Il Santissimo Sacramento è la chiave della terza apparizione dell’Angelo, che apparve di nuovo ai ragazzini quando stavano fuori a prendersi cura delle loro pecore. Nonostante ciò, trovarono il tempo per recitare il rosario e l’orazione dell’Angelo. Cosa l’Angelo doveva ancora annunciare? Aveva già insegnato loro come pregare e come dovevano esprimere  il loro amore per mezzo del sacrificio. Ed essi erano estremamente generosi nella preghiera e nel sacrificio. Però chi può superare Dio in generosità? Tutto ciò che Lui ci dà e ci toglie in questa vita è relazionato con quel dono perfetto alla sua propria Persona, che pregustiamo innanzitutto nel Santissimo Sacramento. Quando l’Angelo appare in “Loca de Cabeço”, “reggeva un calice fra le sue mani, con sopra un’Ostia, dalla quale fuoriuscivano gocce di sangue che cadevano nel calice”. L’Angelo lascia fluttuare nell’aria il calice e l’Ostia e si prostra a terra con i ragazzi,  …

… recitando tre volte la seguente preghiera: “Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, i sacrilegi e l’indifferenza con la quale Lui stesso è offeso. Per i meriti infiniti del suo Santissimo Cuore e per intercessione dell’Immacolato Cuore di Maria, vi chiediamo la conversione dei poveri peccatori”.

In seguito l’Angelo si alza, prende l’Ostia e la dà a Lucia, mentre a Giacinta e Francesco fa bere il contenuto del calice. Facendo questo dice: “Ricevete il Corpo e bevete il Sangue di Gesù Cristo, che tanto orribilmente è offeso da ingrati uomini. Espiate i loro peccati, consolate il loro Dio!”. Ancora una volta si prostra al suolo con i ragazzi, ripete tre volte l’orazione alla Santissima Trinità e scompare.

Così come la prima preghiera: “Dio mio, io credo…” è il riassunto di tutta la Legge e dei Profeti, poiché mostra in forma di preghiera un’espressione perfetta dell’amore a Dio e al prossimo, così la nuova preghiera: “Santissima Trinità…” è una raccolta di tutto il Nuovo Testamento che consiste nella rivelazione della Santissima Trinità e della morte in croce del Figlio di Dio fatto uomo. La sua morte ci è presentata quotidianamente nel santo sacrificio della messa e nella Santa Comunione. Le preghiere dell’Angelo sintetizzano la dottrina essenziale dell’Antica e della Nuova Alleanza: sono, nel loro fondamento, orazioni bibliche.

La preghiera alla Santissima Trinità serve molto bene come preparazione a ricevere la Santa Comunione e anche come azione di grazie dopo averla ricevuta. I sacramenti di Cristo, in modo efficace, suscitano grazie in tutti quelli che li ricevono con una retta intenzione. Però questa apertura a Dio  nei sacramenti è distinta in ogni persona, ciò spiega perché tanta gente che anno dopo anno riceve la Santa Comunione, anche così non arriva alla santità: perché collabora in poca misura con la grazia e non si prepara adeguatamente alla venuta di Cristo nella sua anima. Se pregassimo con questa orazione e con altre preghiere formulate in modo simile assieme al nostro Angelo Custode, senza nubi avremmo maggior profitto spirituale delle nostre Sante Comunioni, e se pregassimo di più per gli altri, essi riceverebbero a loro volta grazie più ricche, per poter rispondere ai sacramenti di Cristo con più magnanimità.

Come è triste quando in molte anime il momento della comunione si riduce ad un deglutire l’Ostia. Invece di parlare intimamente con Gesù nel proprio cuore, la gente guarda con curiosità quel che succede nella chiesa, guardando l’orologio e, appena terminata la messa, si corre verso l’uscita.

Qui l’Angelo ci insegna a dare a Dio un’azione di grazie adeguata. Una tradizione della Chiesa ci raccomanda di restare in azione di grazie, almeno per 15 minuti. Sant’Alfonso Maria dei Liguori raccomandava ai sacerdoti di fare un’ora di ringraziamento dopo la messa. Il tempo in cui abbiamo il nostro Signore, Gesù Cristo esclusivamente per noi in “udienza privata” è innegabilmente il tempo prezioso della nostra giornata. Se gli uomini non sanno approfittare della sua presenza eucaristica nei loro cuori, difficilmente potranno infiammarsi di un grande amore a Dio in altre occasioni.

