Torna la paura fra i cristiani in Iraq. Nove chiese sono state colpite in questi giorni tra Baghdad e Mosul. Dopo un periodo in cui è sembrava che anche la situazione si stesse lentamente normalizzando, una nuova serie di attacchi tornano a colpire al cuore la minoranza cristiana del Paese. Non a caso in coincidenza con l’inizio del ritiro delle truppe americane dall’Iraq Chiese cattoliche caldee e altre ortodosse sono state colpite da ordigni fra sabato 11 e domenica 12 luglio. Le bombe sono esplose al di fuori degli edifici, recando danni e spaventando i fedeli usciti dalle celebrazioni domenicali.

Le chiese nel mirino sono quella caldea intitolata alla Vergine Maria a Baghdad, con 4 vittime e numerosi feriti, e quelle caldee di San Giorgio, San Giuseppe lavoratore, San Giacomo, San Matteo, del Sacro Cuore, oltre alla chiesa siro-orotodossa di san Pietro e Paolo e a quella assira di Santa Maria. Inoltre è stata colpita una chiesa siro-cattolica a Mosul. Secondo la polizia, gli attentatori sarebbero legati ad al-Qaeda. In questo modo vengono confermate di fatto le dichiarazioni che a più riprese in passato i vescovi iracheni hanno rilasciato ai media, secondo le quali “forze oscure straniere e non iracheni” sarebbero in azione per destabilizzare il Paese. Per evitare ulteriori attacchi a Mosul le autorità hanno imposto il coprifuoco. I cristiani in Iraq sono circa 500.000, una piccola minoranza in un paese di 28 milioni di persone, a larga maggioranzamusulmana.

Dalla caduta del regime di Saddam Hussein le comunità cristiane dell’Iraq sono state oggetto di una serie numerosa di attacchi. I più gravi hanno avuto luogo nell’agosto del 2004, con quattro attentati a Baghdad e due a Mosul (nel nord del paese) che causarono almeno almeno 10 morti e 50 feriti. Tra le chiese colpite, anche la San Joseph. Il 16 ottobre dello stesso anno cinque attacchi vennero messi a segno nell’arco di poco meno di due ore contro cinque chiese nell’area di Baghdad. Gli attentati non provocarono vittime, ma danneggiarono gravemente alcuni degli edifici.

Negli anni del regime di Saddam Hussein, i cristiani in Iraq godevano di una relativa libertà, tanto che alcuni di loro arrivarono anche ad avere incarichi importanti, come il vicepremier Tareq Aziz. Alla fine degli anni ’90 erano oltre un milione, sparsi in tutto il Paese e soprattutto al Nord. Ora, secondo varie stime, sono meno di 500 mila.

Dopo la guerra, sono iniziati gli attacchi indiscriminati, in particolare nella città settentrionale di Mossul, dove lo scorso anno molte migliaia di famiglie cristiane sono state costrette ad andarsene. Una fuga per la quale Benedetto XVI ha espresso «allarme e grande sofferenza».

Mons. Najim: «Vogliono far sparire i cristiani dall’Iraq». «Vogliono far sparire i cristiani dall’Iraq». Così mons. Philip Najim, Procuratoredella Chiesa Caldea presso la Santa Sede, commenta al sito “Baghdadhope” la serie di attacchi che ieri ha colpito 6 chiese a Baghdad causando due morti e decine di feriti secondo le prime stime non ufficiali. Per mons. Najim, infatti, “il colpire i luoghi di culto dopo le celebrazioni della domenica pomeriggio è prova del fatto che chiunque sia stato è un senza Dio, qualcuno che non rispetta l’essere umano inquanto creatura di Dio, il Dio di tutte le religioni”.

Lo schema degli attentati, in effetti, è identico a quello usato già altre volte, per esempio negli attacchi del 1 agosto 2004, anche all’epoca, combinati, di domenica e dopo le funzioni: “È chiaro – spiega – che non si tratta di episodi legati alla resistenzacontro un invasore ma di un processo violento che mira a rallentare lo sviluppo del Paese, la sua pacificazione. Si vuole un Iraq debole, sottosviluppato, che con la scomparsa della sua componente cristiana perderebbe una parte importante della società cui sempre i cristiani hanno contribuito con il loro sapere e la loro funzione stabilizzatrice”.

Mons. Warduni: «Come l’inferno». L’attentato con autobomba che ieri a Baghdad ha ucciso quattro persone all’esterno di una chiesa di Baghdad è stato compiuto «subito dopo la fine della santa messa quando i fedeli si apprestavano a uscire dalla chiesa». Lo afferma Monsignor Sleimon Warduni, vescovo ausiliare cattolico di Baghdad.

«Avevo appena terminato di officiare la messa ed ero entrato nel mio ufficio quando l’inferno è sceso sulla terra» prosegue Warduni, ricordando «le grida dei bambini, il fuoco e il fumo scatenatisi subito dopo l’esplosione» di un’autobomba all’esterno della chiesa di Notre Dame, in via Palestina, nel
quartiere orientale della capitale.

Dei quattro morti, aggiunge il prelato iracheno, «due erano giovani appena usciti dalla chiesa», mentre tra i circa venti feriti si contano «due elementi del coro locale e due diaconi».

da Avvenire