede qualche cosa di più nella dinamica spirituale della teologia cristiana; vede una dinamica pratica del cristianesimo che si trasforma in un vantaggio economico”. E spiega: “C’è un’evidenza reale, tangibile, secondo cui gli uomini di affari cinesi che seguono la dottrina cristiana nei loro affari tendono ad avere più successo degli altri. Credo che qui abbiamo una dinamica spirituale ed economica unica, che facilita la crescita delle Chiese in Cina”.

Ma c’è un pericolo, in questo successo: “La dinamica della teologia della prosperità è molto attraente, in superficie; ma sfortunatamente lascia dietro di sé un’onda di delusione e sconforto, per coloro che credono che la teologia cristiana si riduca a ciò che possiamo materialmente avere qui sulla terra”.