di Fareed Khan
In un vertice – voluto dal governo – con il Comitato parlamentare permanente, cristiani e attivisti hanno chiesto la “cancellazione” della norma. Funzionari governativi incontreranno personalità musulmane, cattoliche e attivisti per promuovere un percorso comune. L’ala fondamentalista invoca “inchieste” e punizioni contro chi combatte per abrogare la legge.

Islamabad (AsiaNews) – Abolizione totale della legge sulla blasfemia in Pakistan. È quanto hanno chiesto delegati cristiani e membri della società civile, in un incontro con il Comitato parlamentare permanente il 6 novembre scorso a Islamabad. L’incontro è stato organizzato su iniziativa del governo pakistano, che ha chiesto “suggerimenti” a cristiani e attivisti per migliorare i diritti delle minoranze. “Un passo positivo”, commenta un attivista cristiano ma “il cammino è ancora lungo”.
Mehboob Sada, direttore del Centro di studi cristiano (Csc), fra i partecipanti al vertice, sottolinea ad AsiaNews “la mozione comune di cristiani e membri della società civile” volta a “cancellare la legge sulla blasfemia”. Introdotta nel 1986 dal dittatore Zia-ul-Haq, la norma punisce con il carcere a vita o la condanna a morte chi dissacra il Corano o ingiuria il nome del profeta Maometto ed è divenuta un pretesto per colpire le minoranze religiose del Paese.
L’attivista cristiano (nella foto) spiega che essi hanno ribadito al presidente del Comitato parlamentare permanente che “il Pakistan non ha bisogno di questa legge” che ha causato “danni alla vita e alle proprietà delle persone” oltre a “dare una cattiva immagine del Paese all’estero”. Una legge, aggiunge Sada, in base alla quale “sono state aperte 5 mila inchieste contro persone di fedi diverse”.
Secondo il direttore di Csc è necessario: attuare cambiamenti nei libri di testo, nei programmi scolastici, usare i media ed eventi interconfessionali per promuovere il dialogo. Solo così si rafforzerà “il rispetto per le figure sacre” dell’islam senza il bisogno di una legge infamante, foriera solo di violenze e persecuzioni. Mehboob Sada aggiunge che il Comitato parlamentare terrà una serie di incontri con personalità musulmane, vescovi cattolici e politici, per raccogliere altri suggerimenti. “Sarà un cammino lungo – conferma – ma, nel complesso, è un buon passo in avanti”.
Egli ribadisce che “esiste un’influente lobby islamica” nel Paese,contraria alla cancellazione della norma sulla blasfemia. Questi gruppi estremisti “hanno protestato” e chiesto l’apertura di “inchieste con l’accusa di blasfemia” contro quanti “hanno parlato in modo negativo della legge e ne hanno chiesto l’abrogazione”.
“In questo momento – conclude Mehboob Sada – il governo è debole a causa delle pressioni esercitate dai fondamentalisti”. Ma se troverà il “coraggio di proseguire in questa direzione”, potrà riportare il Paese “agli inizi degli anni ’80, prima che la norma venisse introdotta”.