di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale dell’8 giugno 2010

Nuovi e «agghiaccianti particolari» dovrebbero indurre a «rivedere le dichiarazioni del governo turco e le prime convinzioni espresse dal Vaticano», secondo cui l’assassino del vescovo Luigi Padovese «non avrebbe risvolti politici e religiosi». È quanto scrive Asianews, in un articolo dedicato all’inchiesta sulla morte del Vicario apostolico dell’Anatolia.

L’agenzia d’informazione dei missionari del Pime scrive che l’autopsia ha rivelato che Padovese «presentava  coltellate in tutto il corpo, ma soprattutto dalla parte del cuore (almeno 8). La testa era quasi completamente staccata dal tronco, attaccata al corpo solo con la pelle della parte posteriore del collo».

Il prelato è stato accoltellato in casa, ha trovato la forza di uscire e sulla soglia è crollato. L’assassino ha quindi infierito sul corpo, tagliandogli la testa. «Testimoni affermano di aver sentito il vescovo gridare aiuto. Ma ancora più importante, è che essi hanno sentito le urla di Murat subito dopo l’assassinio. Secondo queste fonti, egli è salito sul tetto della casa è ha gridato: “Ho ammazzato il grande satana! Allah Akhbar!”. Questo grido coincide perfettamente con l’idea della decapitazione, facendo intuire che essa è come un sacrificio rituale contro il male». «Ciò mette in relazione l’assassinio – fa notare Asianews – con i gruppi ultranazionalisti e apparentemente fondamentalisti islamici che vogliono eliminare i cristiani dalla Turchia».

L’agenzia del Pime, commenta: «Davanti a questi nuovi e agghiaccianti particolari sono forse da rivedere le dichiarazioni del governo turco e le prime convinzioni espresse dal Vaticano. Fermo restando che, come ha detto Benedetto XVI nell’aereo in viaggio per Cipro, questo assassinio “non può essere attribuito alla Turchia e ai turchi, e non deve oscurare il dialogo”».

Asianews chiede che l’inchiesta delle autorità turche «proceda e approfondisca» i possibili legami dell’omicida Murat Altun, «con organizzazioni dello “Stato profondo”, che sfuggono anche al governo turco». Appare infatti sempre meno difendibile la presunta infermità mentale dell’autista ventiseienne. Ercan Eris, l’avvocato della Chiesa cattolica, sostiene che l’omicida non può essere diventato depresso in un giorno e che non esiste nessun rapporto sanitario che lo dichiari tale. «Ormai – scrive l’agenzia del Pime – è certo che il giovane è sano di mente. Non c’è alcun certificato medico che attesti la sua invalidità mentale. Negli ultimi tempi egli stesso diceva di essere depresso, ma ormai si pensa che questa fosse tutta una strategia per potersi difendere in seguito».

Secondo voci nella polizia, sembra che Murat stia offrendo una nuova giustificazione del suo gesto: «Padovese – scrive Asianews – sarebbe un omosessuale e lui, Murat, sarebbe la vittima, “costretta a subire abusi”. L’uccisione del vescovo non sarebbe un martirio, ma un atto di “legittima difesa”». Ma, secondo l’analisi dell’agenzia di informazione, si tratterebbe di «un’evoluzione delle organizzazioni dello “Stato profondo”» che mirano sempre più in alto e offrono spiegazioni per confondere l’opinione pubblica.

Ieri si sono svolti a Iskenderun i funerali del presule, una seconda cerimonia si svolgerà a Milano, in Duomo, il 14 giugno.