La missione dell’Angelo è quella di condurci a Dio e al luogo che Lui ci ha preparato. Dio è sempre presente nel Santissimo Sacramento in Corpo e Sangue, Anima e Divinità, in ogni tabernacolo della terra. Cristo, il Verbo Incarnato di Dio, assume la forma di pane e vino per poter entrare in noi come alimento e per essere così la nostra vita e il nostro cammino verso il Padre.

In tutto questo, l’Angelo è un amico ricco di premure, un messaggero e un mediatore inviato da Dio, che deve portare le anime a questa unione personale con Lui e formarle nella magnanimità dell’amore. L’Angelo è come Giovanni Battista, che si rallegra quando sente la voce dello sposo Gesù Cristo, il cui cammino preparò e alla cui presenza si ritira con riverenza nell’anima.

Una vita spirituale consiste essenzialmente nella crescita nell’unione con Dio. Una fede che agisce attraverso l’amore è la chiave per la santità. Tutto il resto è di secondaria importanza. Esiste la tentazione di pensare: “Oh se anch’io ho avuto tali visioni celesti e apparizioni, allora di sicuro sarò un santo!”. Però né le visioni, né le apparizioni straordinarie fanno germogliare i santi, ma solo ed unicamente quella misteriosa collaborazione della nostra libera volontà con la grazia di Dio. La Divina Provvidenza ci invita tutti alla santità e dona ad ognuno di noi le grazie e i mezzi per il risultato di questa grande fine. L’imitazione di Cristo, di Sua Madre e dei santi è il cammino più sicuro verso il cielo. Quando Dio interagisce con il nostro mondo profeticamente, come fece a Fatima tramite l’Angelo e Maria Santissima, non dobbiamo dimenticare che Egli, come Dio, è sempre fra di noi in tutto ciò che facciamo e pensiamo.

Essere fra di noi in forma divina, non bastò alla urgenza del suo amore. Anche lui voleva sempre stare in mezzo a noi con la sua umanità. In ogni tabernacolo del mondo egli si trova presente in Corpo e Sangue, Anima e Divinità, amandoci, aspettandoci e desiderando che il nostro amore gli corrisponda. La terza apparizione dell’Angelo è una grande dimostrazione di questo amore di nostro Signore, egli non solo vuole restare nel tabernacolo, ma vuole anche visitare e abitare nel nostro cuore.

Secoli di Giansenismo contribuirono affinché i cuori degli uomini restassero freddi. Pochi rischiavano di ricevere la santa comunione con frequenza. Di fronte all’insistenza parziale della maestà di Dio, gli uomini dimenticarono ciò che Papa Pio X con molto tatto esprimeva: “Il desiderio di Cristo e della Chiesa è che tutti si avvicinò al santo banchetto quotidianamente, con il fine superiore che i fedeli, uniti a Cristo tramite il sacramento, ottengano da Lui la forza di resistere alle loro passioni carnali e di purificarsi dalle macchie delle loro cadute quotidiane e per evitare quei peccati che più abbattono e quelli che piega la debolezza umana, – di modo che il principale obiettivo non è che si tributi al Signore l’onore e la riverenza dovuti, o che la Santa Comunione sia amministrata come riconoscimento o ricompensa per le virtù di quelli che la ricevono. Da qui che il concilio di Trento chiama l’Eucaristia “il mezzo di salvezza, per liberarci dalle nostre mancanze quotidiane e preservarci dal peccato mortale” (Pio X, Sacra Tridentina Synodus, 20 dicembre 1905).  Queste parole del Papa Pio X ci aiutano ad arrivare ad una comprensione più profonda della ragione per cui l’Angelo, dopo i suoi insegnamenti sulle preghiere sul sacrificio come mezzo per ottenere il perdono dei peccati, porta ai ragazzini il Santissimo Sacramento dell’Altare, che è il sacramento perfetto della salvezza.

