Tre giorni di chiusura, da ieri, per le scuole cristiane, manifestazioni di protesta e astensione dal lavoro. E tanta frustrazione. Domenica sera i cristiani di Gojra, negli occhi ancora le immagini di centinaia di musulmani all’attacco della loro pacifica comunità e dei correligionari bruciati vivi o colpiti da pallottole mentre cercavano di mettersi in salvo, avevano bloccato con le bare delle vittime della strage del giorno precedente, il tratto ferroviario ferroviario Multan-Faisalabad. Solo quando hanno ottenuta la certezza che era era avviata un’inchiesta a carico di 15 leader degli attacchi e contro altre 800 persone non identificate, i cristiani hanno proceduto con i riti funebri. Tuttavia la tensione resta alta e la rabbia cova sotto la cenere della rassegnazione e del convincimento.

«Dobbiamo difenderci da soli» da attacchi «premeditati» che ci costringono a «tenere un basso profilo» ed evitare che i fondamentalisti trovino «ulteriori pretesti». È quanto riferisce ad AsiaNews mons. John Lawrence Saldanha, arcivescovo di Lahore, commentando gli assalti contro i cristiani a Gojra e nel villaggio di Korian, nel distretto del Punjab.

«La comunità cristiana – ha detto John Lawrence Saldanha, arcivescovo di Lahore – ha subito due attacchi premeditati. Nel primo, il 30 luglio, fortunatamente non vi sono state vittime. Il primo agosto, invece, le persone non erano preparate a fronteggiare l’assalto e vi sono stati dei morti». E si teme che il numero dei morti possa aumentare. Lo stesso vescovo di Faisalabad, monsignor Joseph Coutts, che ha visitato Gojra, ha faticato a convincere i cristiani locali alla calma. Anche per questo il ministro per le Minoranze Ashraf Bhatti — unico cristiano a sedere nel Parlamento di Islamabad — resterà a Gojra su invito del presidente pachistano Zardari finché la situazione non sarà tornata alla normalità.
A due giorni dai fatti di Gojra, dove da 50 anni circa duemila famiglie cristiane vivevano fianco a fianco con una popolazione musulmana sostanzialmente accogliente verso i cugini di fede, i leader cristiani si interrogano sul futuro della loro comunità e accusano le autorità di tolleranza verso gli estremisti che utilizzano anche strumenti legali, come l’odiata “Legge anti-blasfemia” del 1988 per provvedere a giustizia sommaria.

Una legge, come conferma anche monsignor Coutts, pastore della diocesi dove si trovano le località colpite dai disordini, «spesso utilizzata in modo del tutto arbitrario». Finora, restano nove le vittime accertate per i cristiani, sette per le autorità e almeno 15 i feriti. Per quello che ne è stato l’antefatto, ovvero l’annientamento con il fuoco e con esplosivi, il 30 luglio, della “colonia” cristiana di Korian, villaggio della stessa provincia, sono stati accusati per blasfemia tre cristiani ma nessuno dei 22 musulmani contro cui i cristiani hanno sporto denuncia. «C’è una paura diffusa tra i cristiani del Punjab per la loro sicurezza davanti agli attacchi di estremisti musulmani e all’uso di comodo della legge», ha detto ieri Seraphine Tubab, attivista sociale. Una strategia simile a quella utilizzata dagli estremisti indù nello Stato indiano di Orissa, che ha come fine l’espulsione di cristiani o la loro conversione.

Il governo provinciale ha, infatti, avuto informazioni che un gruppo di uomini armati con il volto coperto è arrivato dalla vicina città di Jhang per guidare gli assalitori di Gojra e provocare la reazione dei cristiani. Sempre da Jhang, nei mesi scorsi, erano arrivati i predicatori che – prendendo a pretesto un episodio (negato nella sostanza dalle autorità) di dissacrazione del Corano – hanno incitato a Korian come a Gojra a quelli che sono stati «due attacchi premeditati».


Stefano Vecchia da Avvenire