Una mostra e un libro sul “buon Governo” al Meeting di Rimini

di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 22 agosto 2010 (ZENIT.org).- Le virtù insieme  alla bellezza e alla saggia e paziente fede di Maria sono alla base del buon governo, oggi come seicentocinquanta anni fa.

Queste sono le considerazioni che emergono dalla mostra “Cor Magis il cuore, l’opera ed il bene di tutti” presente al Meeting di Rimini (padiglione C1) e dal libro “Il bene di tutti” (Società Editrice Fiorentina).

La mostra ed il libro illustrano, raccontano e riflettono sul ciclo di affreschi “del Buon governo” “gli effetti del buon Governo in città” e “gli effetti del malgoverno” dell’artista senese Ambrogio Lorenzetti.

Curatori della mostra sono Mariella Carlotti e Marco Barbone.

La Carlotti, insegnante di scuole superiori e autrice di altri libri su Duccio da Boninsegna e il Campanile di Giotto, ha detto al “Meeting quotidiano” di domenica 22 che “il dipinto è stato spesso utilizzato come esempio di allegoria di valori sociali svincolati dal cristianesimo” ma “l’affresco principale è dominato della sapienza divina che tiene in mano la bilancia della giustizia” e “anche “l’allegoria del buon governo simmetrica della giustizia, è circondata dalla virtù teologali”.

A conferma di quanto nella Siena medievale era avvertita l’unità tra la fede e l’arte, la Carlotti riporta l’inizio del libro della corporazione dei pittori senesi “il Breve” dell’anno 1355 in cui è scritto “noi siamo per la gratia di Dio manifestatori agli omini grossi che non sanno lectera, de le cose miracolose operate per virtù et in virtù de la santa fede”.

Ed ancora “nel cominciamento, nel mezo et ne la fine di dire et fare, nostro ordine sia nel nome de lo onnipotente Idio et de la sua Madre vergine Madonna santa Maria”.

Il dogma dell’Immacolata sarà proclamato solo nel 1950, ma Siena è ‘la città della Vergine’ già nel Trecento, perché, come annota il noto storico dell’arte Jacob Burckhardt, “questo è il nome che la città si attribuì nel suo massimo splendore”.

Alla Madonna Assunta è infatti dedicato il Duomo, per lei si corre il palio, il sigillo della Repubblica di Siena riporta l’immagine della Vergine con il bambino e la scritta “Conservi la Vergine l’antica Siena che Lei stessa rende bella”.

Nell’introduzione al libro “Il bene di tutti” ispirato dal tema dell’assemblea generale 2009 della Compagnia delle Opere (CdO), Bernhard Scholz, che della CdO è il Presidente ha scritto: “Gli affreschi del Palazzo Pubblico di Siena dimostrano una volta di più che l’arte è uno strumento potente e docile per prendere coscienza, attraverso la forza attraente della bellezza, delle aspirazioni più profonde della propria umanità nella sua dimensione personale e sociale”.

Secondo Scholz le allegorie del Lorenzetti dimostrano che “i cittadini della città non sono semplicemente una realtà passivamente governata, ma una realtà viva e feconda che può trasmettere e rafforzare direttamente e indirettamente i valori e i principi delle persone che la governano”.

Le Virtù sono espressamente rappresentate e sono quelle cardinali della fortezza, della temperanza, della prudenza e della giustizia, con anche la concordia, la sapienza, la magnanimità.

“Gli affreschi – ha concluso Scholz – presentano una sapienza di vita che vale, non solo per la Siena del duecento e del Trecento, ma per tutti i tempi e ce la trasmettono con una bellezza commovente per toccarci in quel punto che si chiama cuore”.

Nella prefazione al volume della Carlotti, Andrea Simoncini, Ordinario di Diritto costituzionale all’università degli Studi di Firenze, scrive: “Il Medioevo ha un genio espressivo pubblico che è mancato alle epoche successive. le chiese e i palazzi civici sono i luoghi in cui ci si ritrova, luoghi in cui si insegna, ci si esprime, si comunica ciò che tutti devono sapere”.

Rileva Simoncini che “la bellezza è il mezzo che si sceglie per comunicare il giusto” e la giustizia non è trattata in maniera astratta, il dipinto infatti mostra “la bellezza del buon governo e lo splendore dei suoi effetti, così come mostra l’orrore infernale del malgoverno”.

Nell’affresco del Lorenzetti, il Tiranno del malgoverno è consigliato da avarizia e vanagloria, da furore, invidia, lite. Nella rappresentazione del buon governo insieme alle virtù cardinali ci sono anche le virtù teologali, fede, speranza e carità.

Ha fatto inoltre notare la Carlotti che nell’affresco del Malgoverno manca il popolo. Nel buongoverno c’è la schiera di cittadini che lavorano, le scene sono vitali, campi coltivati, scene di produzione e di commercio, scuole e costruzioni.

Sotto il Tiranno del malgoverno invece non c’è nessuno, qualche soldato, molti morti, e tanta desolazione.

Come discrimine tra buon e cattivo governo la Carlotti ha precisato che mentre il buon governo difende il “bene comune”, il cattivo governo ricerca in maniera meschina il “bene proprio”, che don Julian Carron all’Assemblea Generale della CdO ha indicato come “individualismo” ovvero “paradosso della modernità”.