L’Angelo, dando ai pastorelli il Santissimo Sacramento, dà loro anche un insegnamento profetico sulla Sua posizione nella nostra vita spirituale. Vogliamo chiarire brevemente alcuni punti importanti.

Qui non si tratta soltanto di un intervento straordinario dell’Angelo nell’amministrare la Santa Comunione ai ragazzi – altre persone nella storia della Chiesa, come San Gerardo Maiella, ricevettero la Santa Comunione per mezzo di un Angelo – bensì che in questo caso egli dà la loro prima Santa Comunione a Francesco e Giacinta. Perché l’Angelo fa questo? Lucia aveva già ricevuto la sua prima comunione all’anno precedente. Appena glielo permisero, – nonostante sapesse il catechismo meglio di tutti gli altri ragazzini – , benché erano del parere che lei, a sei anni, fosse molto giovane per questo.

Sette anni prima, il Santo papa Pio X aveva ordinato che i ragazzini che avevano raggiunto l’uso della ragione (più o meno a sette anni) dovevano essere ammessi alla Santa Prima Comunione. Pio X dimostrò che questo doveva essere la volontà di Cristo: “Lasciate che i fanciulli vengano a me, non impediteglielo! perché se non diventerete come bambini non entrerete mai nel regno di Dio” (Mc 10,14). In qualche modo, questo decreto non era nuovo, che i bambini ricevessero la comunione era già praticato nella Chiesa antica. Il Quarto Concilio del Laterano (1215) e, anche più tardi, il Concilio di Trento, insegnarono che si doveva permettere ai bambini che fossero arrivati all’uso della ragione di ricevere la Santa Prima Comunione. L’apparizione dell’Angelo fu un segnale dell’urgenza del Cielo, che fino ad allora aveva negato la comunione ai bambini (sette secoli, dal 1215 al 1916!), e ora, all’inizio del ventesimo secolo, doveva essere introdotta e realizzata per la via più rapida. Era un grande desiderio di Papa Pio X che i bambini non venissero privati del tenero amore di Cristo nella Santissima Eucaristia, perché allora “privi di questo forte aiuto e circondati da molteplici tipi di tentazioni, potevano perdere la loro innocenza e cadere in cattive abitudini già prima di ricevere la Prima Comunione” (Cfr. Quam Singulari, 1910). In modo profetico l’Angelo effettua il decreto papale, invitando Giacinta e Francesco a ricevere la loro Prima Santa Comunione in tenera età.

È da considerare il fatto che l’Angelo dava l’eucaristia sotto le due specie di pane e vino, cioè dà l’Ostia, il corpo di Cristo, a Lucia e, a Giacinta e Francesco il calice con il Preziosissimo Sangue. Per questo possiamo dire che fu l’Angelo di Fatima che “ancora una volta” introduce nella chiesa occidentale la Comunione sotto le due specie. I riti orientali della Chiesa cattolica mantennero sempre la comunione sotto le due specie, talvolta in parte, perché quasi sempre ha sofferto di persecuzioni, mentre questo non è stato il caso della Chiesa latina. È ovviamente chiaro che riceviamo nella sua totalità Cristo, Corpo, Sangue, Anima e Divinità, in ognuna delle due specie, come insegnò sempre la Chiesa.  Se di questo volessimo cercare un fondamento simbolico, sarebbe il seguente: il pane è simbolo di vita e, per questo, una partecipazione alla vita di Cristo, mentre il sangue “che sarà versato per voi” è un simbolo adeguato del sacrificio e della morte di Gesù.

Bere dal calice di Gesù significa partecipare alla sua sofferenza. Questo simbolismo viene trasmesso dall’Eucaristia. Così l’operare dell’Angelo alla vigilia della rivoluzione comunista è profetico, poiché l’ateismo pagano del XX secolo sparge più sangue e porta più martiri in Cielo rispetto a tutte le persecuzioni messe insieme nei secoli anteriori. Il XX secolo è stato veramente il secolo dei martiri della Chiesa, per questo, possiamo guardare con ottimismo al nostro secolo ventunesimo, giacché il sangue dei martiri può solo indicare una nuova grande primavera e un rifiorire della fede e della grazia nella Chiesa.

Don Marcello Stanzione

da Pontifex.roma.it