Il caso deprecabile dell’ assassinio del vescovo italiano in Turchia, ha riportato alla luce in problema delle non facili relazioni tra cattolici e islamici, specie in paesi come la Turchia. Un problema davvero molto serio e da affrontare con calma e senza isterismi. Ne abbiamo parlato con il professor Massimo Introvigne, sociologo tra i più affermati, esperto serio e competente di questioni religiose, insomma una vera autorità, al quale prestare la massima attenzione, le sue analisi risultano nella maggior parte dei casi, indovinate e veritiere. Professor Introvigne, in tutta sincerità, per quanto riguarda il Vescovo Padovese trucidato, condivide la pista del pazzo squilibrato?: ” che in fondo possa esserci un elemento di pazzia, é possibile. Voglio dire che trovare uno squilibrato é facile, specie se esaltato. Ma la mia sensazione é che fosse un gesto preordinato e già messo in conto, figlio di quel fondamentalismo islamico presente un poco …

… dappertutto”. Resta il fatto che la Santa Sede stia tenendo un tono soft sul tema: ” questo é innegabile e qualche organo di stampa ha chiesto il perché e ha lanciato qualche frecciatina, compresa un’ agenzia cattolica. Comprendo la indignazione che é del tutto giustificata, ma talvolta, occorre fare prevalere il realismo sulla emotività”.

In che senso?: ” la diplomazia della Santa Sede ha sempre o quasi visto giusto e a mio avviso, lo sta facendo anche ora. Strillare e alzare i toni serve a poco e solo ad esasperare gli animi e non ne ricaveremmo nulla. In fondo pensare di cambiare da un giorno all’ altro le cose in Turchia ha solo dell’ utopia e non delle concrete possibilità. Bisogna rassegnarsi che per molto tempo ancora il governo e l’ andazzo sarà quello e che pertanto con le urla non si ricava nulla e allora meglio limitare i danni”.

Dunque lei pensa che la Santa Sede abbia volutamente tenere i toni bassi: ” ritengo di sì, e lo ribadisco, apprezzo questa liena che non sempre viene facilmente compresa specie sotto l’ aspetto della emotività che é anche giusta, intendiamoci. E’ doloroso vedere un vescovo o comunque un cristiano morire in quel modo, ma nelle cose della diplomazia bisogna saper calcolare in una sapiente analisi, costi e benefici”.

Che cosa intende dire?: ” la vita dei cristiani in alcuni paesi  islamici si protrae in condizioni difficili e molto problematiche. Non é per nulla comoda e la paragono a uno che  cammina in una polveriera con una fiammifero acceso, basta davvero poco a fare scoppiare un incendio o una esplosione. Pertanto penso che la Santa Sede nel voler mantenere i toni bassi, salve sorprese, ha soppesato queste reali e concrete conseguenze e le ripercussioni sui cristiani che vivono in quei posti ed ha scelto il male minore”.

Il Papa ha usato per gli islamici il termine fratelli, condivide?: ” so che qualche vescovo ha un poco mugugnato e pur rispettosamente nei loro confronti, la penso diversamente e sono in sintonia col Papa. Ovvero, anche gli islamici sono figli di Dio e come tali  nostri fratelli. Pensi che lo sono persino Oddifreddi e la Bonino, siamo in ottima compagnia”.

Bruno Volpe

da Pontifex.roma.it