La violenza ha invaso anche la regione di Ninive

KÖNIGSTEIN, mercoledì, 30 settembre 2009 (ZENIT.org).- I cristiani iracheni stanno iniziando ad abbandonare l’unica zona in cui pensavano di essere al sicuro – la loro antica patria nelle pianure di Ninive.

Secondo i rapporti del clero del nord del Paese, negli ultimi mesi si è verificata un’emigrazione lenta ma costante dai villaggi e dalle città nei pressi di Mosul, dove i fedeli sono presenti fin dai primi secoli del cristianesimo.

Tutto, riferisce l’associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), avviene dopo gli avvertimenti di un altro attacco alla Chiesa atteso subito dopo le elezioni del gennaio prossimo.

Padre Bashar Warda ha affermato che i cristiani nella regione di Ninive stanno iniziando a sentirsi minacciati dalla mancanza di sicurezza che ha colpito tanti fedeli in molte altre parti dell’Iraq.

Secondo il sacerdote, anche se è difficile presentare stime precise, i villaggi totalmente cristiani della regione di Ninive perdono 30 o 40 fedeli al mese, a volte anche di più.

Questi numeri sono ancora più preoccupanti se si considera che i villaggi quasi totalmente cristiani sono il luogo in cui si sono rifugiati i fedeli che si sentivano minacciati in altre zone del Paese. Dopo l’ondata di propaganda e attacchi anticristiani a Mosul dell’anno scorso, infatti, molti si sono trasferiti nella regione di Ninive.

Padre Warda, rettore del Sdeminario maggiore di St Peter ad Ankawa, fuori Erbil, la capitale provinciale del nord curdo dell’Iraq, ha osservato che ci si attende un aumento dell’emigrazione da Ninive dopo che una famosa dottoressa è stata rapita in casa propria a Bartala, una delle più importanti città della zona.

Mahasin Bashir, ginecologa, è stata liberata questa domenica a Baashiqa, a circa 10 chilometri da Bartala. Il rapimento, secondo padre Warda, “ha avuto forti ripercussioni” nella zona, che di recente non aveva subito sequestri, esplosioni e altri incidenti.

Un’escalation della violenza in seguito alle elezioni del 2010 potrebbe avere conseguenze catastrofiche per la sopravvivenza della Chiesa e porterebbe ancor più fedeli ad abbandonare il Paese, ha avvertito il presbitero.

Secondo le ultime stime, i cristiani iracheni, che nel 1987 erano 1,4 milioni, sarebbero ormai meno di 400.000.