di Tommaso Scandroglio da La Bussola Quotidiana

Il 22 febbraio scorso Clare Daly, esponente del Partito Socialista, ha presentato alla Camera Bassa del Parlamento irlandese un disegno di legge dal titolo: “Interruzione di gravidanza in caso di rischio per la vita della gestante”. Finora soltanto sei membri della Camera hanno apertamente appoggiato il disegno di legge che quindi certamente non passerà al voto del 18 e 19 aprile prossimi. Per quale motivo? Perché in Irlanda è già consentito abortire in stato di necessità, cioè se c’è pericolo per la vita della donna.

E’ quanto mai intuitivo che anche lo stesso Daly è a conoscenza che la sua proposta 
è sostanzialmente una fotocopia della normativa già vigente, ma ha deciso ugualmente di portarla in Parlamento al fine di riaccendere la discussione sull’aborto proprio in occasione della recente costituzione del Gruppo dei 14 saggi avvenuta il 13 gennaio scorso. Chi sono questi 14 saggi?

Il 16 dicembre 2010 la Corte Europea dei Diritti dell’uomo (CEDU)
 si era pronunciata sul caso di tre donne che erano state “costrette” ad andare in Inghilterra ad abortire perché in Irlanda l’aborto è vietato. Infatti la Costituzione irlandese all’art. 40, terzo comma, afferma: “Lo Stato riconosce il diritto alla vita del bambino non nato e, con la dovuta considerazione per il pari diritto alla vita della madre, garantisce nelle sue leggi il rispetto, e nella misura del possibile, tramite le sue leggi, la difesa e la rivendicazione di tale diritto”. Quindi come si accennava poc’anzi l’unico caso contemplato per accedere alle pratiche abortive è quello in cui la madre rischia la vita nella prosecuzione della gravidanza. 

Come si pronunciò la Corte? In modo ambiguo. Da una parte affermò che la Convenzione Europea dei Diritti Umani non sancisce un “diritto umano all’aborto”, ma dall’altra accolse il ricorso di una delle tre donne la quale era stata ammalata di tumore e temeva che la gravidanza potesse far ritornare il male. Un caso che secondo i giudici poteva rientrare nell’unica ipotesi prevista per abortire dal governo irlandese.

La Corte non si fermò qui ma andò oltre. 
Trovandosi intrappolata tra l’incudine della Costituzione irlandese fortemente pro-life e il martello delle sirene europee pro-choice invitò caldamente il governo irlandese a chiarire meglio le modalità attraverso cui una donna potrebbe abortire nel caso in cui fosse in pericolo di vita. Oltre a ciò si aggiunse anche l’uscita dello svedese Thomas Hammarberg, commissario dei diritti umani per il Consiglio d’Europa, il quale nel giugno del 2011 invitò anche lui il governo ad essere “più coraggioso” chiarendo meglio le modalità e i tempi attraverso cui le donne potevano ricorrere all’aborto. 

Ovviamente la pressione europea non mira tanto alla specificazione più dettagliata della legislazione vigente in materia di aborto, dato che questa in buona sostanza lo vieta, ma persegue lo scopo di rendere meno restrittiva la normativa attuale.

Al fine di assecondare le direttive della CEDU il ministro della Salute James Reilly
 costituì lo scorso mese un’equipe di 14 saggi perché stili una sorta di linee guida per le donne che vogliono abortire paventando un pericolo di morte. Quello che preoccupa è l’orientamento di alcuni suoi membri. Il presidente del Gruppo è il giudice Seàn Ryan, già presidente del Child Abuse Commission, organo che ha avuto il compito nel 2009 di indagare su casi di abusi a danno di minori perpetrati all’interno di ambienti cattolici e su il cui operato si sono addensate serie critiche dato che l’intento palese era stato quello di portare alla sbarra non tanto i singoli colpevoli ma la Chiesa d’Irlanda nella sua interezza. Poi c’è Deidre Madden la quale ha sostenuto apertamente che “l’embrione non è ancora persona”. Infine Ailish Nì Riain che ha definito i nascituri “contenuti dell’utero”.

Insomma niente di buono c’è da aspettarsi dal report di questa commissione
: il rischio molto probabilmente sarà quello di allargare le attuali maglie della legislazione irlandese in materia di accesso all’aborto.

Ecco allora che il disegno di legge di matrice socialista mira solo a non far scemare l’attenzione
massmediatica sui lavori di questa commissione che entro agosto dovrà fornire un suo responso al governo, parere non vincolante ma sicuramente capace di influenzare le coscienze di molti parlamentari e di molti cittadini.