Paragone tra la situazione del Belgio e della Francia con quella di Gran Bretagna, Italia, Germania, Austria, Olanda, Spagna, Danimarca e Svizzera
Alexandre Del Valle (Geopolitico)

Paragoniamo adesso la situazione belga e francese con quella di 9 altri paesi membri  dell’Unione europea: Germania, Austria, Danimarca, Spagna, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi e Svizzera. Osserviamo che in nessuno di questi sono state avviate norme nazionali in materia di diritto o divieto di indossare il burqa in luoghi pubblici. In Germania, Gran Bretagna e Paesi Bassi, i divieti sono di portata limitata (motivi di sicurezza e identificazioni in casi ristretti).

In tutti i paesi europei, l’idea o le proposte di divieto del burqa nei luoghi pubblici ha suscitato forti polemiche. Nei Paesi Bassi, il governo sta pensando di vietare nei trasporti pubblici. In Italia la Lega Nord (a destra) ha introdotto una legge per vietare il burqa (con pesanti multe e pene detentive sospese …), mentre in Danimarca, l’Università di Copenhagen University sollecitata da una commissione governativa ha proposto diverse misure di divieti. In Gran Bretagna dal 2007, è possibile vietare il velo integrale solo per motivi di sicurezza. Tuttavia, al momento, nessun paese europeo ha “risolto il problema” del burqa con una legge di portata nazionale. Al contrario, a livelli inferiori (enti locali o servizi pubblici), esistono  una moltitudine di leggi e decreti che prevedono divieti parziali. E già ad esempio il caso della Francia che applica una legge del 15 marzo 2004 che vieta di indossare i « simboli religiosi ostentatori » nelle scuole, legge che rafforza la « circolare Bayrou» deglia anni 90. Invece di leggi generali, nella maggior parte dei paesi europei, stiamo assistendo alla proliferazione di “divieti settoriali” e “locali”. I divieti relativi alle amministrazioni sono settoriali, mentre i “divieti locali” sono a iniziativa delle autorità locali. Così, un funzionario dello Stato, o un direttore di un ente pubblico può vietare il velo integrale per motivo di non nascondere il volto in pubblico. Questo è già il caso del Belgio, in cui un comune può vietare il velo integrale nei luoghi pubblici (ordine di polizia). Allo stesso modo, l’uso di simboli religiosi “vistosi” è stata vietata in alcuni istituti scolastici del Regno belgio. In Germania, spetta alla Confederazione la decisione di divieto (a seguito di una decisione della Corte costituzionale federale del 2003).
In Germania, i Lander possono regolare l’uso del velo in nome dell’obbligazione di non essere mascherato nelle scuole pubbliche. Nei Paesi Bassi gli accordi “settoriali” permettono di vietare parzialmente il burqa o il Niqab per gli stessi motive di ordine pubblico e identificazione.

In Italia, alcune città hanno deciso di vietare il burqa in uno spazio pubblico, come a Varallo Sesia (Piemonte), guidata da un sindaco appartenente alla Lega Nord, o a Monttegro Terme (Padova), dove il burqa è vietato per le strade, o anche come a Novara, dove il sindaco Massimo Giordano ha avuto il coraggio di multare una donna velata integralmente malgrado le accuse d’intolleranza della sinistra. Ricordiamo che in Italia, il fatto di indossare un velo integrale in uno spazio pubblico è proibito per una legge del 1931 che impedisce di camminare per la strada col viso nascosto e sopratutto da una legge del 1975 e da un regolamento del 2004. Ma alcune aministrate multate perchè indossavano il Burqa in pubblico hanno contestato la proibizione affermando che non è valida in caso di velo per motivo religioso, perchè in questo caso non si tratterebbe di una maschera… ma di un segno non sanzionabile di religiosità consentito dalla legge italiana che tollera il fatto religioso e riconósce il ruole della fede e dei segni religiosi anche nello spazio pubblico. Molti menzionano anche il principio giuridico crescente dell’ »attenuante » denunciato con ragione dall’Onorevole italo marocchina Suad Sbaï. Un principio di “attenuante religiosa” che è stato disgraziatamente e stranamente confermato dal Consiglio di Stato (che lascia pero’ aperto un divieto basato su altri criteri). Nello stesso modo, in è funzione dell’ »attenuante religioso », nel 2007 in Germania, una donna completamente velata ha rifiutato di testimoniare al Tribunale. In Austria, nel 2008, un’altro imputato che non voleva togliere il velo era stato espulso dal Tribunale. In Danimarca e in Austria, i Partiti populisti hanno presentato disegni di legge non ancora accettati e mai discussi in Parlamento. In Francia, il Primer Francois Fillon ha confermato che la “pratica di indossare il velo integrale contradisce le nostre concezioni aperte della vita in società. In una democrazia, non si vive nascosti. Ecco perché abbiamo deciso con il presidente di legiferare in primavera “, ha detto il primo ministro in presenza di mille e cinquecento militanti riuniti alla fiera UMP di Nantes due settimane fa in un contesto di dibattito passionato sul velo integrale in Francia. Nell’esagono, il Ministro e grande amico di Sarko, Brice Hortefeux ha proposto di togliere la cittadinanza francese a un algerino recentemente naturalizzato francese per matrimonio, che aveva quettro donne fra cui una francese convertita che è stata multata perchè guidava la machina col velo integrale. Il famoso Eric Besson, ministro dell’Immigrazione e dell’Identità nazionale aveva già giustificato il rifiuto di dare la cittandinanza francese a una persona che indossava il velo intergrale, affemando che il velo e la nazionalità francese sono « incompatibili ». In quest’ambito, il ministro ex-socialista sarkozista ha già avviato in febbraio passato un decreto che permette di rifiutare la nazionalità francese alle donne integralmente velate. Ma non è del tutto la prima volta che la cittandinanza francese è rifiutata a causa dell’indosso del burqa o del niqab. Già nel giugno 2008, il Consiglio di Stato francese aveva emesso una decisione che conferma il rifiuto di naturalizzare una donna marocchina che indossava il velo integrale, pretestando che è “una pratica radicale della religione incompatibile con i valori fondamentali della società francese “. A criticare più violentemente tale misure, è stato il Nuovo partito anticapitalista trotskista del Postino Alain Besançennot, il NPA,  chiamato da alcuni dettratori il « Nuovo Partito di Allah » in Francia perchè strategicamente schierato con gli « oppressi » islmaici difensori del velo integrale. E quindi che i militanti del NPA hanno organizzato delle manifestazioni nelle strade sfilando con il burka per protestare contro la « decisione vergognosa » di Besson di rifiuatare la cittandanza francese alle donne col Burqa… In Canada, il governo federale canadese sembra di dare il benvenuto, come in Francia o in Belgio, ad un progetto di legge per regolare il velo integrale, mentre il governo dello Stato federato del Quebec presenta una legge di divieto del niqab o del burqa nei servizi pubblici.